Ardoino Nicolò

Ardoino Nicolò

Targa: via – Nicolò Ardoino – patriota – 1807-1894 – già via C. Cattaneo            

 

Quartiere  antico:  Pieve di San Martino

Da M. Vinzoni,1757. In giallo: via C. Rolando; in azzurro tratteggiata via san G. Bosco e le proprietà salesiane: chiesa di don Bosco ed antica (demolita) villa.

N° immatricolazione:   2711      CATEGORIA: 3

Dal Pagano 1961- La scritta riporta l’errato nome di via N. Arduino

Unità urbanistica: 25 – San Gaetano     Codice informatico della strada – n°: 02400      CAP:  16151

Parrocchia:  San Gaetano e San Giovanni Bosco

Storia. Nella carta vinzoniana del 1757, è possibile riproporre un tracciato sulla base di alcuni punti di riferimento: la via Rolando, la ex villa Bianca dei salesiani e, con essa, la via S.G. Bosco; la probabile strada alla villa Moro. Più vicino, una pianta del 1906 mostra la zona come ancora coltivata a orti, traversati da una stradina privata chiamata “passo Moro” (oggi resterebbe inclusa nell’Istituto): si staccava dalla strada principale che si chiamava via san Martino; curvava verso levante e poi verso nord, raggiungendo la villa omonima posta sulle fasce alte della collina circa ove ora finisce via Ardoino. A parte il tratto iniziale, andato inglobato nel complesso dell’istituto salesiano, dall’incrocio con via P. Cristofori in poi percorreva lo stesso tragitto della attuale, inizialmente prolungando il tratto poi ufficialmente chiamato  strada comunale G. Bosco. Proseguendo verso est, costeggiava la proprietà Durazzo Pallavicini curvando a virgola verso nord, e superando un terreno (posto retrostante l’appezzamento di terreno ad orto precedentemente acquistato dai salesiani e poi in parte espropriato dall’Ispettorato Generale delle Strade Ferrate per causa di pubblica utilità (ferrovia), e in parte, rimanendo inutilizzabile per l’istituto, ceduta alla Società Cooperativa di Costruzione per costruirvi le abitazioni attuali di via Cristofoli);  oltrepassava, compiendo una esse e con un ponte la ferrovia Porto-Campasso, si dirigeva verso la “proprietà vedova Moro” (senza possibilità di precisarne la esatta localizzazione, non trovandola scritta da nessuna parte). Dopo il generico e popolare “strada Moro” per indicare a quale proprietà si portava, fu dapprima ufficialmente dedicata a Carlo Cattaneo, e dopo, con delibera del 19 agosto 1935 all’Arduino, corretto poi in Ardoino. L’attuale inizio della strada fu aperto nella zona che era comunemente chiamata “le Montagnette”, ed ancor più sovrastante, dove ora è via dei Landi e Quota 40, c’era ancora negli anni 1950-60 un laghetto. Sulla targa stradale, una O sovrapposta alla U, correggeva, su segnalazione scritta il 12 aprile1944 dalla Direzione delle Belle arti e Storia, un  iniziale Arduino, errato.

Struttura.Doppio senso viario; inizia da via  Cristofoli e finisce chiusa “ai monti”. E’ servita dall’acquedotto De Ferrari Galliera.

Da satellite – 2010 – da via Cristofoli

In linea con via GB Sasso – a salire

Civici. Nel 2077: Neri  da 1 a 15 (compreso 7a) e  2; Rossi da 1r a 45r (esclusi 13r, da 23r a 35r; compreso 37br);  e 4 (escluso 2r);

– civico 2 , fu costruito nel 1936, XIV  EF (era fascista).

– il ponte in ferro sulla ferrovia,  fu rifatto nuovo con tecniche moderne nel 2001 in pochi giorni, durante i quali gli abitanti furono invitati al passaggio tramite via dei Landi.

