Lo stemma di San Pier d’Arena

Stemma di San Pier d’Arena disegnato da Carlo Tardito (con concessione)

Già da tempi più antichi, i titoli si acquisivano in guerra o accondiscendendo di incassare le tasse per l’Impero; ovvero, i prìncipi usavano accordare come premio ai loro più prodi guerrieri e fedeli sudditi garanti il potere, dei feudi da gestire e un titolo di distinzione: un preciso blasone individuale caratteristico. Ed era soprattutto in guerra dove lo scudo dipinto, aveva funzione di stimolo e di appartenenza, e quindi punto di riferimento nella mischia. In terra nostra, tipico esempio la famiglia Tartari e la famiglia Durazzo. I nomi sottintendono provenienza dall’estremo oriente e dall’Albania, forse addirittura schiavi o solo mercanti. Essi, per meriti acquisiti con il libero mercato, divennero ricchi, e addirittura, i primi, con autorizzazione dell’imperatore, acquisirono non solo un nuovo nome di Imperiale ma anche la possibilità di fregiarsi sullo stemma col simbolo dell’aquila imperiale; ed in seguito, di comperare il principato di sant’Angelo, divenendo così principi. Dal disegno sullo scudo, si passò alla ripetizione dei simboli anche fuori di esso, riproponendoli sui mobili di casa, sui muri delle facciate, sui pettorali; facendo nascere lo stemma simbolicamente definitivo per ogni famiglia. I matrimoni lo complicarono, dapprima affiancandosi, poi sommandosi; e la fantasia con la vanità lo arricchirono di accessori artistici come cimieri, svolazzi, cartigli e motti, specie quando le cariche onorifiche iniziarono a divenire ereditarie, con la possibilità di valorizzare l’operato degli avi. Come il singolo nobile, anche la città. Contrapporsi ai saraceni col simbolo della propria fede fu uno dei primi adottati da Genova ricostruita dopo che nell’anno 995 d.C. la flotta araba l’aveva aggredita distruggendo, uccidendo e razziando. Tale emblema fu confermato con le Crociate e con le cerimonie nelle quali la bandiera crociata veniva solennemente consegnata all’ammiraglio, in partenza a rappresentare la città. Per Genova, altri simboli alla pari erano i grifoni – come per Venezia il leone – e con la vittoria sui pisani, esso che ‘grinfia’ la volpe (ed anche l’aquila dell’imperatore) parve poter essere usato quale simbolo della città. Ma su questo ed altri, l’insegna crociata prevalse per essere definitivamente unico stemma dal 1500 in poi. In quegli anni, Genova nel mondo si distinse nel concedere i premi di guerra ad ammiragli e condottieri che non sempre erano di estrazione nobile. La liberalità arrivava perfino ad accordarsi per egualmente dare la possibilità di accedere al dogato, ovvero alla carica suprema della Repubblica di certo superiore ai titoli di marchese o di conte elargiti da altri governanti ed imperatori. Cosicché lo scudo crociato divenne simbolo di un potere superiore a quello delle singole famiglie. E questo già avveniva con silenzioso assenso di tutti , anche quando i cittadini genovesi commisero il grave errore di mantenersi continuamente in lotta tra loro, guelfi e ghibellini, Adorno e Fregoso, Doria e Fieschi, mascherati e rampini; sino all’assurdo di perdere l’impero del mare conquistato dopo la Meloria e Curzola, per impossibilità di conservare il successo stando disuniti; solo il pericolo li accomunava, sotto il simbolo unitario della croce. Genova può fregiare il suo stemma di base, crociato, sormontandolo con una corona reale: nel 1637 il Senato votò rimanere repubblicano, ma scegliere come regina la Madonna, protettrice della città. Et rege eos. Questo escamotage fu scelta importante perché i nostri rappresentanti sedessero alla destra dell’ospite (tavolo di trattative o cerimonie) nelle varie corti europee, quali rappresentanti della casa reale con più alto lignaggio di tutte quelle conosciute. Non si sa quando ufficialmente il municipio di San Pier d’Arena scelse il proprio stemma. Lo studioso rev. Tiscornia, ed altri storici dopo, pensano che sia dal XIII secolo, quando il borgo era governato a Comune: piccolo ma ben organizzato socialmente e militarmente. Si narra, ma senza riferimento preciso, che questo stemma per la prima volta era stato dipinto su un muro nella zona di riunione (1). Ma considerato che quando nel 1797 la ideologia francese decretò l’abolizione di tutti gli stemmi nobiliari non si ha notizia che ve ne fossero, né su carte né su facciate di palazzi, si può ragionevolmente ritenere che le origini dello stemma conosciuto provengano da dopo il 1815, con la Restaurazione e l’instaurarsi del regno di Sardegna con tutti i suoi simboli nobiliari (ad esempio, conosciuto è quello di Prà, dimostrato risalire al 1862). Rimane sconosciuto l’inventore e autore del bozzetto. Così il Comune di San Pier d’Arena, come tutti i vicini con numero di abitanti superiore alle 3000 unità, ed approssimativamente il quel periodo, poté fregiarsi di un proprio stemma composto da uno scudo, sovrapposto in centro a quello genovese (in gergo araldico si dice ‘pezza onorevole di primo ordine’; intendendo che è Genova che concede essere sovrapposta), con:

