Bosco (via San Giovanni)

Via San Giovanni Bosco

All’angolo con via Carlo Rolando.

 

 

 

 

 

 

All’angolo con via Pietro Cristofoli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dalla carta del Vinzoni del 1757. In celeste la chiesa di San Giovanni Decollato dei Teatini (oggi San Gaetano e San Giovanni Bosco, in rosso villa Spinola con la torre (ancor oggi eretta), in giallo villa Pallavicini, detta “dei Salesiani” da loro demolita (un tempo proprietà dell’ecc.mo G.B. Grimaldi).

 

N° immatricolazione: 2731              Categoria: 3

Codice informatico della strada – n°: 07440          Unità urbanistica: 25 – San Gaetano

CAP: 16151               Parrocchia: San Gaetano e San Giovanni Bosco

 

 

 

 

 

 

 

 

Storia

Dalla carta vinzoniana del 1757 la proprietà dei Teatini confinava a mare tramite il fossato di un torrentello con quella di Gio Batta Grimaldi e questa, a sua volta, confinava a mare con la proprietà di Gio Giacomo Grimaldi: il viottolo che separava questi due ultimi possedimenti, diverrà via San Giovanni Bosco
Quando nel 1872 Don Bosco acquistò la proprietà dei Teatini (chiesa, convento e terreno), essa ancora confinava a lato mare con la proprietà che era divenuta Grimaldi-Pallavicini, che comprendeva un palazzo detto “villa Bianca”, un giardino e viale d’ingresso aperto in via san Martino (poi divenuta via Aurelio Saffi, poi via Egidio Mazzucco ed oggi via Carlo Rolando). Questa a sua volta, confinante verso mare con altre proprietà divenute private ma non più Grimaldi, era separata da esse da un sentiero divenuto di servizio in quanto necessario per raggiungere  altre proprietà  a ridosso della collina di Belvedere, proprietà dei Durazzo Pallavicini e dei Montano Negrotto; questo sentiero iniziava da via san Martino e rivolto verso nord-est arrivava in collina.
Comprati nel 1889 dai Salesiani anche i confinanti villa e terreno Grimaldi Pallavicini, il sentiero, divenuto  proprietà comunale, si trovò ad essere al confine con il complesso dell’istituto Don Bosco e con la proprietà posta a lato mare (già di Gio Giacomo Grimaldi) divenuta di Enrichetta Rebora in Cristofoli.
Nel 1903, per accordi e reciproci scambi di appezzamenti con i Salesiani, il Comune fece allargare il viottolo a 10 metri, creando così la strada attuale via San Giovanni Bosco.
Fu allora deciso di  dedicarla a Benedetto Cairoli, ma la proposta non si concluse perché nel 1906 nell’ambito di una revisione dei nomi stradali con alcune titolazioni nuove ed altre cambiate, fu preferito dedicarla al Salesiano (forse facendo parte degli scambi?!?) ancora in vita, quindi via Giovanni Bosco.

In primo piano, nell’angolo destro, la villa di Gio Giacomo Grimaldi, al centro (a sinistra della strada) la villa Bianca dei Salesiani, a sinistra in basso la zona dell’Oratorio e nella parte alta della fotografia tutte case scomparse e sostituite.

Nel 1910 univa già come oggi via Aurelio Saffi (via Carlo Rolando) con via Pietro Cristofoli posta di traverso e non aveva ancora numeri civici. Nel 1927 compare nell’elenco delle strade comunali, senza il “San” e di 5a categoria.
Giovedì 17 dicembre 1931 fu inaugurato un refettorio del XIII centro assistenziale dell’ONMI (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia): viene riferito che era in “uno splendido ed antico palazzo di via Bosco messo a disposizione del proprietario sig. Capello il quale oltre a questa concessione si è sottoscritto a versare annualmente 8mila lire per il sostentamento del centro. Il palazzo ha un grande scalone marmoreo ed è ricco di vasti ariosi saloni affrescati e decorati con sobrietà e buon gusto”.
É facile intuire di quale villa si tratti: quella seicentesca, posta all’angolo-monte della proprietà di Gio Giacomo Grimaldi (vedi mappa del Vinzoni) divenuta nel frattempo dei fratelli Nicola e Filippo Copello, i quali subito dopo la guerra la fecero abbattere spianandola.
Nel 1933 la strada  univa  via  Aurelio Saffi con via  Carlo Cattaneo (oggi via Nicolò Ardoino), aveva un solo civico nero e comprendeva un tratto omonimo ma “privato” che portava all’istituto (chiamato “stabilimento”).
Solo alla santificazione del salesiano (1 aprile 1934), la  strada divenne via San Giovanni Bosco.

