{"id":728,"date":"2016-11-18T10:47:26","date_gmt":"2016-11-18T09:47:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.sesgenova.it\/?page_id=728"},"modified":"2017-01-16T11:19:51","modified_gmt":"2017-01-16T10:19:51","slug":"belvedere-colle-di","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.sesgenova.it\/?page_id=728","title":{"rendered":"Belvedere (colle di)"},"content":{"rendered":"<p><strong>BELVEDERE <\/strong><\/p>\n<p>Stravolgendo l\u2019usuale elencazione alfabetica, per Belvedere seguir\u00f2 il percorso da fare a piedi. Pertanto, prima do precedenza alla generica descrizione del\u00a0 1) colle. Ad esso seguir\u00e0\u00a0 la 2) salita. Poi, prima il\u00a0 3)\u00a0piazzale. Poi ancora il\u00a04) corso. In quest\u2019ultimo, in successione da mare a monte, la\u00a0 4a)\u00a0 chiesa, il 4b) chiostro, 4c) casa parrocchiale e 4d) casa delle suore. Infine 5) la scalinata<\/p>\n<p><strong>COLLE DI BELVEDERE<\/strong><\/p>\n<p><strong><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image003.jpg\" alt=\"\" width=\"498\" height=\"167\" \/><\/strong><\/p>\n<p>foto del 1913. Il colle di Belvedere visto da Promontorio<\/p>\n<p>Non \u00e8 un colle isolato ed a se stante ma, prende questo nome, una tappa intermedia, un primo apice dopo erta salita. Questa punta infatti, \u00e8 seguita da breve pianoro in crinale, dopo il quale si riprende a salire per arrivare ove \u00e8 il colle finale con il forte, i quali non hanno pi\u00f9 questo nome. \u00c8 antichissimo, praticamente imposto dalla natura, perch\u00e9 \u00e8 sufficiente arrivare sino l\u00ec perch\u00e9 potessero ispirarsi letterati come il Giustiniani nel 1535 e poeti come il Cambiaso, il quale nel 1913, col titolo: \u201cil giardino della Liguria\u201d cos\u00ec si espresse: \u201cIl pellegrino che ascende su quel poggio incantevole resta sorpreso dalla bellezza del panorama che si apre grandioso sotto il suo sguardo. Da mezzogiorno l\u2019ampia distesa del mare, che dalle spiagge fiorite e popolose delle due riviere, svanisce nell\u2019azzurro infinito dell\u2019orizzonte. A ponente la collina di Coronata, che s\u2019innalza dolcemente inoltrandosi verso la Polcevera, per confondersi poi colle catene dei monti che fanno capo a quello della Guardia, il pi\u00f9 alto di quelli che sono all\u2019intorno, E poi la valle Polcevera colle sue quaranta parrocchie, che assume un aspetto di svariata bellezza, da farla meritamente chiamare il giardino della Liguria. Ai piedi della collina di Belvedere dal lato occidentale giace la popolosa citt\u00e0 di San Pier d\u2019Arena, un dedalo di case e di officine dai camini fumanti, che additano in essa la citt\u00e0 del lavoro e dell\u2019industria \u201c. Effettivamente, da lass\u00f9 si potrebbero vedere: pressoch\u00e9 tutta la citt\u00e0; pi\u00f9 lontano il profilo di capo Mele e delle prealpi Marittime; e nell\u2019immediato ponente, Coronata, il Teiolo e monte Figogna. Occorre per\u00f2 non fermarsi sul piazzale della chiesa, in quanto gli alberi \u2013 cresciuti e non curati &#8211; impediscono lo sguardo. Qualcuno accenna la possibile ipotesi, che Belvedere non \u00e8 sinonimo del panorama che si gode dal colle, ma che \u00e8 proprio lui l\u2019oggetto del bello a vedersi, riferito a quando era circondato dalla natura incontaminata, quando la chiesuola era in \u2018campagna\u2019: un po\u2019 come si guarda nel quadro dipinto dal Vernazza.\u00a0 Effettivamente doveva essere qualcosa di bello davvero,\u00a0 considerato che \u00e8 bello ancor oggi, malgrado tutto lo scempio che lo circonda; infatti adesso lo spettacolo \u00e8 molto meno edificante seppur sempre di vaste proporzioni, ha perso la sensazione di pace, di spazio e di gioia della natura, per mostrare prevalenza di tetti, industrie, treni e, laggi\u00f9 lontano, dal titolo irraggiungibile per noi, il mare.<\/p>\n<p>I pi\u00f9 antichi scritti, riguardanti la collina, sono:\u00a0 all\u2019Archivio di Stato in un atto del 1134 di compra e vendita fatta da Oliviero, uno dei consoli del borgo, figura come testimonio un Folco (o Fulco) di\u00a0 Belvedere (di Bervei; ma non \u00e8 detto per\u00f2 che si riferisca al nostro colle perch\u00e9 in Sarzano esisteva una localit\u00e0 anch\u2019essa chiamata poggio del Belvedere). E\u2019 del 1247 un altro atto con la descrizione di un possesso di terreno in zona Belvedere, da parte di una Sofia di Sestri Ponente, venduto ad un Corso da Sestri P. Altri atti notarili riguardano il monastero, gi\u00e0 edificato per le suore agostiniane e che &#8211; nella met\u00e0 del 1300 &#8211; se ne andarono proprio per la pericolosit\u00e0 legata alle lotte fratricide (dalla storia\u00a0 cittadina, sappiamo che nei secoli subito dopo il mille, la zona fu teatro di aspre e sanguinose contese tra guelfi e ghibellini: passando da l\u00ec l\u2019unica strada per proseguire verso il ponente o per il nord &#8211; anche se ancora lontani per entrare o uscire dalla cerchia muraria (a quei tempi la quinta cerchia muraria iniziava dalla attuale zona di Principe) &#8211; diveniva ovvio lo scontro tra di loro in queste terre. Rimasto vuoto, il 10 ottobre 1351 il nobile Leonardo