Aporti Ferrante (vico)

Aporti (vico Ferrante Aporti)

Targa: vico – Ferrante Aporti

 

Angolo via Giovanetti

 

Angolo via G. Buranello

Quartiere antico: Comune – Mercato

In giallo via G. Giovanetti; in viola ipotetico tracciato di via G. Buranello; in celeste la chiesa della Cella (dalla carta di M. Vinzoni, del 1757)

N° immatricolazione:  2709  Categoria:  2

 

Cartina dal Pagano/1961

Unità urbanistica: 26 – Sampierdarena     Codice informatico della strada – N°: 02040      CAP16149

Parrocchia: N.S. Maria della Cella

Storia. Il nome iniziale  proposto nell’anno 1900 circa dall’Ufficiale di stato civile e dell’anagrafe fu “vico dell’Asilo Infantile”, per il vicolo che da via A. Doria arrivava a via Vittorio Emanuele, perché dava accesso all’Asilo Infantile parrocchiale ma anche comunale: evidentemente tal nome fu bocciato, optando per quello attuale. Infatti già nel 1910 era col nome del professore, come adesso. Nel 1927 era di 4° categoria; ed ancora il Pagano/33 lo cita, di 4.a categoria, sempre delimitato da  via A. Doria (via G. Giovanetti) e da via  Vittorio Emanuele (via G. Buranello).

Struttura. Strada comunale, collegante  via G. Giovanetti (parte a mare) a via G. Buranello. Non lineare, ma a L con angolo retto (evidentemente era in linea con la facciata antica della chiesa, e venne creato quando essa fu allungata). É lunga 62,28 metri e larga 3,2 metri. Pedonale senza marciapiede nel lato lungo. Senso unico viario benché sia percorribile solo da motocicli perché allo sbocco con via G. Buranello c’è un paletto al centro della carreggiata.

Civici. Nel 2007: Neri 1; Rossi da 1r a 23r (compreso 1A; esclusi 11r, 15r, 17r) e da 2r a 14r.

– al civico 1r il Costa/1928 cita Marasso Emanuele che vende carbone e legna

– al civico 1 si aprono le abitazioni private dei sacerdoti ed al museo. Prima dell’anno 1900 era l’unico civico che si aprisse sulla strada, e quindi faceva riferimento anche all’asilo infantile intitolato a “Ferrante Aporti”. L’asilo in questo lato parrocchiale, era stato aperto nel 1862 e veniva gestito dalle Dame di Carità. La soc. Universale l’8 ottobre 1876 deliberò partecipare “alla fondazione dell’Asilo Infantile”, evidentemente almeno in parte sovvenzionato dal Comune e quindi con impronta anche laica; infatti al loro sorgere nel territorio nazionale le sovvenzioni per il mantenimento provenivano da sottoscrizioni, soccorsi d’ogni maniera, eredità. Erano gli anni che don Bosco raccoglieva i ragazzi per avviarli al lavoro; le suore Franzoniane aprivano le loro stanze alle ragazze abbandonate ed orfane, ed altrettanto don Daste per toglierle dalla strada ed istruirle ai lavori domestici; il Comune stesso organizzando il “palazzo dell’istruzione” favoriva l’apertura di scuole e di asili sovvenzionati  dalle casse municipali (v. a chiesa della Cella)).

Ancora nel 1950 è scritto sul Pagano, era tra gli “enti ed istituzioni di beneficenza rappresentanti del Comune”, gestito da Tartarini Renato.