 

Struttura

Senso unico viario per tutto il percorso da via Pietro Cristofoli a via Carlo Rolando. Tale è rimasta anche dopo la ristrutturazione di quest’ultima ed in parte pedonalizzata coi lavori partiti nel 2005.
È servita dall’acquedotto De Ferrari Galliera.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Numeri civici

I civici neri vanno dall’1 al 5 e il 4 (manca il 2).
I civici rossi vanno dall’’1r al 25r e dal 6r al 16r (oltre all’8AB r)
Il civico 1 era la villa, fu demolita nel 1955 e ricostruito da Filippo Copello un palazzo nel giugno 1956. Anche i civici 3 e 5 furono eretti da F. Copello negli anni a seguire.
Il civico 2 fu  eretto nuovo nel 1978.
Il civico 4 fu demolito nel 1995 e ristrutturato nel marzo 1997.
Al civico 14r si entra nell’Oratorio. All’inizio dell’attività salesiana a San Pier d’Arena, era relegato nel piazzalino molto limitato davanti all’ingresso della chiesa; accesso solo nei festivi ed  utilizzato unicamente dai ragazzi raccolti nell’istituto,  detti “interni”, che nel 1884 erano già più di 300.
Nel Pagano/1940 la strada va “da via San Giovanni Bosco allo stabilimento” ma nella cartina allegata da via Egidio Mazzucco sbuca in via Cristofoli. Ha solo civici neri:

  • 1: l’ONMI-casa della madre;
  • 8/6 Palli P. tessuti;
  • 8/7 dr Basso L.;
  • 5: un pretore.

Solo nel 1890 con l’acquisto della proprietà dei marchesi Durazzo Pallavicini, posizionata di fianco a mare rispetto la chiesa (e dalla quale ancora nel 1925 era separata da alto, finalmente l’opera salesiana  ebbe un vasto terreno autonomo e vitale, dando giustificato spazio al vero oratorio come voluto dal fondatore aperto tutti i giorni.

Teresa Durazzo Pallavicini (1829-1914).

Antica foto dei primi anni del 1900 riproducente lo spiazzo delle Fornaci: in alto la villetta del Giunsella, a destra la villa Bianca, al centro in rosso la villa del collegio Dogliani con dietro la villa Pinelli-Grimaldi di via G.B. Monti. A sinistra ed in basso del collegio, la vaccheria. Gli alti palazzi del quadrante supero-sinistra furono abbattuti e ricostruiti nel 1904. In primo piano le esercitazioni della Croce d’Oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sino al 1909, la figura specifica di un direttore dell’Oratorio non era stata ancora stabilita ed ogni sacerdote con un poco di tempo libero era distaccato a sorvegliare l’area addetta. Cominciò don A. Rebagliati, poi don A. Arcioni, don G. Pastorino, don R. Balbiano, don E. Camesasca, don E. Cavallo, don G. Peri, don T. Leonatti, don G. Ristagnino (1932-1937), don W. Masieri, don F. Dagna, don G. Moroncelli, don E. Briano (1946), don G. Baldan (1946-1949), don G. Barberis, don F. Dagna (1950-1953), don M. Agosta (1953-1958),  don A. Mosconi (fino al 1960), don V. Fabbian e via via tutti gli altri fino ai giorni nostri.
Il Circolo don Bosco, l’Azione cattolica, il don Bosco calcio, gli scouts (che erano del Riparto Sampierdarena 1°, nato primo in Liguria nel 1916 per opera di Pasteris, assieme ad altri quattro di Genova) ed altri furono tutti chiusi il 2 giugno 1931 quando per legge fascista tutte le associazioni furono sciolte e divennero monopolio del fascio. Inizialmente anche all’Oratorio stesso fu imposto di chiudere il cancello, ingiunzione rimossa dopo poco concedendo solo l’attività religiosa, previo accordo tra Stato e Santa Sede.
Fin dai primi anni, nella parte più alta (rispetto la via principale Carlo Rolando) dell’appezzamento appena acquistato, troneggiava la vecchia villa Bianca (descritta in via san Martino), che ancora negli anni postbellici ospitava le sedi direzionali di alcune società oratoriali. Aveva l’ingresso principale con portale bugnato decentrato rispetto la facciata ed un altro ingresso secondario, proprio davanti al quale, prima degli anni 1960, esisteva una giostra e poi una vasca con la sabbia per il salto; davanti a tutto il campo di calcio.