Cattaneo ne fece acquisto, lo riforn\u00ec di arredi sacri e don\u00f2 il tutto ai frati di s.Agostino (con l\u2019obbligo di celebrarvi una messa quotidiana, e la clausola\u00a0 di perdita della donazione in caso di cessione: nel qual caso tutto sarebbe passato in dono all\u2019Arcivescovo). Sempre a proposito delle guerre fratricide, la storia ricorda in particolare la battaglia tra un migliaio di soldati guelfi comandati da Nicol\u00f2 Fieschi (con un gatto ad emblema del casato, posto sopra il motto \u2018sedens ago\u2019 , la cui traduzione \u2018agisco stando seduto\u2019 \u00e8\u00a0 significato della scelta di voler preferire l\u2019intelletto alla forza militare) contro i ghibellini guidati da Francesco Montaldo (parente del doge Antonio Montaldo), qui avvenuta nel 1394 coinvolgendo la popolazione residente e sconvolgendo l\u2019ambiente idilliaco naturale con centinaia di morti (erano anni di grande confusione politica alimentata da sospetti, gelosie, vendette ed ambizioni; come un fuoco, alimentato da ininterrotte battaglie, disordini senza freno, congiure,\u00a0 violenze, ambigui cambi di parte tra fazioni comprendenti soprattutti gli Adorno, i Fieschi, i Montaldo, i Fregoso, gli Spinola; una\u00a0 prima conclusione, forse esasperata e significativa di incapacit\u00e0 a risolvere il problema,\u00a0 fu da parte del nuovo doge Antoniotto Adorno, la consegna delle chiavi della citt\u00e0 al\u00a0 re Francese Carlo VI). A quei tempi, il cammino per arrivare lass\u00f9 doveva essere assai difficoltoso se gravati da carichi di merci e lungo un sentiero appena tracciato: praticamente solo una scomoda ed erta mulattiera (forse a tratti anche carrettabile, comunque a quei tempi neanche acciottolata, e se pioveva, un torrente). Non diverso era quadro politico nel 1461 quando forze marittime e terrestri del re francese CarloVII \u2013 agli ordini di Renato d\u2019Angi\u00f2, dopo aver raggiunto Savona ed essersi unite ai fuoriusciti genovesi -, avanzarono lentamente contro la citt\u00e0 superando Varazze e Sestri; furono contrastate a Belvedere il 17 luglio 1461 in una grande battaglia nella quale vinsero Paolo Fregoso e Prospero Adorno (in conflitto tra loro, ma momentaneamente riuniti contro un comune nemico, ed aiutati dallo Sforza, duca di Milano. Appena vittoriosi, Paolo Fregoso ben merit\u00f2 col suo carattere genialoide e colto, ma ambizioso ed amorale il soprannome di \u2018chimera del secolo\u2019: nei due anni successivi nomin\u00f2 e spodest\u00f2 quattro dogi insediandosi poi a sua volta nel dominio cittadino, che seppur breve, fu caratterizzato dalla violenza e dal disordine favorendo la rovina economica e politica della citt\u00e0).<br \/>\nSu questo poggio avvenne un\u2019altra battaglia per le armi genovesi: nel 1478 contro i soldati del Duca di Milano. Nel 1507 il colle fu nuovamente teatro di funesta ed impari lotta \u00a0in occasione dell\u2019assedio di Luigi XII re di Francia (che aveva posto quartiere generale al Boschetto di Cornigliano e le cui truppe, gi\u00e0 attestate saldamente sulle alture di Rivarolo, mirarono a sbaragliare ogni difficolt\u00e0 prima di compiere l\u2019ultimo balzo sulla citt\u00e0): Leonardo da Monteacuto, mandato a difendere la collina, il 25 aprile combatt\u00e9 valorosamente contro lo strapotere dei francesi guidati dal generale Chaumont d\u2019Amboise, e dopo inefficace resistenza si ritir\u00f2 dando fuoco alle polveri rimaste affinch\u00e9 non divenissero bottino di guerra del nemico. La bandiera francese quel giorno sventol\u00f2 sul colle, piantata dal Giacomo d\u2019All\u00e9gre, il primo ad entrare nella trincea ancora invasa dal fumo dell\u2019esplosione; questa conquista ferm\u00f2 l\u2019invasore che non insegu\u00ec le truppe genovesi in ritirata. Il generale francese lasci\u00f2 un manipolo sul colle, e si ritir\u00f2 a Rivarolo, permettendo un contrattacco dei genovesi che riconquistarono la posizione. Ma il re, appena giunto a Rivarolo, ordin\u00f2 un definitivo massiccio assalto, chiudendo la partita e firmando la resa di Genova, al Boschetto, il 27 aprile. Nel giugno 1680 la spia francese Vauberg invi\u00f2 una \u2018memoria\u2019 in Francia, a ReSole, in cui specificava che il colle di Belvedere era quasi a livello delle mura, e che da esso si poteva cannoneggiarle ed aprirvi una breccia travolgente. Il re per\u00f2 poi, opt\u00f2 per il bombardamento navale. Nel 1746\u00a0 ben dodici cannoni piazzati nelle balze vicino alla chiesa, fecero desistere il generale austriaco conte di Schulemburg, smanioso di vendicare l\u2019offesa ricevuta dai genovesi che, col gesto del Balilla avevano indotto il generale Antoniotto Botta Adorno a fuggire con le sue truppe da Genova prima e da San Pier d\u2019Arena dopo; forte di 20 mila soldati, stabil\u00ec il suo quartier generale a Torrazza (da dove poteva controllare sia la valle del Polcevera che del Bisagno), ma tutte le difese predisposte gli fecero rendere conto che un attacco in forze avrebbe determinato un risultato assai incerto e sicuramente con gravi perdite: decise per una posizione di accerchiamento a distanza, nella speranza di piegare