Biagini (via Sebastiano)

BIAGINI                         via Sebastiano Biagini

Viene citata solo dal testo “L’ universo della solidarietà” ove viene segnalato un “club Romagnolo S.M.S.“ nato nel 1917 e con sede a “Ge-Sampierdarena via Biagini“.
Ma mai tale strada viene descritta in un documento ufficiale o non.
Quindi o è un  errore di trascrizione (i documenti allora erano a mano e di non sempre facile lettura) oppure è possibile che questo nome sia stato proposto alla Commissione comunale assieme ad Eustachio Degola, potendo essere quel Biagini un confratello della stessa corrente politica e che, per i risvolti drammatici, suscitò vasta eco in seno all’opinione pubblica locale.
Il Pagano 1940 la cita a Rivarolo da via Borsieri a via Certosa.
Al 12r c’era OND F. Baracca, osteria.

Intitolazione 

Dedicata a Sebastiano Biagini, nativo di Lerici il 17 gennaio 1755 da genitore notaio, fu giornalista che all’indomani della rivoluzione francese  – divenuto funzionario comunale – optò per una scelta giacobina e giansenista per la quale, nel 1793 subì l’arresto (cospirazione contro la Repubblica, da cui però poi fu scagionato). Durante i moti rivoluzionari del maggio 1797, fu eletto in rappresentanza del levante ligure nella Commissione Legislativa, sostenendo l’ala estremista soprattutto sulla questione ecclesiastica che mirava a laicizzare lo stato, sia con scritti sul giornale “il Censore”, e sul ‘Monitore Ligure’ da lui diretto, sia  prendendo l’iniziativa di mettere agli arresti domiciliari il vescovo di Ventimiglia (che si era rifiutato di plaudire alla Costituzione) e di sostituirlo (ma in quei giorni il vescovo morì; il fatto suscitò grave scandalo ed il Biagini fu aspramente redarguito dallo stesso Governo Provvisorio).
Di carattere polemico e puntiglioso, ebbe il 26 febbraio 1799 una aspra diatrìba in aula – durante una riunione del Consiglio dei Sessanta – con un esponente avversario tale  Domenico Queirolo, notaio di Rapallo, membro del Consiglio Legislativo con il quale già c’erano stati screzi finiti in tribunale (il Queirolo aveva messo in discussione la legalità della elezione di Biagini, ed era stato denunciato per calunnia). La contesa finì in strada, con una pugnalata  infertagli dall’oppositore, per la quale il Biagini morì il giorno dopo. Il Queirolo, fuggì nel Palazzo, ma fu arrestato lo stesso e condotto alla Torre; in due giorni, fu giudicato – da una corte che ancora non esisteva quale capace di giudicare uno dei Sessanta – e comunque a priori costantemente sottoposta a minacce di morte da parte di facinorosi, se non fosse stata favorevole ad una condanna esemplare.
Alla fine, nel pomeriggio stesso della sentenza, l’assassino fu fucilato alla Cava il 2 marzo 1799 alle ore 2, di fronte ad immenso concorso di folla.
Alle esequie del Biagini – eseguite a spese di stato nella chiesa della Cella il giorno 11 marzo – la salma imbalsamata, fu commemorata dai suoi sostenitori e compagni politici, sia ponendo la cassa in chiesa su alto catafalco; sia con un elogio funebre pronunciato nella chiesa dal cittadino Filippo Castelli.

Bibliografia

– Corsi N. – Diario Genovese – Manoscitto curato da Milan Marina – Erga2002 – pag.121
– Morabito Costa – Universo della solidarietà – Priamar 1995 – pag. 488
– Pagano 1940 – pag. 209
– Piastra W. & C. – Dizionario biografico dei liguri – Brigati 1992 – volume I – pag. 542