– un sole. Intero o metà, è simbolo di lunga vita, chiarezza, magnificenza; se esso ha viso umano, è benevolenza ed ospitalità; e se ha gli occhi aperti significa attenzione, vigilanza;

– con dei raggi. Simboleggiano energia; il sole intero ne ha dodici, alternati: sei diritti e sei serpeggianti;

– del sole, se ne disegna solo la metà superiore per indicare che è in emersione, ovvero nascente, che inizia un percorso di nuova vita;

– mare. Se agitato simboleggia sdegno e inquietudine; se calmo, evidenziato da piccoli tratteggi orizzontali, significa buona navigazione: benignità, pace, liberalità.

Sormontato dalla corona comunale: un cerchio di mura, con 8 merli semplici (dei quali, 5 in vista). Quando il 30 aprile 1865 a San Pier d’Arena fu conferito (2) il titolo di Città, nello stemma fu necessario correggere solo la corona cittadina, arricchendola (vedi disegno sopra) dei simboli corrispondenti: otto torri merlate (delle quali 5 in vista davanti) ciascuna unita da muro con, in mezzo, una guardiola. Il sindaco Nicolò Montano, negli anni 1871-2 circa (assessori Luigi Balleydier, Luigi Morasso, Giuseppe Torre, Lorenzo Tubino) incaricò lo stuccatore ufficiale Centenaro di comporre il blasone per poterlo ufficialmente esporlo sulla sommità del palazzo del Comune; questi, evidentemente non esperto di araldica o mal suggerito, lo disegnò e lo arricchì contornandolo di due figure femminili poste ai lati, simboleggianti l’operosità industriale e la marineria (3). L’ufficio garante le complesse regole dell’araldica, approvò lo stemma ritenendolo confacente, ma eliminò le figure femminili, che furono rimosse. E quando poi ebbe inizio nella nostra città l’idea socialista con le sue lotte di classe, si vide in quel simbolo di sole nascente la rappresentatività del ruolo operaio. Ebbe funzione fino al 1926, anno dell’assorbimento di San Pier d’Arena nella Grande Genova. Ma anche se non più città, ma delegazione, San Pier d’Arena rimane genericamente fedele al suo ‘sole nascente’, da sempre repubblicano.

(1) se le prime riunioni furono fatte sul sagrato della parrocchia in san Martino, si racconta che poi furono eseguite nella piazza del Mercato, ovvero circa dove ora ci sono la fine di via A.Cantore e la parte a monte del sottopassaggio Montano. Infine furono portate alla Marina, nella zona ove fu costruita la torre centrale, detta del Comune.

(2) da Vittorio Emanuele II: “per grazia di Dio e volontà della nazione re d’Italia, vista la domanda del Municipio con annessa delibera di istituire in tale occasione una annua rendita di L.500 in favore del proprio Asilo infantile…”

(3) una, sorreggente una ruota dentata; l’altra, un’ancora.

BIBLIOGRAFIA

-Battilana N-Famiglie nobili di Genova-ed.Forni ristampa del 1825- pag.III

-Boscassi A.-Illustrazione storica dello stemma di Genova-ed.Pagano.1903-

-Comitato Culturale Praese-Antologia Praese-NEG.1997-pag. 48

-Manno A.-Vocabolario araldico ufficiale-pag.110

-Tardito Carlo- Gazzettino Sampierdarenese – SES – settembre/2004-pag. 8

-Tiscornia L-Le feste centenarie del SS. Salvatore – ed.Salesiana. 1899 – pag. 4

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