i genovesi per fame, contemporaneamente bloccandoli dal mare con la flotta inglese dell\u2019ammiraglio Madley. I genovesi, per arginare le truppe nemiche attestate in Cornigliano (prevalentemente piemontesi) e Rivarolo, nel 1747 aprirono dei trinceramenti che dalla foce del Polcevera arrivavano sino al Tenaglia; chiudendo cos\u00ec l\u2019accesso alla collina di Belvedere giudicata molto importante per le eventuali offese che da questa postazione potevano recarsi alla citt\u00e0; vi furono alzati parapetti, fortificandoli con artiglieria pesante e ponendovi picchetti\u00a0 di truppa regolare nonch\u00e9 un buon numero di paesani, tutti al comando del Commissario generale Gaspare Basadonne che pose il suo quartier generale nel convento. Il lavoro fu portato a termine dalla manovalanza che scavava i trinceramenti mentre la flotta inglese\u00a0 poteva indisturbata avvicinarsi a riva e far fuoco contro i\u00a0 lavoratori (chiamati \u2018travagliatori\u2019) e mentre i soldati croati cercavano di attaccare via terra, sempre coraggiosamente respinti e spesso con successo contrattaccati \u2018fino alle case dell\u2019Incoronata\u2019; finch\u00e9 sull\u2019altura fu posta una artiglieria capace di allontanare le navi e rispondere a Coronata \u2013 dove in uno scontro a fuoco rimase ucciso il colonnello austriaco Franquin, crudele ufficiale che aveva fatto castrare un cappuccino perch\u00e9 non aveva saputo soddisfare certe sue richieste alla cittadinanza. La pace di Acquisgrana del 1748, pose fine a questa situazione bellica, ma la carestia che aveva portato, favor\u00ec una epidemia mortale che uccise 24mila persone, compresi tutti i soldati lasciati feriti\u00a0 dal nemico. Iniziando dalla chiesa, sul tratto pianeggiante del crinale verso monte, nella planimetria del Vinzoni del 1757, gi\u00e0 vi appaiono alcune ville (di esse, quelle con i\u00a0 civ. pari, sono a\u00a0 ponente). Nel 1797, fu il generale francese Duphot che occup\u00f2 la collina; e da l\u00ec, il giorno 11 luglio and\u00f2 al sanguinoso assalto del forte Tenaglia, contro contadini ed insorti che non accettavano il governo francese.<br \/>\nNel 1815 divenuto governante il regno sabaudo, prese possesso di tutto il colle, per cui la chiesa e canonica vennero sgomberate nell\u2019idea primitiva di essere demolite a vantaggio di un fortilizio. Mutate le circostanze, nel 1819 la chiesa fu restituita all\u2019amministrazione del santuario. Negli anni 1815-27 e poi ancora 1895-96 il forte Belvedere venne soggetto a modifiche da parte del governo piemontese<em>.<br \/>\n<\/em>Lamponi riporta alcune cifre relative alla produzione agricola della zona, nell\u2019anno 1900; paragonata ai colli limitrofi di Coronata o Rivarolo appare che\u00a0 tutta la collina era poco produttrice, non solo di materiale ortolano (fave, cavoli, patate) o fruttifero (fichi, mele e pere),\u00a0 ma anche di uva (\u201cvino \u2018onorevole\u2019 ma limitato\u201d) o boschivo, nonch\u00e9 di animali da cortile (ad uso personale) e da stalla (cavalli, muli asini per i trasporti, ma rare le mucche e pecore, per evidenti difficolt\u00e0 di pastura). Nel 1926-27 Carbone e Margutti incisero su disco la loro canzone \u201ca-o Belvedere\u201d; ed i trallaleri avevano nel repertorio\u00a0 \u201cSamp\u00eadaenn-a, Belvedere\u201d che diceva \u201cSamp\u00eadaenn-a, Belvedere, &#8211; Belvedere o l\u2019\u00e8 \u2018n bello paise &#8211; ghe v\u00eau \u2018n bello pa\u2019 de miande &#8211; pe po\u00eai and\u00e2se a demo\u00e2\u201d.<\/p>\n<p>In data 18\/3\/2010, la Regione \u2013 con lo scopo di facilitare la vita a chi abita in collina &#8211; ha ridefinito le aree soggette ai vincoli paesaggistici, stabilendo una fascia che salvaguardia gli antichi percorsi, punti panoramici, aree verdi o boscate;\u00a0 togliendo dal vincolo un\u2019altra fascia comprendente le costruzioni fatte negli ultimi 40 anni per facilitare l\u2019iter degli interventi di manutenzione e ristrutturazione. Da quass\u00f9 non \u00e8 possibile non rendersi conto che la natura \u00e8 stata non rispettata e violentata\u00a0 in ogni minimo spazio, l\u00e0 dove era \u201cun tripudio di verde e di fiori\u201d; e che Sampierdarena \u201cirta di ciminiere ed intersecata di ferrovie\u201d, nonch\u00e9 senza pi\u00f9 alcuno sbocco sul mare vi ha rimesso in bellezza e splendore: \u00e8 stata una scelta politica, cittadina e nazionale, che pu\u00f2 essere enfaticamente condivisa (appoggiata all\u2019idea &#8211; unica vera &#8211; del lavoro), oppure fortemente &#8211; anche se inutilmente &#8211; contestata: se non altro per cercare di fare in maniera che lo scempio non prosegua nelle piccole cose come l\u2019asfaltatura delle crose, la chiusura e distruzione di salita Millelire, la facciata nord di villa Scassi, le torri antiche abbandonate al degrado, ecc.