Geologia

Geologia di San Pier d’Arena: il suo sottoterra

Premessa – Se di storia, dopo tanti anni di studi, qualcosa – forse – ho capito, anche se interpretato e memorizzato senza specifica professionalità, di geologia sono zero. Ho imparato, per diventare medico, un infinito numero di parole strane, diverse dal linguaggio comune di tutti i giorni, con origini greche o latine; altrettanto diverse sono quelle dei geologi: parole che per loro sono ovvietà mentre tu profano ti lambicchi nel chiederti che significano e nel tuo cervello la spiegazione che loro ti fanno, si inceppa brutalmente. Se sono difficili i nomi, che mai si mettessero d’accordo sui periodi delle ere: non c’è un autore che concordi con l’altro… milioni d’anni più o meno… Allora, ho fatto leggere quanto sotto a dei laureati, i quali dopo alcune correzioni, con benevola condiscendenza, hanno dato il nulla osta a scriverlo pubblicamente. Poiché, che io sappia, mai nessuno ne ha parlato in modo specifico al di fuori di eventuali congressi, lezioni, libri da ateneo. Lancio queste prime righe sperando che chi capace, definisca meglio il tema.

La terra – “in principio era il Verbo ed esso era vicino a Dio”. Quando Lui decise separare la terra dalle acque, all’inizio quindi, inesorabilmente tutto era caos senza vita; e tutto quello che diverrà territorio ligure, e la litosfera in particolare, era tutto sott’acqua. Per intere ere, milioni di anni, la morfologia variò costantemente in rapporto a sconvolgenti movimenti tettonici di enorme potenza, tali da modificare continuamente il rapporto terra emersa-mare. L’orogenesi (genesi della terra) che rese il territorio ligure similare a quello che godiamo oggi, risale a 40-90 milioni di anni fa: prima, al posto delle alpi e del nostro appennino era tutto mare (chiamato oceano ligure-piemontese). Allora lentamente ma inesorabilmente si generò una forza parossistica basale che portò i due paleocontinenti – oggi Europa ed Africa – ad avvicinarsi ed entrare in collisione. La spinta fece emergere nuove terre – chiamate ‘unità tettoniche’ – e, come se fossero rughe, deformò le rocce impilandole verso l’alto dando origine alle alpi ed agli appennini (secondo alcuni, la linea ipotetica che separa le une dagli altri passa tra Sestri Ponente e Voltaggio). Successivi seppur meno importanti, movimenti di compressione incurvarono l’arco alpino, dando contemporaneamente origine al distacco della Sardegna e Corsica, allontanamento della costa francospagnola e formazione rugosa dell’appennino ligure che ci circonda.

La Liguria – Emerso così dal mare, circa dieci milioni di anni fa, il nostro appennino viene definito esistere quale ‘unità litostratigrafica’. A Genova Questa unità, nel territorio genovese è suddivisa in varie subunità, diverse per composizione, qualità e grado di plasticità (1). A levante di san Benigno, più importanti sono due: uno di calcari marnosi ad elmintoidi detti dell’Antola (siglati come cmA) ed altro le marne di Piccapietra (siglate mP e dette anche argille di Ortovero). A ponente invece dello stesso colle, le rocce basali sono argilloscistose manganesifere. Questo condizionerà nel tempo la differente abitabilità tra zona e zona dell’arco ligure, in conseguenza della qualità del terreno e quindi delle risorse. Lo scrivo scherzando ma constatando: già all’origine, San Pier d’Arena e Genova, nascevano con basi diverse…

Per San Pier d’Arena

Per tutto il rettangolo, che va dal torrente Polcevera al colle di san Benigno, pressoché paralleli, occorre distinguere:

