Albini Augusto

ALBINI   Via Augusto Albini

Targhe: via Augusto Albini – ammiraglio scrittore – 1850-1909   San Pier d’Arena – via – Augusto Albini

 

angolo via N.Daste

 

angolo via G.Buranello

Quartiere antico: Coscia

  

Carta di M.Vinzoni del  1757. In blu: villa Imperiale-Scassi;  in celeste villa Grimaldi; in giallo villa Lercari-Sauli la Semplicità. In verde ipotetico tracciato di via Augusto Albini.

N° IMMATRICOLAZIONE:  2703

da una carta aggiornata al 1998.

UNITÀ URBANISTICA:  26 – SAMPIERDARENA

CODICE INFORMATICO DELLA STRADA – n°  :  00940

CAP:   16149

Parrocchia:  Santa Maria della Cella

Storia della strada: esisteva già in epoca Rinascimentale: visibile nella carta del Vinzoni del 1757 -e fino ancora nel 1850 – che era un sentiero-carrettabile che congiungeva la strada principale, al mare, iniziando a ponente della villa-abbazia  di Nicolò Grimaldi eretta su residue fondamenta quattrocentesche. Oltre la casa, e verso il mare, la proprietà, centrata da un corso d’acqua circondato da orti fecondi, anonimamente arrivava sino alla spiaggia. Oggi,  dei terreni a mare di via G.Buranello – e dei quali sempre oggi è prosecuzione naturale la via A.Raffetto – erano in linea diretta anche se ferrovia e via G. Buranello hanno sfalsato la direttrice. Dalla seconda metà del 1800 i mutamenti storici favorirono lo sconvolgimento dei giardini e degli orti destinando il loro uso al fine di edilizia popolare e delle ville stesse destinate a sedi di industrie. Così, affiancata da case o fabbriche, inizialmente fu intestata “via Goito” (si presume negli anni a cavallo tra 1800 e 1900). Nel 1926 avvenne l’aggregazione amministrativa della città di SPd’Arena con Genova, e per evitare doppie indicazioni stradali, quelle eguali della periferia vennero cambiate; fu scelta la attuale titolazione, ma la delibera definitiva fu firmata dal podestà il 19.8.1935. In questa data – ed ancora nel 1940 –  la strada collegava via II Fascio d’Italia=via G.Buranello con via Mercato= via N. Daste.

Il Pagano 1950 segnala al civ. 4 r. la ‘trattoria della Vittoria’ di Troio Maria.
Nell’anno 2000, una targa era in marmo, uguale a quella ora nel sottopasso ferroviario ma con inciso, nell’angolo in basso a sinistra, “già via Goito”. Ora sono ambedue di plastica e lo scritto è stato eliminato.