Il giornalista Renzo Fravega ricorda la gestione prebellica di don Pastorino: “al piano terra erano la sala della banda musicale, il guardaroba e altre salette fra cui quella del catechismo; al primo piano gli uffici e una cappella, al secondo varie stanze da lavoro. Di fronte alla villa un campetto per il gioco del calcio altalene e una giostra che girava a spintoni e un baraccone-teatrino dove ogni tanto venivano proiettate pellicole di Ridolini, Charlot, Fatty e di altri comici del tempo. Era un piccolo ritrovo assolutamente maschile..su quel campetto..i primi calci giocatori dell’AC Sampierdarenese come Bodrato, Carzino, Derchi e ragazzi dall’avvenire artistico come Natalino Otto. L’ingresso dell’oratorio una piccola porticina in via Giovanni Bosco, non ancora santo, dove di guardia era il Carlin. Chi entrava prima delle ore 16 non poteva più uscire se non dopo le aq7 a lezione di catechismo finita. Chiunque poteva giocare al pallone: chi non ne aveva ne ottenevauno in prestito lasciando a pegno il berretto”.

Personalmente invece ricordo gli anni 1950 l’entrata nell’Oratorio avveniva da via san Giovanni Bosco tramite ampio cancello e da una porticina laterale che dava adito ad una stanzetta dove stazionavano quelli che facevano pagare il biglietto quando c’era il torneo Rottigni-Marchisotti. Nella villa non ricordo esistesse una cappella perché per ogni funzione andavamo nella chiesa grande già completata. Davanti al portone era una vasca con la sabbia per i salti (specie nell’evento della prima Olimpiade quando gli scouts, sotto la nazione Venezuela, vinsero la coppa nazionale essendo risultati primi in molte attività ginniche; questa vittoria di un gruppo, bruciò agli altri dirigenti che per le successive olimpiadi proibirono costituire le nazioni con membri di una unica associazione).
Appena entrato negli scouts (1954), mentre i Lupetti guidati da Orlandi Umberto erano a piano terra (a sinistra dopo entrati), i grandi, salito lo scalone che iniziava a destra dell’ingresso, avevano la sede al primo piano.
Erano i tempi del sig. Brusasco (un laico con ampi poteri nell’oratorio che si assunse l’incarico di far nascere gli Escursionisti quando se ne andarono gli scouts; morì ucciso – credo – in Argentina), di don Baldan e di don Mario Agosta come direttori dell’Oratorio e poi parroci. Vice parroco dominava la figura di don Minasso che, organizzatore onnipresente, ammanigliato in politica, ricordo fungeva da filtro per le assunzioni all’Italsider. Ad una certa ora del pomeriggio veniva suonato un campanaccio, sbatacchiato a mano, per ricordare una sospensione di preghiera e che costituiva un piccolo fuggi fuggi per quelli che non sentivano quel banale obbligo. Nell’istituto, quasi tutti gli insegnanti erano salesiani, tra essi primeggiavano alcuni (per esempio don Raddi, che io ricordi su tutti).
La villa fu abbattuta e sostituita con una palazzina più funzionale nel 1965 ed ancora esistente, il campo da pallone davanti,  era separato dalla casa da un filare di tigli e dall’Istituto da una lunga costruzione ad un piano ideata per le numerose attività artigianali dell’istituto.
Nel 1952 nella zona dell’ingresso in una targa in marmo, don Bosco ricorda i Figli caduti per la patria: gli otto oratoriani morti nella guerra del ‘15-‘18: (G. Alberelli, B. Bianchini, A. Buscaroli, A. Carpaneto, A. Danovaro, G. Molinari, R. Spotti, F. Torrello, G. Traverso) ed i sedici della successiva guerra mondiale (C. Bussola, L. Bellino, V. Bonci, A. Cambiaso, A. Cucchi, F. Colotto, F. Dachà, R. Gatti, M. Orsoline, L. Porcella, N. Paparella, A. Panizza, L. Rigamonti, D. Schweitzer, N. Saba, I. Travagli).
In tempi più recenti, abbattuto un piccolo edificio prospiciente la strada ed adibito a cinema, si allargò il campo a 60 metri di lunghezza, ideale per i tornei a sette giocatori, sempre in terra battuta con polvere, fango e sassi e successivamente fu cintato per ordine della Commissione di vigilanza. Fu definitivamente demolito nel 1992.

Oggi chiamato “Opera don Bosco” o “Centro Sportivo PalaDonBosco”  comprende tutta una larga serie di servizi religiosi, sociali, educativi e ricreativi per i giovani. Su progetto degli architetti Vittorugo Marconi e Giovanni Pellegrino per una spesa che superò i 2miliardi di lire con lo scopo di aumentare le superfici coperte per  giochi in tutte le stagioni ed eliminare le ampie aree poco sfruttabili per le attività dei ragazzi. La struttura comprende 3 campi di calcio, palazzetto da 600 posti, 3 palestre, 2 campi di minibasket; ai quali vanno aggiunti i servizi del PalaGym che offre centri di fitness e del Crocera Stadium con piscine e altre strutture.

Foto dell’Oratorio nel 2000.