– al civico3-5r si apre il locale adibito a cinema teatro parrocchiale della Cella. Già nel XVI secolo, si sa siano state allestite delle rappresentazioni sacre presso il chiostro della chiesa, allestite sia dai giovani del quartiere che dalla casaccia locale, chiamata “Confraternita Mortis et orationis”. Nel 1759, gli Eremitani, che si sostituirono nella reggenza della chiesa,  trasformarono l’oratorio in un “elegante teatrino”, e lo chiamarono “Teatro degli Eremitani”. Fu dopo il 1950 e fino al 1980 la piccola sala fu trasformata in cinema parrocchiale, con attività prevalentemente festiva e saltuaria, con tentativo di rappresentazioni di cine-forum nell’ultimo periodo. Aveva 230 posti a sedere – dei quali 180 in platea e 50 in galleria – senza palcoscenico, poltroncine di legno, impianto monofonico da 35mm. Attualmente svuotato, è un salone parrocchiale che conserva l’antico pavimento in graniglia alla veneziana ed è in  uso per  ritrovo e rinfreschi, nonché rappresentazioni interne in quanto ancora  munito di palcoscenico. È stato rimodernato degli anni attorno al 2000.

 

Sul Gazzettino Sampierdarenese del maggio 1978 si scrive che nella strada è stato aperto un ambulatorio dalle suore di Santa Marta operoso ordine religioso femminile dedito al compimento di tutti i servizi più umili ed a beneficio dei poveri ed infermi indifesi , con umiltà e preparazione professionale. Create per iniziativa dell’arcivescovo genovese mons. Tommaso Reggio, il 25 marzo 1930 vennero a San Pier d’Arena chiamate dall’arciprete della Cella G.B. Raffetto: iniziarono il loro umile servizio in mezzo a disagi e povertà. Pochi o nessuno i negozi ad uso pubblico; Lamponi cita una friggitoria ed una stiratrice, anche loro negli anni 30.

Dedicato. Al sacerdote, nato nel mantovano, a san Martino dall’Argine nel 1791. Divenne anche pedagogo e professore di lingue orientali.  Con questi studi di base, per primo intuì che solo togliendo i bambini dall’ignoranza si sarebbe potuto arrivare ad una più solida comune coscienza civile (a quei tempi tema dominante su tutto per chi governava, era il bisogno di creare una coscienza di unità nazionale).  Così, appoggiato da Mazzini e dal Cavour, ideò ed organizzò i primi asili infantili, intesi non come custodia ma proprio come ambiente di prima educazione  (a Genova, aiutato da Lorenzo Pareto, fu patrocinatore in S.Martino dei primi “Asili d’infanzia”). Sul tema scrisse molte opere, e poiché tale concetto rivolto ai bambini si stava intuendo e scoprendo in tutto il mondo civile, ebbero diffusione rapidissima e portentosa,  in tutti gli stati italiani ed in tutto il mondo, proprio per le idee felici ivi esposte, facili da realizzare e sicuramente fruttuose. Per le sue concomitanti idee unitarie d’Italia, l’Aporti, nel frattempo era rifugiato in esilio a Torino fuggito da Cremona il 30 luglio, dopo la condanna comminatagli dall’Austria quando questa aveva rioccupato la Lombardia, e lo aveva escluso dalla amnistia emanata subito dopo. In terra piemontese trovò tempo per ampliare le sue idee, tanto che nel 1844 fu premiato con l’incarico di direttore della scuola di pedagogia dell’Università di Torino, e poi di Senatore del regno. Il 22 novembre 1847, deceduto l’arcivescovo di Genova Placido Tadini, il nome di Ferrante Aporti quale successore fu favorevolmente e reiteratamente proposto a Pio IX sia dai rappresentanti della città di Genova, sia dal Gioberti che dal re stesso piemontese Carlo Alberto con lettera ufficiale del 16 giu.1848 (in quegli anni era responsabilità del vescovo risolvere gravi problemi: tra essi la diatriba acutizzatasi tra i gesuiti ed il clero secolare; la tendenza alla deviazione del clero liberale – con non sopiti fermenti giansenisti -; la grossa frangia del clero conservatore di fronte alla massa dell’opinione pubblica in continuo fermento innovatore;  il desiderio di un’ Italia una, contro il regno temporale del Papa e quindi dei vescovi. Erano anni in cui, per i genovesi erano “nemici” sia i piemontesi che il Papa, e l’unica passione che fungeva da collante era il desiderio dell’unità nazionale, anche a scapito del potere del Pontefice.   La non facile scelta da parte di Pio IX si protrasse un po’ troppo a lungo perché le frange estremiste genovesi non scendessero a più accesa diatriba: si arrivò a scrivere che si doveva “far sentire al “Bamboccio bianco” che non era più tempo di scherzare, che i Genovesi ne avevano la testa piena, e che se si ritardava ancora “finiranno con una scena che è già stata minacciata, e che dispiacerà molto a Roma” (cioè l’elezione vescovile  da parte del popolo). Questa mescolanza di sentimenti: di ammirazione per il personaggio, di zelo religioso e una malcelata rabbia politica, resero torbida la campagna locale a favore del sacerdote; si arrivò a raccogliere firme per la strada (e qualche zelante arrivò al porta a porta) in appositi registri. L’unico ad essere sereno ed a rimettersi alla volontà del Pontefice, fu lui. Ma, appunto perché si era “compromesso” nei moti del 1848, ed attorno alla figura dell’insegnante si era coagulata anche quella parte di politici genericamente anticlericali o comunque tendenzialmente liberali, la nomina non fu confermata dal Papa, che con ferme parole disse alla delegazione genovese “il padre comune ha cose che non può dire”. L’archidiocesi di Genova rimase vacante sino all’arrivo del savoiardo Andrea Charvaz nel 1852, in un periodo di forti tensioni tra Santa Sede e Torino (Le Camere subalpine il 25 febbraio 1850 avevano varato la legge Siccardi.con la quale venivano condotte severe repressioni dei benefici religiosi: diritto di asilo nelle chiese, diritto di acquisire beni immobili, alcune feste religiose, il foro ecclesiastico, ecc.. Numerosi furono i vescovi incarcerati ed anche esiliati. L’exequatur, ovvero il “regio placet” che non solo lasciava vacanti poco meno di un centinaio di sedi vescovili, ma imponeva il ‘visto’ su ogni circolare, comunicazione, documento da inviare dalla sede. Nel 1855 si varò un’altra legge, malgrado la reazione dell’abate Gioberti che era a capo del Governo subalpino,  che sciolse una gran parte degli ordini religiosi coinvolgendo circa 20mila religiosi, con relativo esproprio dei beni (una cifra enorme, pari a due anni di entrate dello Stato del 1862) mirati a ricuperare soldi per le spese militari; “lo stato monacale si trova incompatibile coi principi di libertà a cui il nuovo reggimento informavasi”, (sentenza della Cassazione torinese del 1867). Morì a Torino, nel 1858