Struttura: le targhe, quando erano in marmo, portavano inciso la scritta “già via Goito”; scritta che è scomparsa con la sostituzione con targhe di plastica. Senso unico viario da via G.Buranello a via  N.Daste. Strada comunale carrabile, lunga m.111,35 e larga 4, con due marciapiedi larghi  m. 0,72. Un cartello in via G. Buranello avverte «in periodo scolastico è divieto di transito dalle ore 7,45 alle ore 8,30 e dalle ore 12,15 alle ore 13,20».
Le case sono tutte con facciata liscia senza terrazzi, tipico di quelle popolari di fine 1800-primi 1900 (quando invece quelle più signorili sono decorate esteriormente da fregi liberty , i più in post liberty). I civici vanno in crescendo, da via Buranello a via Daste, e sono pressoché tutti quelli pari sul lato di ponente della strada.
Nel 1928 la guida Costa segnala al civ. 4 Vallino Giovanni ha osteria– 18 r Fossati Clotilde lattaia–20 r Vallino Francesca con drogheria –30 r Ottonello Stella vende commestibili– 32 r Lodigiani Domenico vende carni suine — 34 f.lli DeBarbieri Lorenzo e Salvatore, negozianti in carta e cartoni — 34 Ar Guerrieri Celestino vende macchine per cucire– 36 Dellepiane Giulio vende acque gazzose.  In questa data il pastificio Reborasi apriva in via generale A.Cantore. Negli anni prebellici 1930-40, la strada era di maggior transito pedonale di oggi, e quindi più ricca di negozi, tra i quali vengono ricordati anche una trattoria, un fabbro ed una friggitoria. Aveva un ristorante Tiberti Givanni al 4r; carbonaio Bertorello Luigia al 10 r; fabbro Pasqualato Antonio al 16r; parrucchiere Meloncelli Natale; latteria Pero Antonietta al 30 r; commestibili Ottonelli Stella al 36 Ar. Il Pagano 1950 segnala al civ. 4 r la ‘trattoria della Vittoria’ di Troio Maria.
Il civ. 1 fu eretto nel 1971, dopo aver demolito il palazzo precedente nel 1969. Nell’ott.1972 fu eretta al bordo della strada lungo la nuova costruzione, una recintazione totale (auto e pedoni) suscitando le proteste degli abitanti per l’impossibilità di raggiungere la piazza vicina con i suoi servizi (mercato e coop) e con petizione al Sindaco ed al CdC; la prima risposta dell’ass. all’urbanistica fu di proposta di rimozione -ritenendola abusiva-; cosa che poi non risultò vera essendo stata autorizzata dall’assessore stesso; e pertanto legalmente costruita.  La diatriba si concluse nel 1980 con un nulla di fatto, cosicché la cancellata è ancora presente.
Civv.da 1r a 37r non esistono più. Collocati sul lato a levante della strada, ora confinano con la piazza Treponti ed il lato palazzo dai quali è separata da una grata.
Civ. 39 r e 41 r, sono aperture, tipo vetrine e, nel 2007, chiuse; posizionate nella facciata laterale-a ponente della villa Grimaldi che si apre in piazza Treponti- (il 41r con due alti scalini e,)  furono ristrutturate nel 1982.
Civ.14 r: l’intervallo tra due palazzi, fatto a ponte, è sovrastato la una grossa nicchia con Madonna di età tardo ottocentesca.

