Alizeri Federico

Alizeri Federico

La strada, attualmente è in San Teodoro; corrisponde all’attuale via Luigi Carlo Farini. Inizialmente, il nome fu proposto e applicato, come vicolo, al tratto che univa via G.B. Monti con via A. Manzoni (via GB Sasso), quindi solo la attuale metà a ponente e così era ancora nel 1910 (con solo civico 1) e nel 1922. Dal 1919 appare presente una “acciaieria Tortarolo & C.”, deposito di ferro ed acciaio, tel 18-47 poi nel 1925 41-401. Era ancora attiva nel 1933. Sul Pagano/25 e 33 compaiono: al civico1-5 abitava l’ing. Bonistalli, architetto e progettista di vari palazzi sampierdarenesi (pal. delle Anfore di cso Martinetti 4 e molti altri di via A.Caveri); al civico 1-6 il professore di lingua italiana Micheli Fausto¨; al civico 5-7r l’officina elettrotecnica di Vassalli & Montanari (ripara dinamo, motori, trasformatori, reostati d’ogni tipo e sistema; ancora attiva nel ’33; tel.41-519; Nel 1927 compare nell’elenco delle strade comunali genovesi, di 5° categoria. Il Novella descrive la strada con “da via GB Monti”, e basta. Il Costa/1928 cita al civico 5r l’officina meccanica di Montanari Giuseppe. Nel 1932 fu data autorizzazione all’impresa Tomaso Mignone di realizzare il progetto dell’ing. Sirtori per ampliare e sopralzare il palazzo posto ad angolo con via Pastrengo (via C. Dattilo). Nel 1933, il Pagano cita la strada esistente ancora con questo titolo, ma, come oggi, collegante corso D.Alighieri (corso L.Martinetti) con via A.Manzoni. Vi segnala in più l’ esercizio commerciale di Ricci Luigia di frutta, verdura, agrumi; e i civici 1-2-4-6. Fu cambiata con l’attuale, con delibera del podestà del 19 settembre 1935, per evitare doppioni dopo l’assorbimento della città nella Grande Genova.