–a) le rocce di tutto il territorio collinare

–b) la piana a mare, non rocciosa

A) Roccia collinare

A1) tipico per tutta la parte collinare del rettangolo di competenza, è il terreno formato da rocce di tipo scistico (minerali lamellari e prismatici), macroscopicamente caratterizzate da strati e bande parallele (così orientati dalla pressione), contorti e variamente spiegazzati. Questo tipo di rocce ha nomi differenti sulla base del minerale prevalente (talcoscisti, micascisti; oppure bituminose=nere per petrolio, cristalline per loro presenza, ecc.). Le nostre sono prevalenti argilliti (argilloscisti), in forma di siltiti (2). In conclusione abbiamo rocce metamorfiche (3) di facile divisibilità in lastre, genericamente tenere e friabili, assai poco compatte, tendenti al verde-nero ardesiaco per presenza di manganese, inclinate con carattere immergente verso est, con l’aspetto tipico di straterelli plissettati più o meno alti (4). I singoli massi, in schegge più o meno grosse e nerastre, divennero oggetto di scavo per procurare ottima pietra da tagliare, come si vedono a formare muretti (come nella foto in alto a sinistra) ma anche le mura stesse, lisce e con linee d’angolo quasi perfette. È dovuto a questa conformazione del terreno profondo, che il sottosuolo sampierdarenese non ha cavità, grotte o cisterne erosive naturali, come invece è frequente riscontarne in Genova (5); ed è altrettanto differentemente difficile per i costruttori di grattacieli, poggiare le pur profonde fondamenta su questo terreno, perché scivoloso, fragile e di più facile disassestamento (6).
Ovest= si avvede iniziare questa struttura, solo dalla val Polcevera verso est.
Nord = Salendo verso il Tenaglia, la componente argillitica tende a diminuire progressivamente; e lo sarà di più, più ci si porta verso nord (7), ma ancora sotto il forte tra le fratture dell’argilla si incuneano, ed a tratti si sovrappongono, strati di arenarie e marne calcaree tenacissime.
Est= tale tessuto argilloscistoso del sottosuolo arriva eguale sino al colle di san Benigno: da esso, procedendo ulteriormente verso est, muta radicalmente.
Il colle di San Benigno, che ci ha separato per secoli come barriera naturale, in realtà è anche linea di diversificazione del sottosuolo. Come due eserciti contrapposti, le due qualità di roccia (genovese e sampierdarenese) ancora morbidamente plastiche, una a est e l’altra a ovest, si fronteggiarono reciprocamente lungo una linea abbastanza netta che dal mare si addentra nell’entroterra; si scontrarono e nell’urto si innalzarono formando a sud il crinale del colle di San Benigno (Lanterna-mura degli Angeli-Tenaglia) ed a nord arrivarono fino a Cabella Ligure. Così, da San Benigno a levante, l’anfiteatro di Genova esteso fino oltre Albaro e Chiavari, ha il terreno basale formato da rocce di origine pliocenica, dette calcari marnosi alberesi (8), compatte, di colorito grigiastro o giallo slavato, dentro al quale sono frequenti a ritrovarsi cavità e gallerie naturali formate dall’usura delle acque e sfruttate poi dall’uomo come cisterne e depositi. Come detto, la linea di confronto sul crinale di san Benigno è ‘abbastanza’ netta; in realtà sotto le mura seicentesche è rilevabile che le nostre argilliti degradano in lamelle di giunzione tra banco e banco di arenaria, insinuandosi reciprocamente con saldatura peraltro tenacissima. Classica dimostrazione si ha nel muraglione che delimita il piazzale dell’Autostrada: a ponente è formato da rocce diverse da quelle che sovrastano via Dino Col: con limite abbastanza netto, tutti possono notare che quelle ad occidente (come già scritto sono argilliti, tenere e color verde nerastro, e siltiti scheggiose) furono rafforzate con cemento armato ad alveare. Mentre le rocce a levante sono calcaree marnose, più potenti, tenaci e compatte.

A2) Scendendo nei particolari, nell’insieme di queste caratteristiche, si notano sulle alture di San Pier d’Arena alcune zone con delle diversità secondarie: i colli di Promontorio e Belvedere sono considerati terrazzi morfologici, spianati milioni d’anni fa dall’azione delle acque. Invece la zona cimiteriale ed il forte Belvedere sono superfici spianate artificialmente dall’uomo (antropiche) con conseguenti multiple zone attorno di discarica (via M.Fanti e Carrea per esempio) le quali ovviamente rendono difficile una loro valutazione geologica. Questo, come detto, riguarda la zona collinare.