Dedicata: all’ammiraglio genovese, nato il 30 luglio 1830 dal conte Giuseppe (di stirpe nobile ed  ufficiale superiore della marina sarda; col grado di ammiraglio, ebbe sotto di sé come comandante di una fregata, Giorgio, il padre del Goffredo Mameli)  e da Raffaella Ornano. Entrato undicenne nel collegio genovese della Marina Sarda ne uscì  diciassettenne col grado di guardiamarina e prese parte alla prima azione bellica nelle acque dell’Adriatico col blocco del porto allora austriaco di Trieste (1848-9). A ventiquattro anni, partì per la Crimea come sottotenente di vascello ed ebbe modo di dimostrare il suo valore nel viaggio di ritorno (1857), salvando la vita ad alcuni marinai rapiti dal mare in tempesta: il gesto gli valse una medaglia d’argento al V.M..  Altrettanto gli fu conferito dopo la presa di Ancona, ed una terza fu proposta dopo l’assedio di Gaeta nel periodo risorgimentale (1859-61): in questi anni, arruolato sulla cannoniera “Confienza”, per il particolare valore, la medaglia gli fu commutata nell’alta onorificenza della croce di cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia. Nel periodo 1842-55  era contrammiraglio nella marina sarda un Giuseppe Albini, -non sappiamo se parente- che fece anche pubblicare per la prima volta le tavole del  “ Portolano della Liguria” con carta generale del mar Ligure. Andato più volte in missione diplomatica, anche come addetto navale a Londra (1862-72), (in un momento di grande sovvertimento della navigazione: dal legno al ferro; e soprattutto  nell’armamento delle navi), per meriti fu poi promosso direttore delle artiglierie e torpedini al ministero della Marina (1876-86) divenendo contrammiraglio (1881). Fu per suo  consiglio che la Duilio fu dotata di più potenti artiglierie, capaci di forare le ususali corazze. Erano anni in cui la Marina sarda dipendeva in tutto per tutto dalla Gran Bretagna (vedi per noi il Taylor, MacLaren, ecc.) essendo assente sul mercato interno una cantieristica militare italiana; Saint Bon era stato investito dell’onere di rinnovare tutto l’intero settore navale e dovette affiancarsi di validi collaboratori al Ministero della Marina, come B.Brin ed il Nostro. Il conte, fu messo a riposo nel 1886 col grado di contrammiraglio.
La comune amicizia che lo legava a Benedetto Brin – ministro della Marina – gli procurò spesso l’incombenza di fare da intermediario tra i tecnici ed i politici  su questioni di potenziamento della marina militare: questo lo avvicinò all’ambiente politico, facendosi eleggere deputato nel collegio di Spezia (1880), e di Chiavari nella legislatura successiva, divenendo   infine senatore (nov 1891). È ricordato pure per numerose invenzioni:
– la prima nave-ariete corazzata, chiamata l’ “Affondatore”;
– la carabina Albini (che -1867-perfezionò il famoso Enfield  inglese, chiamato poi semplicemente “A”, ed adottata dalla marina italiana;
– il primo affusto per cannoni (fu adottato dalla fabbrica Hotchkiss per cannoni da 75mm, 74mm a tiro rapido, 47mm a tiro rapido), per navi, muniti nell’affusto di cilindro di glicerina deformabile e quindi capace di assorbire la controspinta con minore ripercussione sull’assetto del natante: adottato dalla marina italiana ed inglese (1876). Su Militaria si precisa che gli si deve riconoscere il merito, progetto del 1874, dello speciale affusto automatico a freni idraulici (vedi foto), composto da una base girevole alla quale in linea con l’affusto è incernierato da dietro il braccio reggente la canna e dal davanti il cilindro-freno. Lo sparo tende a sollevare il cannone, ma sia esso che il rinculo sono ammortizzati dal freno le cui valvole, finita la spinta dello sparo, si aprono permettendo – in virtù della gravità – il ritorno alla posizione iniziale.
– nel 1896 fu usato in Africa  un cannone-automobile di sua invenzione giudicata ‘sconvolgente’: tiro rapido, sia avanzando che ritirandosi, non dovendo staccare l’avantreno; assenza del rinculo e possibilità di essere portato sia trainato sia autonomo come veicolo a motore; munito di schermo protettore degli inservienti che potevano essere solo due, tanto semplici erano le manovre da eseguirsi.
Negli ultimi anni di vita, divenne anche presidente del consiglio di amministrazione dell’Ansaldo-Armstrong & C. (le due società si erano unite in accordo di reciproca collaborazione nel 1903, per cui l’inglese doveva fornire corazze ed artiglierie da integrarsi nella produzione dell’Ansaldo ed essere completi e competitivi sul mercato. L’accordo finì nel 1912 quando la consociata inglese non riuscì a stare ai patti): nel 1905 partecipò all’organizzazione delle due società alle varie Esposizioni internazionali (nel 1906 all’Esposizione del Sempione di Milano, nata come rassegna dei mezzi di trasporto, S.Pier d’Arena – unico espositore municipale -, e l’Ansaldo in particolare, ebbero a fronte di tanti altri  un proprio granitico paglione). Pubblicò  anche molti studi di alto livello tecnico, e dipinse quadri con squisito senso del bello. Morì a Roma il 3 giugno 1909.

cannone Hotchkiss a tiro rapido da 47 m/m su piedistallo, con affusto di Albini

da via N.Daste, verso il mare fino al sottopasso

da via Buranello

BIBLIOGRAFIA:

– Archivio Storico Comunale – Toponomastica, scheda 072

– AA.VV-annuario Archidiocesi-ed.1994.pag.378—ed.2002.pag.416

– AA.VV.-L’Istituto Idrografico della Marina.125 anni…-IIM.1998.pag.15

– AA.VV.-Militaria-quotidiano Il Giornale-n°8, vol.II-pag. 294

– Barrili AG- scritti editi e inediti di G.Mameli-SocLiStPat.1902-p.49

– Cevini-Torre—Architettura e industria  –Sagep.1994—pag. 97

– Gazzettino S.   2/81.9  +  4/89.10

– Genova    rivista municipale:  ott/40.27

-I l Giornale dell’anno 1897-Italsider-pag.41

– Lamponi M.-Sampierdarena-LibroPiù.2002- pag. 36

– Pastorino.Vigliero-Dizionario delle strade di Genova-Tolozzi.1985-pag.36

– Pagano 1940 pag. 189

– Piastra &C.-Dizionario biografico dei Liguri-Brigati.1992-vol.I-pag.113

– Poleggi E. &C.-Atlante di Genova-Marsilio.1995-tavv.35.51