<\/p>\n<p><strong>2)<\/strong><strong>\u00a0\u00a0<\/strong> SALITA BELVEDERE<\/p>\n<p>TARGHE:<\/p>\n<p>salita Belvedere<br \/>\nSan Pier d\u2019Arena \u2013 salita &#8211; Belvedere<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image004.gif\" alt=\"\" width=\"337\" height=\"224\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image005.gif\" alt=\"\" width=\"330\" height=\"153\" \/><\/p>\n<p>inizio salita da corso LA Martinetti<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image006.gif\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"258\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image007.gif\" alt=\"\" width=\"271\" height=\"165\" \/><\/p>\n<p>sulla scalinata, angolo a monte di via GB Monti<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image008.gif\" alt=\"\" width=\"338\" height=\"225\" \/> <img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image009.gif\" alt=\"\" width=\"326\" height=\"143\" \/><\/p>\n<p>arrivo della salita nella piazza antistante il Santuario<\/p>\n<p>QUARTIERE ANTICO: Promontorio<br \/>\nN\u00b0\u00a0 IMMATRICOLAZIONE:\u00a0\u00a0 2725\u00a0\u00a0 categoria<br \/>\nCODICE INFORMATICO DELLA STRADA &#8211; n\u00b0 :\u00a0\u00a0\u00a0 05020<br \/>\nUNIT\u00c1 URBANISTICA :\u00a0 25 &#8211; SAN GAETANO<br \/>\n27 &#8211; BELVEDERE<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image010.gif\" alt=\"\" width=\"112\" height=\"396\" \/> da M.Vinzoni, 1757<\/p>\n<p>CAP:\u00a0 16149<br \/>\nPARROCCHIA:\u00a0 1 e 2 = NS del ss.Sacramento\u00a0 &#8211;\u00a0 sopra = NS del Belvedere<br \/>\nSTRUTTURA:\u00a0 da corso L.A.Martinetti, a\u00a0 Corso Belvedere. Sono stati lasciati carrozzabili in due sensi: i primi 30 metri, e &#8211; da sopra le scale di Quota 40 &#8211;\u00a0 alla sommit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Corso L.M.Martinetti<\/strong><\/p>\n<p>All\u2019inizio salita, una catena evidenzia non essere strada carrabile\u00a0 anche se per servizi pi\u00f9 volte tale limitazione \u00e8 \u2013 forse legalmente ma solo per le suore &#8211; violata (questo tratto del stradina, per riparazioni di un pannello elettrico inserito nel muragline, fu rifatto e fortificato ma inopinatamente non ripristinato a ciottoli ma asfaltato, nel 1999).<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image015.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"294\" \/><\/p>\n<p>Un cartello avvisa esserci\u00a0 l\u2019inizio percorso storico-naturalistico Sampierdarena-Forte Diamante, con tempo di percorrenza di 3ore e 20\u2019, segnato con un cerchio rosso dalla FIE Liguria che periodicamente ne cura\u00a0 la segnalazione e pulizia in collaborazione con i tecnici dell\u2019Anas-sentieri. Due primi tornanti (visibili nella carta vinzoniana, ed ancor oggi fatti a mattoni e ciottoli e quindi solo pedonali) fanno superare la propriet\u00e0 di don Daste (mentre a levante \u2013 salendo &#8211; c\u2019\u00e8 quella delle Pietrine).\u00a0 Dopo essi, la salita \u00e8 stata tutta asfaltata anche se sempre solo pedonale.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image018.jpg\" alt=\"\" width=\"564\" height=\"374\" \/><\/p>\n<p>composizione multipla del muro, con vecchi ganci (troppo bassi per\u00f2 per un passamano)<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full\" src=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20colle_file\/image021.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"324\" \/> area ludica Pietrine<\/p>\n<p>A ponente &#8211; dopo le suore &#8211; inizia la propriet\u00e0 che \u00e8 stata degli <u>Stura<\/u> (ove si narra era zona di \u2018passeggiata delle novizie\u2019, sotto un ber\u00e7eau): dapprima, sulla salita, c\u2019era un cancelletto che dava ingresso a tutta l\u2019area sovrastante le suore; alla cui sommit\u00e0 \u2013 affacciata sulla strada di via GBMonti &#8211;\u00a0 essi costruirono i civv. 25 e 27 di detta via: ora questo cancello permette l\u2019entrata delle auto per il posteggio privato dei palazzi (allo scopo pertanto, gli ultimi 5 metri della salita, prima dello sbocco in via GBMonti, sono di nuovo carrabili).<\/p>\n<p><strong>via G.B. Monti<\/strong><\/p>\n<p>La nostra salita, a questo punto, \u00e8 stata troncata per l\u2019apertura di questra trasversale per cui fu necessario costruire sul lato a monte una <u>scala<\/u> per riallacciarsi alla parte superiore della salita stessa.<\/p>\n<p>Dopo la scala, superato il civico 48 di via GBMonti, sul lato di ponente si apriva un sentiero (che oggi finisce incontrando via Tosa) che portava a terreno coltivato da contadini che coinvolgeva tutta la fascia di collina che dal crinale (dove c\u2019\u00e8 la salita) scende sino a via GBMonti ed oltre (coinvolgendo anche via Battaglini e via dei Landi).<\/p>\n<p>Cento metri dopo, per superare il dislivello collinare, la salita compie altri due <u>tornanti<\/u>,\u00a0 ben visibili anche nella carta del Vinzoni. Ovviamente dalla scala ai tornanti, la salita \u00e8 solo pedonale.<\/p>\n<p>Nel restante grossomodo rettilineo sino alla sommit\u00e0, la salita di per s\u00e9, nei secoli, non ha subito ulteriori modifiche escluso essere divenuta carrabile nei due sensi.