– civico 7,  fu costruito  nel 1951, ove era la villa agricola della famiglia R. Parodi vedi a via C. Cattaneo. All’atto di acquisto degli appartamenti, nel 1952, il venditore era uno dei fratelli Mignone, proprietario di tutta l’area che comprende il 9, fino al supermarket di via GB Sasso e la zona superiore che confina con via G.B. Monti, ove era la loro antica casa, e il civ. 20 dove abitano. Non facile la ricostruzione territoriale di questa zona: da una carta del 1890 (da “il don Bosco”) potrebbe corrispondere alla casa-villa già del marchese Pareto (e prima ancora, carta Vinzoni, dei Ghezzi). Vedi Pareto-a Stor.pag.55)

– civico 7a , costruito nel 1951, corrisponde al civico12 di via dei Landi

– civico 9  fu costruito nel 1958 Il terreno era stato comperato dai Mignone; e la proprietà confinava con quella dei Firpo (fioraio di via Currò).

Civico 11 anteguerra, arco d’ingresso

Bombardato

– civico 11-13:  costruito dove prima c’era un laghetto (o cisterna), dall’impresa R. Parodi su progetto approvato nel novembre 1927 dell’ing. L. Solari, per l’ente Istituto Case Popolari (comunemente chiamata “cooperativa del fascio”, confermata dai numerosi iscritti che per primi abitarono negli appartamenti); realizzato nel 1927 in cemento armato, ha 30 alloggi per 114 vani. Durante il bombardamento navale, fu colpito da qualche proiettile (vedi foto). La zona attorno, in tempo anteguerra, era tenuta a giardino fiorito, così che veniva chiamata “la piccola Sanremo”.

– civico15 fu eretto nel 1959 dopo aver demolito una precedente costruzione; il portone è secondario al civico 16 di via dei Landi