Bibliografia

– Archivio Storico Comunale

– Archivio Storico Comunale – Toponomastica , scheda 158

– AA.VV. – annuario archidiocesi  ed.1994.pag.379 – ed.2002.pag.417

– AA.VV.- Strutture dello spettacolo – Regione Liguria – PCGG 1989- pag. 169

– Costa – Guida di Genova 1928 – pag.972

– De Landolina GC – Sampierdarena – Rinascenza.1922 – pag.28

– Enciclopedia Motta

– Enciclopedia Sonzogno

– Falcone G – Annuario della Prov.di Ge.1869/70 – Ferrando.1870 – pag.350

– Gazzettino Sampierdarenese: 5/78.3 – 8/89.3

– Lamponi M. – Sampierdarena – LibroPiù.2002 – pag.36

– Morabito L. – Il mutuo soccorso – Ist.Mazziniano.1999 – pag.346

– Novella P. – Le strade di Genova – manoscritto bibl.Berio.1900 – 30-pag.17

– Oreste G. – Miscellanea di storia del Risorgimento – ERGA.1967 – pag.263

– Pagano/33 – pag.588  ; -Pagano/50-pag.164  ; -Pagano /61-pag.244.789

– Piastra e C. – Dizionario biografico dei Liguri – Brigati.1992 – III-pag.316

– Poleggi E. e C – Atlante di Genova – Marsilio.1995 – tav.59

– Ragazzi F .- Teatri storici in Liguria – Sagep.1991 – pag.174