<\/p>\n<p>STORIA:\u00a0 se gi\u00e0 ai tempi dei romani, la strada di percorrimento e\u00a0 di grande comunicazione da e per Genova, di carovane e mercanti provenienti dalla riviera o dall\u2019interno, passava a mezza costa in alto (a livello dell\u2019attuale via alla Porta degli Angeli-Bersezio), un collegamento tra tale via e la spiaggia,\u00a0 non poteva che sfruttare il ripido -ma pur sempre il pi\u00f9 logico -percorso della nostra salita. E da lass\u00f9, antichissimo \u00e8 il nome \u201cbello videre\u201d a chiarire la posizione felice per spaziare sulla spiaggia e tutta la riviera ponentina, sul fiume, sui monti da Coronata fino al Teiolo ed alla Guardia.<\/p>\n<p>Il Gazzettino dice che il primo atto scritto ove compare il nome del colle, risale ad un \u2018istrumento di vendita di terreno nell\u2019anno <strong>1134<\/strong>, forse ancora conservato negli archivi dello Stato\u2019 .<\/p>\n<p>E\u2019 invece del\u00a0 18 lug.<strong>1197<\/strong> un atto di vendita da parte di Montanaria, figlia di Martino Curto, per 40 lire, al monastero di san Siro, un terreno sotto la strada e sino al fossato,\u00a0 confinante con altro terreno del monastero,\u00a0 in localit\u00e0 \u201cSancti Petri de Arena, ubi dicitur Belmont\u201d. Dimostrando esistere gi\u00e0 sull\u2019altura, in quegli anni, un convento di suore Agostiniane.<\/p>\n<p>Nel giugno <strong>1285<\/strong> un altro atto notarile ricorda di una Mainetta figlia di Gio Ascherio, che donava lire venti al Monastero di \u2018Sancte Marie de Bervei de Janua\u2019.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, senz\u2019altro gi\u00e0 prima del <strong>cinquecento<\/strong>, l\u2019antichissima crosa iniziava direttamente in zona Mercato, in fondo all\u2019attuale via N.Daste, allora anonima. Costruite in quell\u2019epoca\u00a0 le ville Grimaldi (Carabinieri) e Doria (ist.don Daste), per il loro accesso la strada fu senz\u2019altro ampliata e forse allungata con tornanti per permettere alle vetture trainate dai cavalli di raggiungerle.<\/p>\n<p>A fine dell\u2019estate <strong>1831<\/strong> il sindaco propone \u2018la rinnovazione del selciato\u2019, molto corroso e degradato anche per \u2018il frequente passaggio di carrettoni d\u2019artiglieria che si trasportano alle sovrastanti fortificazioni\u2019.<\/p>\n<p>Il regio decreto del <strong>1857<\/strong>, ovviamente riconosce nella toponomastica cittadina, la salita Belvedere, quale ora. Il consiglio comunale deliber\u00f2 la conferma del nome il 17 giu.<strong>1867<\/strong>.<\/p>\n<p>foto primi del 1900 con villa Pallavicini, il forte e tanti orti<\/p>\n<p>Nel tratto iniziale in basso, nei primi anni del <strong>1900<\/strong> si apr\u00ec un\u2019 unica nuova strada -che\u00a0 venne chiamata \u201ccorso dei Colli\u201d- (oggi corso L.Martinetti); quest\u2019ultima nei primi centocinquanta metri\u00a0 si sovrappose all\u2019antica salita cosicch\u00e9 gliene \u2018rub\u00f2\u2019 quel tratto e spost\u00f2 l\u2019inizio della salita\u00a0 dove ora pi\u00f9 a monte, subito dopo i Carabinieri (a sua volta l\u2019apertura di via A.Cantore dissec\u00f2 \u2018rubando\u2019 un tratto subito dopo l\u2019antico inizio da via N.Daste).<\/p>\n<p>Ed ancora nel <strong>1910<\/strong> lo stradario cittadino vede la \u201csalita Belvedere (comprendente anche il Corso Belvedere) da Corso dei Colli presso l\u2019istituto delle Pietrine per Belvedere, alla stessa arteria\u201d; e possedere civici pari e dispari sino al 22 e 29.<\/p>\n<p>viene segnalata la \u201cvia dei Colli\u201d, poi corso Martinetti. Davanti ai villini, il collegio don Minetti<\/p>\n<p>Il Pagano <strong>1925<\/strong> segnala al civ. 1 il \u201ccollegio convitto della Presentazione\u201d.<\/p>\n<p>Nel <strong>1927<\/strong> la salita compare nello stradario comunale, di 5\u00b0 categoria, assieme ad una autonoma \u2018salita vecchia Belvedere di 6\u00b0 categoria\u2019, non facilmente collocabile se non nel tratto dalla chiesa in su, in fase di divenire il \u2018corso\u2019. Nello stesso elenco, compare una \u2018localit\u00e0 Belvedere\u2019 a Voltri.<\/p>\n<p>Nel <strong>1933<\/strong>, era peggiorata, declassata di 6.a categoria, ed arrivava \u201cda corso\u00a0 D.Alighieri (corso L.A.Martinetti) al piazzale della Chiesa di Belvedere\u201d; lo stesso nel 1961 (da corso L.A. Martinetti), laddove per\u00f2 detto piazzale ha acquisito una autonomia toponomastica solo per breve tempo, risultando\u00a0 l\u2019ingresso della chiesa lungo il corso, e non nella piazza.<\/p>\n<p>La numerazione civica, continua dal basso in salita, proseguendo ininterrotta nel \u2018corso\u2019 sino all\u2019incrocio in alto con corso Martinetti.<\/p>\n<p>Nel 1940 vengono descritti solo tre civici neri, nessuno rosso (1=Pietrine, 2= Presentazione, 19=un privato.<\/p>\n<p>Nel <strong>dopoguerra<\/strong>, l\u2019apertura di Quota 40, tagli\u00f2 di nuovo la crosa 150 metri dopo il nuovo inizio, costringendo\u00a0 -per continuare verso il monte- a costruire\u00a0 una\u00a0 scalinata (che ovviamente non esisteva all\u2019origine).<\/p>\n<p>Nel <strong>1997<\/strong> il tratto iniziale fu soggetto a riparazioni: l\u2019adozione dell\u2019asfalto per coprire in velocit\u00e0 i buchi dell\u2019acciottolato, ha distrutto in maniera idiota la struttura tradizionale (favorendo tra l\u2019altro l\u2019allagamento delle zone distali, durante gli acquazzoni, con buona pace per chi ci abita o ha negozi e magazzini\u00a0 Gazz.S :7\/87.3 ) .