Dedicata al genovese professore in legge, letterato di storia ed arte, giornalista, nato secondogenito di nove fratelli, il 27 (altri dicono il 17) dicembre 1817 dal calzolaio Giuseppe e da Bianca Grondona. Attratto dagli studi letterari, si laureò a ventun anni circa in lettere e filosofia (è del 1837 il suo “Opuscolo sulla scultura genovese”), e a ventotto anni in giurisprudenza. A ventidue anni decise di frequentare i corsi dell’Accademia Ligustica di Belle Arti. Dedicatosi all’insegnamento, a ventitré anni (1840) fondò e fu direttore di un giornale settimanale genovese “L’Espero” di letteratura, scienza e belle arti, teatro e varietà, con prevalenti toni eruditi e cattedratici. L’espero è l’ora del tramonto; ma considerato che corrisponde anche al pianeta Venere, che alla sera compare in cielo a est del sole, rappresenta Lucifero. Aveva sotto il titolo l’epigrafe di Dante “se segui tua stella – non puoi fallire a glorioso porto”. Seppur moderatamente liberale, il foglio venne soppresso il 4 novembre 1845 dalla polizia non tanto per aver avuto grande diffusione ma per aver pubblicato articoli giudicati eccessivamente critici e crudi sulla miseria del popolo e sulle condizioni di certi asili infantili in città. In una edizione del 1841, recensendo una guida di altro autore, lo scrittore comunicò di aver iniziato a raccogliere dati per pubblicare una guida della città e infatti nel 1846, in occasione dell’VIII congresso degli Scienziati, diede alle stampe la “Guida artistica per la città di Genova“, in tre volumi e impostata come indicazioni per un viaggiatore poiché suddivisa in giornate dedicate alle visite. In quegli anni partecipe all’attività sociale cittadina e frequenta i nomi più illustri di politica, cultura e rinomati salotti, come quello della villetta di Gian Paolo Di Negro, insieme a Ippolito D’Aste e a Emanuele Celesia, o quello della marchesa Sofia Brignole, a cui dedicò alcune poesie e liriche pubblicate su “La Strenna genovese a benefizio delle Scuole infantili di santa Sofia”. Collabora al giornale “l’Aurora” di letteratura, scienze, belle arti, teatri e varietà e, col suo ingresso in redazione, anche di politica; al settimanale “il Giovinetto italiano” di letture politiche, letterarie e morali; all’ “Imparziale Ligure”, a cui collaborò anche Giuseppe Mazzini; al quotidiano “‘Pensiero Italiano”; a “la Propaganda”, bisettimanale scientifico, artistico e letterario; il tutto in modo compatibile con le limitazioni imposte alla stampa dal regno sabaudo. Era fermamente convinto dell’unità nazionale, mentre si viveva in un equilibrio instabile, tra il forte sentimento nazionale unitario, quello repubblicano di Mazzini, e la pesante opposizione locale ai Savoia. Nel 1847, all’elezione di Pio IX , aderì all’entusiasmo e alle speranze popolari che portarono ai moti patriottici dei due anni seguenti, sedati con la forza. Nel 1849 il Comune lo incaricò di stilare un resoconto su quei fatti: nacque il “Commentario delle cose accadute in Genova, in marzo e in aprile 1849”, in tre volumi, pubblicato però in ritardo poiché egli non accettò alcune correzioni alla sua descrizione degli avvenimenti ed alle motivazioni contro l’armistizio e contro Lamarmora. Nel 1855 divenne per sette numeri direttore del settimanale “Michelangelo”, giornale scientifico-artistico-letterario illustrato. Dopo un anno, al ventesimo (altri dicono diciassettesimo) fascicolo, il Nostro venne esautorato dall’incarico e sostituito da Michele Pareto, causa l’impronta data alla pubblicazione eccessivamente erudita e poco popolare, quale voleva essere invece al momento dell’uscita. Ma al ventiseiesimo numero la pubblicazione cessò comunque. Nominato dottore aggregato nella regia Università, ebbe l’incarico di redigere un elenco dei monumenti (1858). Acquisì titoli di merito come Accademico di Merito nella Ligustica; membro a Roma dei Quiriti; fu, con Banchero e Canale, uno dei fondatori della sede genovese della Società Ligure di Storia Patria e collaboratore agli atti della Società, nata il 21 febbraio 1858, tuttora prolifica di edizioni e attività sociali nell’attuale sede a piano terra di palazzo Ducale. Lo scopo della Società è di ergersi in difesa delle tradizioni culturali cittadine, raccogliendo documenti, materiale e studi, relativi alle più varie attività locali. Così durante la sua fase iniziale, fu dal 1869 al 1873 editrice di un “Giornale degli studiosi di lettere, scienze, arti e mestieri” a cui collaborò il Nostro, prospettandosi essere il settimanale una “grillanda di scrittori, artisti, benefattori, mecenati, bibliofili, stampatori”. Nel 1863 lo leggiamo tra gli azionisti di una società edilizia “per l’ingrandimento e l’abbellimento della Città di Genova”; dopo pochi anni fu sciolta senza aver costruito nulla di rilevante perché il settore entrò in crisi. Nel 1864 pubblicò il libro “Notizie dei professori del disegno in Liguria”, in più volumi, riguardanti tutte le arti: pittura, scultura,miniatura e arti minori. Nel 1867 fu nominato segretario della Commissione consultiva per la conservazione dei monumenti storici e di Belle Arti. Nel 1866 collaborò al settimanale “l’Alba”, periodico scientifico-letterario dedicato agli studenti italiani; alla “Gazzetta di Genova”; e al settimanale artistico-letterario “Vittorio Alfieri”. Dopo aver collaborato al libro “Descrizione di Genova e del Genovesato”, pubblicò varie opere più o meno vaste, molte indirizzate allo studio con ricerca storica e descrizione della città, soprattutto di carattere informativo sul patrimonio artistico, sulle opere e i vari autori presenti nelle molteplici strutture cittadine: ville, musei, chiese, ecc. Nel 1870 venne incaricato di elencare gli edifici meritevoli di attenzione per essere qualificati del titolo di “beni nazionali” per meriti d’arte o antichità o storicità. Nel 1874 lo leggiamo insegnante al regio liceo classico Cristoforo Colombo; da questo incarico fu collocato a riposo nell’anno 1880-1. E’ del 1875 un ampliamento della “Guida illustrativa per il cittadino e il forastiero per la città di Genova e sue adiacenze” comprendendovi le delegazioni; e suo è anche il “Cenni sulle belle arti in Genova”. Fondamentalmente insegnante e giornalista, nel 1875 fu collaboratore del mensile “Giornale ligustico di Archeologia, storia e belle arti” e del settimanale “Gazzettino del circolo Filologico e Stenografico”; nel 1882 collaborò con il periodico strettamente cattolico “l’Elleboro”. Era impegnato costantemente in tante altre attività sempre con accesa passione ma grande suscettibilità e non poca presunzione; cosicché gli ultimi anni della sua vita furono amareggiati da una mortificazione nella mancata elezione alla carica di preside del liceo Colombo (altri scrivono del liceo comunale Andrea D’Oria), da incomprensioni con i colleghi, specie col Celesia suo grande amico ed interlocutore, da lutti e difficoltà economiche. Morì sessantacinquenne nella casa di campagna di San Biagio, borgo di Bolzaneto lungo il Polcevera, la sera del 13 ottobre 1882, per ictus cerebrale, confortato dai cinque figli e dalla quarta moglie Teresa Bollone; ma dimenticato dalla società che frequentava. E’ sepolto a Staglieno. Il marmo ricorda: “Federico Alizeri – professore di belle lettere – qui riposa – nella pace di cristo – nei comenti e nello studio di Dante – ognora ritempro’ lo spirito – la mente coltissima – rivolse ad illustrare impareggiabilmente – i monumenti e le belle arti – della sua Genova – gli scritti sapienti – sono testimonio imperituro – di tanto amore di Patria – n.1817 – m.1882 “

Bibliografia

– Archivio Storico Comunale

– Archivio Storico Comunale – Toponomastica, scheda 090

– Beccaria R.- I periodici genovesi dal 1473 al 1899 – Ge.1994- pag.654

– BozzoDufour C. – Architettura romanica a Genova – lezioni 1988 – pag.133

– DalaiEmiliani M.e C – F.Alizeri (Genova 1817-1882) – Ist.St.d.Arte.1988

– DeLandolina GC – Sampierdarena – Rinascenza.1922 – pag 27 (scrive Alizieri)

– Doria G. – Investim.e sviluppo econom a Ge.-vol.I – Giuffrè.1969 – pag.260

– Genova rivista municipale: 1/32.94

– Novella Paolo – Le strade di Genova – manoscritto Bibl.Berio-1930-3-p.17

– Pagano/1933 – pag.130; Pagano/1961 – pag.244

– Piastra C. – Dizionario biografico dei Liguri – Brigati.1992 – pag.126

– IstitutoUniv.Storia dell’Arte – F.Alizeri, un “conoscitore in Liguria”.. – Brigati.1985-