Beccaria (scalinata Cesare)

scalinata Cesare Beccaria

Angolo con via G. Balbi Piovera.

Sampierdarena – scalinata Cesare Beccaria – Insigne criminalista e penalista – Milano 1738-1794

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A metà percorso, angolo con via G. Balbi Piovera.

San Pier d’Arena – scalinata Cesare Beccaria

 

 

 

 

 

 

 

 

A metà percorso, altezza via G. Pascoli.

San Pier d’Arena – scalinata Cesare Beccaria

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quartiere antico: limite tra Canto e Coscia
N° Immatricolazione: 2723              Categoria: 3       Codice informatico della strada n°:  04840
Unità urbanistica: 28 – San Bartolomeo     CAP: 16149          Parrocchia: Cristo Re

Struttura
Ripida scalinata che congiunge l’inizio di via G. Balbi Piovera con corso O. Scassi.
È servita dall’acquedotto De Ferrari-Galliera.

Da Vinzoni 1757. Ipotetici tracciati: in rosso di via A. Cantore, in celeste corso O. Scassi ed in giallo via G.B. Botteri.

Da Pagano/1961.

 

 

 

 

 

 

 

 

Da Google Earth (2007). In celeste via G. Pittaluga, in giallo via G. Balbi Piovera, in rosso via G. Pascoli ed in verde scalinata C. Beccaria.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Civici
Nel 2007 i neri sono: 3, 4 e 6. I rossi vanno dall’ 1r al 5r e dal 2r al 6r.
Il civico 4 fu ricostruito dopo aver demolito il palazzo precedente, nel 1956.
Il civico 6 fu costruito nel 1933 ( XII dell’era fascista).

Storia
Nel tempo le strade che essa congiunge hanno cambiato nome (rispettivamente erano via E. De Amicis in basso (oggi via G.B.Piovera) e corso Roma (oggi corso O. Scassi) in alto.
La scalinata è nata in contemporanea alla progettazione dell’ospedale, nella stessa proprietà Piccardo nella quale si aprì via G. Balbi Piovera, col fine di favorire l’uso più veloce e diretto per arrivare e scendere a piedi dal nosocomio.
Nel 1910 ancora non c’era, solo il 16 settembre 1914 fu proposto all’amministrazione comunale di dare tale denominazione alla “scalinata che da via E. De Amicis porta alla strada di fronte al nuovo ospedale“ e quindi non ancora titolata, quindi i palazzi che la circondano sono posteriori a quella data.
De Landolina 1923 scrive che allora era una “salita”, ma non è credibile.
Nel 1927 era scalinata di 5° categoria e così ancora nel 1940 quando sul Pagano è descritta con un solo civico rosso di commestibili.

Intitolazione
Dedicata all’illustre studioso milanese, nato il 15 marzo 1738 da nobile famiglia, figlio di Giovanni Saverio, marchese di Bonesana (DeLandolina -1923 – scrive che nacque nel 1735 ed era marchese ‘di Bonavia’) e di donna Maria Visconti da Rho, dai quali ricevette una formazione culturale severa ma per fortuna già aperta all’illuminismo degli enciclopedisti francesi. Lui stesso si perfezionò fin da giovane affinando gradatamente ed assumendo infine una cultura con prevalente indirizzo socio-politico-economico.
Di un certo rilievo fu la frequentazione della redazione di una rivista culturale chiamata “il Caffè” e dei fratelli Verri (dietro loro suggerimento, il Beccaria scrisse un primo saggio sui ‘Dei disordini e rimedi delle monete dello stato di Milano nel 1762’ (pubblicato a Lucca in quell’anno). Dei Verri, Alessandro, era famoso quale difensore dei carcerati: evidenziando numerosi errori giudiziari, aveva più volte sottolineato le procedure antiquate della legislazione in atto e quindi della giustizia, senza però formulare proposte adeguate).
Sua fu la pubblicazione nel 1764, a Livorno, ed inizialmente uscita in forma anonima, di un libro ispirato a Montesquieu intitolato “Dei delitti e dei castighi” (o, più conosciuto, ‘dei delitti e delle pene’), che suscitò un immediato ed enorme successo anche all’estero, soprattutto in Francia.
Vi sosteneva che, se da un lato la società deve difendersi dai delitti, punendo il colpevole con la limitazione della libertà, epperò la pena non avrebbe mai dovuto  superare i limiti relativi all’entità della colpa, e comunque, mai sconfinare nella pena di morte, per la quale occorre una ‘ragionevole mityezza’ essendo un arbitrio, sia crudele che inutile, di cui nessuno si può arrogare il potere.
Vi erano esposte in maniera chiara nuove tesi innovatrici in materia giudiziaria, sia civile sia penale, molto discusse, tanto attese e desiderate dal mondo civile ma mai fino ad allora esposte con chiarezza e coraggio. Il libro fu più volte ristampato e pure usato poi per la riforma legislativa. Ovviamente le sue idee suscitarono anche accesi contrasti e polemiche (in particolare lo amareggiò la irruente replica di padre Ferdinando Facchini che perfino tacciò l’autore di eresia).
Riconosciuto poi autore dello scritto, vinse la disputa con i conservatori e fu consacrato quale il “criminalista più illustre del 700“, venendo elogiato da Diderot, D’Alambert, Voltaire, Buffon, Elvezio.
Divenne professore nelle scuole palatine pubbliche milanesi (le sue lezioni furono pubblicate postume nel 1804 col titolo “Elementi di economia pubblica”); produsse molti altri testi, letture e studi (su problemi legali e sociali, come “Ricerche intorno alla natura dello Stile” del 1770, ispirate al sensismo) che contribuirono al rinnovamento letterario del secolo XVIII.
Una sua figlia, Giulia, divenne la madre di Alessandro Manzoni.
Morì nella stessa Milano a 56 anni, il 28 novembre 1794 (De Landolina scrive 1793).

Bibliografia
-Archivio Storico Comunale
– Archivio Storico Comunale Toponomastica
– AA.VV. – Annuario-guida archidiocesi – Ed. 1994 – pag. 382 – ed. 2002 – pag. 420
– De Landolina G.C. – Sampierdarena – Rinascenza – 1922 – pag. 31
– Enciclopedia Motta
– Enciclopedia Sonzogno
– Enciclopedia Zanichelli
– Gazzettino Sampierdarenese:    2/90.9
– Lamponi M. – Sampierdarena – Libro Più – 2002 – pag. 171
– Novella P. – Le strade di Genova – Manoscritto biblioteca Berio – 1900-30 – pag. 17
– Pagano/61 – pag. 244
– Pastorino/Vigliero – Dizionario delle strade di Genova – Tolozzi – 1985 – pag. 129
– Poleggi E. & C. – Atlante di Genova – Marsilio – 1995 – tav. 35

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