<\/p>\n<p>Vinzoni. Al centro, alla lettera E, la chiesa e convento di san Pietro in Vincoli; \u00a0sopra ed a levante la propriet\u00e0; a sinistra della creuza Belvedere, la propriet\u00e0 di MarcAntonio Doria con \u2013diritto- il viale d\u2019accesso oggi scomparso<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CIVICI<\/p>\n<p>2007 = UU25= NERI =\u00a0\u00a0 dal <strong>2<\/strong> al <strong>26<\/strong> (mancano 10, dal 18 al 22)<\/p>\n<p>UU27= NERI\u00a0\u00a0 = da <strong>1<\/strong> a <strong>19<\/strong> (mancano da 11\u219217; compresi 1A, 13A, 15A)<\/p>\n<p>_________________________________________________________________<\/p>\n<p><strong>===civ. 1<\/strong>:\u00a0 Alla base di un ampio terreno a forma di esagono irregolare, che si sviluppava a levante della creuza che saliva a Belvedere (ben visibile nella carta vinzoniana), venne costruito nel 1630 un complesso conventuale con una chiesa, dedicata a<strong>\u00a0 san Pietro\u00a0 in Vincoli <\/strong>con soprastente l\u2019ex convento, poi adesso ricovero per anziani.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avvenne, per disposizione testamentaria del nobile\u00a0 Marco Antonio Doria, con l\u2019impegno che fosse gestita dai Gesuiti (Compagnia del Ges\u00f9, collegio di Genova, con sede in via Balbi nel palazzo ora dell\u2019Universit\u00e0) almeno tre mesi all\u2019anno (come risulta da una lapide posta all\u2019interno, a destra di chi entra ***) che dice:\u00a0 \u00abD.O.M. &#8211; IN HON. B.M.VIRG. &#8211; ET S.PETRI AD VINC. &#8211; AEDEM HANC SOC. IESV &#8211; AEDIF. MDCV KAL. AUG. &#8211; ELEMOS PIOR CIVIUM &#8211; PAVLO V PONT. MAX. SPINOLA ARCHIEP. &#8211; CLAVD. ACQ. PRAEP. SAC.\u00bb = IN ONORE DELLA BEATA VERINE MARIA E DI SAN PIETRO IN VINCOLI &#8211; QUESTA SEDE LA SOCIETA\u2019 DEL GESU\u2019 EDIFICO\u2019 ALLE CALENDE DI AGOSTO DEL 1605 &#8211; CON L\u2019ELEMOSINA DI PII CITTADINI &#8211; PONTEFICE MASSIMO\u00a0 PAOLO V &#8211; ARCIVESCOVO SPINOLA &#8211; SACERDOTE PREVOSTO CLAUDIO ACQUARONE *** .<\/p>\n<p>In totale sono circa 4000 mq, ripartiti tra chiesa, casa e giardino; con alberi secolari (tra cui alcune piante di canfora, uniche in citt\u00e0 assieme a quella nel piazzale della Croce d\u2019Oro ambulanza).<\/p>\n<p>La <strong>chiesa<\/strong> apre il suo ingresso dopo pochi metri dall\u2019attuale inizio di salita Belvedere. Gli attuali gestori, nel 2009 non ci hanno permesso visitarla.<\/p>\n<p>Storia=la festa che commemora l\u2019evento \u00e8 il primo di agosto; ricorda la dedizione\u00a0 della chiesa all\u2019Apostolo sull\u2019Esquilino eretta nel 431 circa, ristrutturata pochi anni dopo da SistoIII, ove si conservano le catene con le quali fu tenuto in carcere Pietro.\u00a0 La festa \u00e8 propria di Roma, non trovandosi nei libri liturgici ed avendo trovato poca espansione nella cristianit\u00e0 occidentale. Ovviamente il libro del Cambiaso non cita la nostra chiesuola.<\/p>\n<p>Interno= negli anni a cavallo tra 1600-1700, il quadro centrale dell\u2019altare maggiore fu circondato da un ornamento pittorico disegnato dal bolognese <u>Antonio Haffner <\/u>(1654-1732; bolognese, produttore di ornamenti in molti siti genovesi. Il Soprani scrive \u00abBello \u00e8 pure l\u2019altro ornamento, che egli fece intorno al quadro dell\u2019Altar maggiore entro la Chiesa di S.Pietro ad Vincula\u00bb); mentre le pareti delle cappelle laterali furono dipinte a chiaroscuro dal pittore <u>Domenico Parodi<\/u> (Genova 1668-1755, Scrive il Soprani \u00ab\u2026dipinse a chiaroscuro per gl\u2019istessi PP. Gesuiti le pareti delle laterali cappelle della Chiesa di S.Pietro ad vincula in San Pier d\u2019Arena. La riuscita dell\u2019Opera super\u00f2 l\u2019espettazione di chi gliel avea commessa\u00bb.<\/p>\n<p>Conteneva anche il grosso quadro ora esposto nella chiesa della cella, sopra l\u2019entrata della sacrestia, raffigurante s.Francesco Borgia (che fu uno dei Generali della Compagnia) (vedi a Giovanetti x chiesa della Cella).<\/p>\n<p>Assai modesta di spazio, era nata con tre altari, sul centrale -maggiore- c\u2019era il quadro della \u2018Presentazione di Maria al Tempio\u2019\u00a0 (una volta dedicato alla \u2018Madonna della Salute\u2019; ed un altro dedicato al \u2018SS.Cuore di Ges\u00f9\u2019), mentre sulle pareti delle cappelle laterali erano degli affreschi in chiaroscuro di Domenico Parodi, gi\u00e0 andati distrutti dopo il 1797.<\/p>\n<p>Vi vengono segnalate anche due tele di <u>Pier Paolo <strong>Raggi<\/strong><\/u>\u00a0 (Genova,1646-1724) con l\u2019\u201dadorazione dei Magi\u201d e \u201cEster e Assuero\u201d, prodotte in et\u00e0 giovanile, quando il pittore -dopo una scuola con maestro non conosciuto, inizi\u00f2 l\u2019attivit\u00e0 autonoma-.\u00a0 Nella chiesa era anche una grande tela -oggi nella chiesa della Cella, sopra l\u2019ingresso alla sacrestia- raffigurante san Francesco Borgia, di G.B.Carlone .<\/p>\n<p>Dal 1934 \u00e8 specificatamente vincolata dalla Soprintendenza alle Belle Arti.