Il civ. 4 era un ingresso alla villa Bianca, della quale si accenna in via Carlo Rolando e via San Martino.
Nei civ. 1-19r nel 1960 era ospitata la UPIM. Dal 2002 un Fai-da-te con ingresso principale in via Carlo Rolando e fino ad oggi si sono susseguite varie attività commerciali.

Intitolazione

Dedicata a Giovanni Melchiorre Bosco, meglio noto come Don Bosco (Castelnuovo d’Asti, 16 agosto 1815 – Torino, 31 gennaio 1888). È stato un presbitero e pedagogo italiano, fondatore delle congregazioni dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, canonizzato da papa Pio XI nel 1934.
L’instancabile e battagliero sacerdote, ebbe ben presto proseliti, benefattori di alto lignaggio e successo: alla fine, nel 1873 dalla Santa Sede (Pio IX)  fu approvata la sua opera e le sue regole sia nel settore maschile che femminile (questa affidata alle suore, dette Figlie di Maria Ausiliatrice)

Le suore nel retro della villa.

Oggi le case salesiane nel mondo sono 1641 (e 1534 quelle delle suore missionarie) .
La San Pier d’Arena degli anni 1870, quando don Bosco decise di insediarsi a Genova,  era in una particolare situazione sociale ed economica: con l’industrializzazione si aveva un accrescimento rapido e costante, ma con un troppo alto livello di povertà ed ignoranza. Terreno ideale quindi per creare ambienti di ricupero della fasce più deboli soprattutto dei giovani (orfani o comunque soli) ai quali necessitavano non solo i primitivi elementi di sopravvivenza, ma anche quelli morali.
La ferrovia, come pure per i numerosi stabilimenti, ebbe una importanza di base, concentrando in San Pier d’Arena tutti quelli che cercavano un lavoro o comunque un punto di riferimento sia materiale che morale.
Lui arrivò a San Pier d’Arena con trenta lire in tasca, e solo un improvviso e munifico benefattore avvallò la spesa di trentamila lire, il prezzo di acquisto della prima casa, per ospitare i primi quaranta ragazzi (vedi via Carlo Rolando). Dal 1857 al 1886, ben 51 volte era venuto a Genova fermandosi a lungo. L’ultima volta che sostò a San Pier d’Arena fu il 23 aprile 1886.
Un cappello di Don Bosco, è custodito nella casa di Diego Bagnara a Sestri, perché l’ava benefattrice del Sacerdote, comprandogliene uno nuovo era riuscita non senza difficoltà  a trattenere per sé quello vecchio.
L’urna dorata col corpo del Santo tornò a San Pier d’Arena il 14 maggio 1959, ospitata nell’istituto e portata nella riedificata chiesa di San Gaetano, distrutta dalle bombe ed oggi intestata anche al suo nome.

Bibliografia

– Archivio Storico Comunale
– Archivio Storico Comunale – Toponomastica, scheda 534 e 535
– AA. VV. – 1945-2001, US Don Bosco – Vis Grafica 2001 – pag. 93
– AA.VV. – Don Bosco e Genova – Grafica Don Bosco 1971
– AA. VV. – Annuario guida archidiocesi – ed/94 pag.440 – ed/02 pag. 379-477
– AA. VV. – Il don Bosco nella storia urbana di Sampierdarena – Don Bosco 1997 -pag.58foto.76.83-4
– AA.VV. – 1886-1996 oltre un secolo di Liguria – Il SecoloXIX – pag. 453
– AA.VV. – Le ville del genovesato – Valenti 1984 – pag. 107
– A. sconosciuto – Dattiloscritto Parrocchiale – pag. 77.106
– Castelli M. – I santi – Paoline 2003 – pag. 31.38
– Corti M. – Annuario ligure dello sport – Lo Sprint 2008 – pag. 325
– De Landolina G.C.- Sampierdarena – Rinascenza 1922 – pag. 32
– Gazzettino Sampierdarenese:  1/88.4   +   9/89.6  +    8/97.3
– Genova Rivista del municipio: 1/32.84
– Lamponi M. – Sampierdarena – Libro più 2002 – pag. 159
– Mignacco – Protagonisti del calcio genovese – Di Vincenzo 2001 – pag. 50
– Miscio A. – La seconda Valdocco – Elledici 2002 – vol. I.II – pag. 64.444
– Novella P. – Strade di Genova – Manoscritto biblioteca Berio 1900-30 – pag. 17
– Pagano annuario ed./1933 – pag. 95 – ed/40 pag. 215 – ed/1961 pag. 245
– Poleggi E. & C. – Atlante di Genova – Marsilio 1995 – tav. 22
– Zena R. – Bocca del lupo – Bozzi 1932 – pag. 152