B) Arenile

Invece tutta la fascia lungo il torrente Polcevera e tutta quella dell’arenile, irregolarmente ma all’incirca da Quota 40 al mare, fa parte dell’arenile. Sarà sicuramente roccia in estrema profondità; ma, sopra, essa è prevalente coperta da una antica sovrapposizione di riporto di tipo alluvionale; più alta, più ci si avvicina al livello del mare. Non quindi come il collinare, che è roccia pressoché già in superficie; ma determinata dai sedimenti nei secoli trasportati e lasciati dalle acque del torrente e plasmati dal mare (9). Un carotaggio fatto a metà torrente all’altezza del Ponte di Cornigliano (per i grattacieli della Fiumara, ci darà un sedimento composto da sabbia, ciottoli, ghiaia, limo e forse fossili profondo ben oltre i 50 metri). La struttura della antica ma ormai perduta spiaggia di San Pier d’Arena, viene spiegata come legata alla risistemazione lungo costa del trasportato solido (10) effettuato in milioni di anni dalle acque del torrente Polcevera, e risospinto delle oscillazioni marine; anche esse non sempre state alla stessa quota, perché variate specie in relazione alle ere glaciali, e nel tempo più limitato per forza soprattutto del libeccio. Infatti, in tempi più ravvicinati -dall’anno mille circa, e fino a prima che la costruzione del porto cancellasse tutto, e contrariamente alle costiere rocciose soggette anche loro a graduale erosione ma con conseguente minore retrocessione – il mare gradatamente si è arretrato in media di oltre 3-500 metri (11); questo spiegherebbe perché la torre duecentesca della Fiumara forse con funzione di avvistamento del mare e quindi genericamente ‘saracena’, già nelle carte del 1757 (Vinzoni) appare non sulla linea del mare ma nell’interno di circa 2-300 metri. Ovvio quindi che anche i ciottoli ed il terreno della Fiumara siano, per le caratteristiche su esposte, diversi da quelli alla foce del Bisagno.
– (1) – totalmente diverso il sottosuolo sampierdarenese, sia per composizione, colore e forma rispetto le terre vicine: esempio nell’immediato ovest, quello del Gazzo, tutto scavato da cave alla ricerca di roccia calcarea dolomitica utile per costruire; e poco oltre quello a Sestri della valle del Chiaravagna, ricche invece di ‘pietra verde’ per la presenza di cloriti, vagamente variegata di rosso. Famose sono nel territorio di Isoverde e Pietralavezzara le cave di marmo verde; e altrettanto famosa la pietra nera (per più intensa impregnazione di manganese) di Granarolo (impropriamente detta ‘pietra di Promontorio’; pregiato ornamento di molte ville locali e cittadine. Tale pietra fu chiamata anch’essa marmo per la consistenza similare; e di Promontorio perché ancora nel tardo 1600, il territorio di competenza parrocchiale dell’abbazia comprendeva sia la parte alta di San Pier d’Arena, detta ‘fuori delle mura’, sia un ampio territorio ‘dentro le mura’: è proprio in questa parte a levante che esisteva la cava).
– (2) – materiale formato da granuli di detriti, di minime dimensioni più piccole della sabbia, che si mescolano con l’argilla. La loro formazione e compattazione (detta diagenesi) è così dotata di assai scarsa coerenza.
– (3) – ovvero ristrutturate, dopo essere sottoposte a temperature e pressioni diverse dall’originale.
– (4) – detti ‘solette’; ne sono state individuate di sette diverse qualità e composizione, a loro volta detti ‘livelli’ dalla loro sovrapposizione: San Pier d’Arena è formata dal 6° e 7° livello.
– (5) – abilmente ricercate, visitate e catalogate dal Centro Studi Sotterranei dell’amico Roberto Bixio, pittore e geologo di fama internazionale.
– (6) – vedi i problemi che si creano in superficie nel cimitero della Castagna e le più frequenti disastrose frane nel ponente ligure.
– (7) – diventa argillacea a Busalla ed in qualità puddinga (agglomerato tenacissimo di sassolini) a Crocefieschi.
– (8) – come già scritto: elmintoidi dell’Antola (cmA) e marne di Piccapietra (mP).
– (9) – queste ultime ora sono ovviamente parzialmente bloccate (vedere la ‘loppa’ alla foce) dalla formazione del porto, a sua volta creato con terra di riporto artificiale ma soprattutto di discarica proveniente dall’abbattimento del colle di San Benigno.
– (10) – seppur frenato dagli ampi boschi, e quando era rara la presenza agricola; ma altrettanto non esistevano sponde cementate, cave di materiali sciolti, impedimenti come ponti, strade, ferrovie e le dighe dei laghi.
– (11) – poco più da uno a cinque metri all’anno ed a maggior misura ai lati di un foce di torrente dove il riporto è senz’atro maggiore.

BIBLIOGRAFIA:

– Ascari-Baccino – Sanguineti – Le spiagge della riviera – Aeternum.1937 – pag.111

– Canobbio GB – Topografia fisica …- Ponthenier.1840-pag. 45

– Enciclopedia Zanichelli

– Limoncelli B.& Marini M. –  ricerca geomorfologia della fascia costiera Ligure-

– Limoncelli B.& Marini M.- Condizioni geologiche, strutturali, idrografiche e geomorfologiche – Ed. Tamburini-Milano-1971

– Ravecca P. Rino- Dal golfo di Priano alla…. –  GraficaLP. 1983 – pag.64

– Revelli P. per la orologia storica della Liguria – Soc.Lig.St.Patria. 1948-pag.131

– Vinzoni M – Il dominio della Serenissima…- DeAgostini. 1955 – pag.59