<\/p>\n<p>Con i bombardamenti, la chiesa (e quindi gli ornati dell\u2019Hoffner, ecc. Le suore alla ricostruzione fecero aprire al loro piano una cappella, che usano ancor ora comunemente lasciando la chiesa solo a particolari ricorrenze) e buona parte del complesso conventuale andarono distrutti: furono ricostruiti lasciando le strutture ancora valide come quelle esterne, ma su modello di un uso scolastico<\/p>\n<p>Anche a Roma esiste dall\u2019anno 431 una chiesa omonima, ove si venerano le catene che imprigionarono san Pietro prima della miracolosa liberazione e momentanea fuga. E\u2019 l\u2019unico legame storico col nome del borgo: la venerazione di san Pietro avvenne molto presumibilmente per opera dei vari missionari che si sparsero per portare la \u2018novella\u2019; una leggenda -non vera- voleva che il Principe degli Apostoli, lasciato Roma per fuggire le persecuzioni dell\u2019imperatore Claudio, passasse per la nostra contrada ove dorm\u00ec sulla spiaggia.<\/p>\n<p>Normalmente \u00e8 chiusa al pubblico.<\/p>\n<p>I gesuiti rimasero nel convento -risiedendoci soltanto nella stagione autunnale tipo villeggiatura- fino al 1773, quando dovettero lasciarlo causa definitiva soppressione\u00a0 dell\u2019ordine, in mezzo a tutti i torbidi politici conseguenti la rivoluzione francese (avvenne il 13 ago., con una breve di Clemente XIV; per la quale i loro beni in Liguria -detti \u201casse gesuitico\u201d- divennero propriet\u00e0 del Serenissimo Governo che poteva disporne a piacere\u00a0 (\u201cil Direttorio esecutivo \u00e8 incaricato di fare quelle soppressioni, concentrazioni e traslocamenti delle corporazioni ecclesiastiche regolari di ambo i sessi che creder\u00e0 pi\u00f9 conveniente al comodo della popolazione ed al vantaggio della nazione\u201d) dovendo pagare migliaia di soldati stanziati nel territorio, e compensare i sostenitori \u201cil direttorio esecutivo era autorizzato a requisire ori, argenti e gioie di tutte le chiese e monasteri, conventi, Opere pie, oratori esistenti nel territorio ligure, perch\u00e9 passassero alla tesoreria nazionale. Ai gesuiti furono requisiti dal segretario generale del Direttorio della Polcevera, ori e gioie\u00a0 per 258 lire\u201c).<\/p>\n<p>Per questo rest\u00f2 \u2018chiesa soppressa\u2019. Le aspre vicende di quei tempi, il passaggio e l\u2019alloggiamento di soldati in tempi di frequenti aggressioni verso Genova, fanno supporre l\u2019uso che ne fu fatto e lo scempio a cui fu soggetta (In contemporanea, anche la chiesa di san Giovanni Battista -oggi san Gaetano-Don Bosco-, era in stato di abbandono, gestita per conto di privati da 2 sacerdoti Teatini che vi risiedevano per\u00f2 solo sei mesi all\u2019anno; la casa parrocchiale era nella zona di San Martino del Campasso, ma la gente brontolava per lo scomodo a raggiungerla).<\/p>\n<p>Il complesso monastico ebbe cos\u00ec un lungo e grave periodo di abbandono e decadenza finch\u00e9 il Serenissimo Senato eman\u00f2 un primo decreto 14 sett.1771 con il quale si decideva l\u2019acquisto per 36.500 lire della chiesa di sanPietro in Vincoli -che fu dapprima offerta ai Teatini, avendoli gi\u00e0 esclusi ed allontanati da san Giovanni -con decreto divenuto definitivo il 23 nov.1796; ma loro rifiutarono questo trasloco e preferirono ritirarsi nella loro casa madre in san Siro a Genova. Prima di concretizzare i propositi, il Senato venne sostituito dal Corpo legislativo (Consiglio dei Sessanta) che nel mar.1799 decise il passaggio delle propriet\u00e0 -sia di san Pietro che di san Giovanni Battista- al governo laico della novella Repubblica Ligure, la quale in attesa\u00a0 pass\u00f2 la pratica al Municipio locale che us\u00f2 gli edifici per uso non sacro e militare. La perfetta successione non \u00e8 chiara ma \u2013sembrerebbe che in coda a tutti questi passaggi- alla fine il complesso fu acquistato da un privato (Campodonico?). Questi, al subentro del governo Sabaudo (che dopo 1815 -esilio di Napoleone, congresso di Vienna, restaurazione- restituiva una discreta libert\u00e0 di culto), vendette il complesso alle suore che alloggiavano a Belvedere (questo acquisto \u2013pagato con moneta raccolta da donazioni multiple- fu effettuato non dalla Congregazione ma dalle suore riunite in gruppo di soggetti singoli \u2013quali liberi cittadini- e parimenti proprietari, con la clausola che alla morte di ciascuna, la sua parte andava alle altre; finch\u00e9 l\u2019ultima poteva vendere il tutto ad un altro gruppo di suore, e cos\u00ec via. Questa catena si spezz\u00f2 quando furono firmati i Patti Lateranensi ed il complesso pot\u00e9 divenire propriet\u00e0 della Congregazione).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Le suore.\u00a0\u00a0\u00a0 Fu\u00a0 nel <strong>1827<\/strong>, che si riprese la gestione religiosa da parte di sacerdoti ed affidando il complesso alla direzione delle <strong>Suore della Divina\u00a0 Presentazione di Maria Vergine<\/strong> -comunemente dette \u201c<strong>Pietrine<\/strong>\u201ddal nome del santo Apostolo a cui \u00e8 dedicata la chiesa-. Esse\u00a0\u00a0 venivano dal santuario soprastante di Belvedere, essendosi col\u00e0 formate pochi anni prima,\u00a0 per idea della sestrese Anna Castello, nata Forte. Donna di singolare piet\u00e0 e generosit\u00e0,\u00a0 gi\u00e0 a Sestri aveva promosso con l\u2019aiuto del marito Domenico, notaio,\u00a0 l\u2019istituzione di una nuova congregazione con lo scopo dell\u2019educazione delle fanciulle. Da sestri, la fondatrice si\u00a0 propose allargarsi verso il nostro borgo, occupando dapprima (1825) alcune stanze nel santuario sul colle -ancora propriet\u00e0\u00a0 militare-, ma acquistando in secondo tempo (1826) la chiesa e convento soppressi.