Dedicata. Al patriota, nobile, di Diano Marina, nato l’8 aprile 1804 (la targa dice 1807), da Stefano (guardia d’onore di Napoleone I, a sua volta figlio di Nicola che era stato creato barone da Napoleone nell’aprile 1813) e da Nicoletta Carbonara. Dopo aver studiato a Genova (nel Collegio Reale), e a Siena (presso i Tolomei), si iscrisse all’università di Genova (avendo come compagni G. Mazzini, F. Campanella, i fratelli Ruffini). Preferì interrompere gli studi, per una carriera militare: divenuto cadetto nella brigata Savona nel 1822, fu promosso ufficiale nel 1827, quale luogotenente d’ordinanza, nell’esercito sardo brigata Pinerolo, di stanza a Genova. Durante il soggiorno genovese, ricuperò i contatti con Mazzini e seppur militare (comportava giuramento di fedeltà al re) si affiliò alla Giovine Italia. Divenendo ardente propagandista delle idee dell’amico, era in servizio nella Savoia – allora ancora piemontese – quando dalla polizia fu disciolta la società segreta e dagli incartamenti sequestrati fu conosciuta la sua appartenenza: essendo egli un ufficiale dell’esercito, fu accusato di essere promotore di trame e complotti miranti a rovesciare il governo di S.M. e di conseguenza dal tribunale di guerra a Chambery, il 1 luglio1833 condannato a morte per ignominia e tradimento. In tempo, riuscì a fuggire in Francia, dovendo così rinunciare ad una programmata invasione in Liguria, organizzata col Mazzini a partenza proprio dalla Savoia laddove era di stanza la brigata Pinerolo della quale molti obbedivano ciecamente a lui. Ciò malgrado, in esilio tentò una insurrezione delle sue truppe rimaste in Savoia. La notte del 4 febbraio 1834  tre colonne mossero che conquistare la regione: due partite da Seyssel, di cui una comandata da Ramorino, con Mazzini, Rosales, i Ruffini, Usiglio e Montanari ed altra  da Fanti e Fabrizi; lui con i suoi partì da Les Echelles. Ma il gesto fallì e conseguentemente gli costò una espulsione anche dalla Francia. Dovette rifugiarsi in Svizzera, da dove fu promotore anche dei moti a Genova e Livorno del 1834, che anch’essi fallirono. Non potendo rientrare, decise andare in Spagna (ove si combatteva una guerra civile tra liberali ed assolutisti), arruolandosi capitano nella Legione dei Cacciatori di Oporto comandata dal colonnello genovese Borso di Caminati, assieme a Manfredo Fanti, schierandosi a favore della liberale donna Cristina, regina di Spagna, contro l’assolutista Infante don Carlos; si distinse in battaglia nell’ottobre 1835,  meritandosi la croce di Isabella la Cattolica. Durante il soggiorno in Spagna sposò la giovane Nicolosa y Vialabos, ma non rinunciò alla vita militare combattendo ancora a Tolosa, ove  salvò la vita al suo generale Breton nel 1836; ed ancora brillantemente due anni dopo a Valenza quando impedì l’accerchiamento della divisione.  Solo il 22 maggio1848 poté rientrare, al servizio del governo provvisorio di Lombardia, divenendo capo di stato maggiore, al comando del gen. Manfredo Fanti. A Milano,  si trovò a bloccare da solo una turba inferocita che, sobillata,  voleva invadere palazzo Greppi mettendo in pericolo la vita di Carlo Alberto. Dopo l’armistizio di Salasco, fu riammesso nell’esercito sardo col grado di tenente colonnello: si distinse in particolare – seppur senza poter combattere – nella brevissima campagna del 1849. Nel maggio 1851, si dimise dal servizio militare e rientrò a Genova; partecipò alla vita pubblica; collaborò e  divenne proprietario del giornale “l’Italia Libera”;  fondò,  e ne fu istruttore nell’uso della carabina,  la “Società di Tiro a Segno” genovese,   ove si istruirono molti giovani chiamati “carabinieri genovesi”, che tanto poi si distinsero nelle varie battaglie del risorgimento. Nel 1854 fu socio promotore (assieme a Mosto e Luigi Stallo) della neonata “Società Filantropica Alimentaria”, associazione operaia mirata ad affrontare il problema dei cibi proponendo l’acquisto all’ingrosso e la rivendita al minuto a prezzo pressoché di costo. Nell’aprile 1859, iniziata la seconda guerra di Indipendenza, comandò il terzo reggimento dei Cacciatori delle Alpi agli ordini di Garibaldi ai quali aggiunse come combattenti e contro il parere di altri comandanti, i suoi 48 carabinieri (uno di questi, Rollero Antonio, fu colpito a morte e 13 rimasero feriti): tutti volontari italiani, che si distinsero a Varese, San Fermo, Camerlata e Como fino alla pace di Villafranca (da questo nucleo disciolto ed apparentemente disperso, con la dolorosa pace di Villafranca, nacquero i primi de “ i Mille “). Fu messo a disposizione, partecipando dapprima ad una delicata missione in Emilia; poi, successivamente, comandante del deposito centrale di Novara; comandante nel 1861  della brigata delle Alpi; dal 1861 al 1865 inviato a Siracusa, dovette fronteggiare le proteste degli isolani, non convinti dell’unione italiana; nel 1866 comandante delle truppe che a Monte Cassino sorvegliavano la frontiera con lo stato Pontificio. Fu ufficialmente collocato a riposo il 17 febbraio 1867, col grado di maggiore generale. Fermatosi dapprima a Firenze, si dedicò a problemi minerari, finché rimasto vedovo, rientrò a Diano Marina, dedicandosi al miglioramento delle classi più umili. Qui morì il 4 marzo 1894.

Bibliografia

– Archivio Storico Comunale – Toponomastica, scheda 182

– AA.VV. – Il don Bosco nella storia urbana – DonBosco.’97 – pag.39.61carte.63

– AA.VV. – annuario archidiocesi – ed.1994.pag.379 – ed.2002.pag.417

– Enciclopedia Motta

– Enciclopedia Sonzogno

– Fabio R. – L’edilizia residenziale pubblica… – Compagnia d.L.1999 – pag.143

– Gazzettino Sampierdarenese: 8/89.3

– Genova,  Rivista municipale:  7/37.37foto

– Lamponi M. – Sampierdarena – LibroPiù.2002 – pag.128

– Pastorino.Vigliero – Dizionario delle strade di Genova – Tolozzi.1985 – pag.65

– Piastra e C. – Dizionario Biografico dei Liguri – Brigati.1992 – I – pag.228

– Poleggi E. e C. – Atlante di Genova – Marsilio.1995 – tav.22

– Tringali S. – Sampierdarena 1864 – 1914 mutualismo e… – Ames.2005 – pag.26