<\/p>\n<p>La sua opera\u00a0 fu approvata poi con regio decreto di Carlo Alberto, il 4 feb. 1832; mentre i 2 marzo successivo l\u2019arcivescovo mons. Tadini approv\u00f2 il nome di \u201csuore della Presentazione\u201d e l\u2019abito religioso da indossare. La fondatrice ebbe a morire nel 1835 quando la sua istituzione gi\u00e0 contava 22 suore e 5 converse; nel 1875 ospitava 40 educande interne pi\u00f9 80 esterne, mantenendo per oltre trent\u2019anni l\u2019incarico della istruzione delle civiche scuole femminili di San Pier d\u2019Arena. Nel 1884, sommando le suore educatrici sopra il centinaio, fu aperta un\u2019 altra sede\u00a0 a Novi).<\/p>\n<p>Queste, nei dieci anni a seguire l\u2019inserimento, sotto la guida della superiora suor Teresa Celesia -assistite dall\u2019arciprete Giuseppe Bava, e col concorso di benefattori quali il negoziante Nicol\u00f2 Pittaluga fratello del prevosto di Rupinaro, ed il munifico Francesco Rolla-, riuscirono a dare al complesso una notevole miglioria strutturale, quale esternamente vediamo ancor oggi (porticato d\u2019ingresso alla chiesa, la scritta, la cancellata; il tutto ricordato da altra lapide interna : \u201c SUB AVSPICIIS DEIPARAE VIRGINIS &#8211; PRIMO AD TEMPLUM TRADITAE &#8211; SORORUM DEVOTA CONGREGATIO &#8211; AEDEM IAMPRIDEM APOSTOLORUM &#8211; PRINCIPI SACRAM PIISSIMI LARGITORIS &#8211; MUNERE RESTAURABAT ORNABAT &#8211; ANNO MDCCCXXXVIII \u201c SOTTO L\u2019AUSPICIO DELLA VERGINE MADRE DI DIO &#8230;&#8230;&#8230;\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 LA DEVOTA CONGREGAZIONE DELLE SORELLE RESTAUR\u00f2 ED ORN\u00f2 LA SEDE GI\u00e0\u2019 PRIMA SACRA AL PRINCIPE DEGLI APOSTOLI NELL\u2019ANNO 1838 ***).<\/p>\n<p>Nel <strong>1863<\/strong>, anche per interessamento del sindaco Nicol\u00f2 Montano, si apr\u00ec uno dei primi servizi di <u>asilo<\/u> infantile a protezione di tutti i bimbi pi\u00f9 piccoli\u00a0 e portando cos\u00ec il complesso -nato inizialmente per sola\u00a0 beneficenza- ad un vero Conservatorio, da allora detto \u201cdelle Pietrine\u201d, ampliandosi ad\u00a0 istituto scolastico, con elementari e medie; nel 1933 viene chiamato\u00a0 \u201cistituto privato educatorio della Presentazione\u201d, con rettore don E. Pitto; e nel Pagano\/33: \u2018collegio convitto della Presentazione\u2019).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel <strong>1916<\/strong> l\u2019abate Brizzolara di Promontorio ne lamentava inutilmente all\u2019arcivescovo la non appartenenza al suo territorio parrocchiale. Secondo lui perch\u00e9 il terreno gi\u00e0 dal 1773 era compreso nel \u201cSuburbium Genuae (quindi entro il confine parrocchiale di Promontorio quando era \u2018Antica Chiesa di s.Pietro in Vincoli\u2019 ed apparteneva ai Gesuiti; e questo fino ancora al 1800; il tutto assieme a tutta la montuosit\u00e0 del borgo rappresentata dalle tre colline (Angeli, Costa, Belvedere) che vanno ad unirsi col forte Tenaglie, come tutta la villa Imperiale e Monte Galletto); cosicch\u00e9 la giurisdizione della chiesa \u201cplebana\u201d di san Martino terminava a sud-ovest di Belvedere con la villetta Gaggien (non conosciuta) situata in cima alla salita del Campasso, volgarmente detta salita del Rompicollo. Cosicch\u00e9 sempre secondo don Brizzolara la chiesa delle Pietrine doveva essere una succursale di Promontorio come lo era l\u2019Oratorio degli Angeli entro le mura.<\/p>\n<p>Ancora nel 1933 sotto la prevostura dei Salesiani -con direttore il sac. Pitto Ernesto-\u00a0 porta sulla facciata -migliorata con la costruzione di un porticato frontale eretto nel 1837- la scritta ancora\u00a0 contemporanea \u201cAPOSTOLORUM PRINCIPI IN VINCULIS \u201c (prima, a lettere cubitali, c\u2019era scritto: \u201cadducentvr virgines post eam\u201d).<\/p>\n<p>L\u2019Istituto scolastico.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Grande parte dei giovani sampierdarenesi, sessantenni nell\u2019anno 2000, hanno formato i primi passi culturali sui banchi di questo istituto.<\/p>\n<p>Non \u00e8 specificato da quando, l\u2019intero Istituto \u00e8 posto sotto tutela e vincolo della Soprintendenza alle Belle Arti.<\/p>\n<p>Dove ora \u00e8 il tennis (sul quale gioca nessuno), erano orti coltivati da un manente che poi fu allontanato dalle suore; dove \u00e8 il ber\u00e7eau era la \u2018passeggiata delle novizie\u2019.<\/p>\n<p>Durante la guerra del <strong>1940-5<\/strong>, avendo subito gravi danni, buona parte fu sottoposto a decisi rifacimenti; sono intuibili i muri esterni frantumati dalle bombe e rifatti (esempio lungo la salita Belvedere in quanto cadono a perpendicolo col terreno del vicolo mentre quelli antichi sono lievemente svasati a rinforzo della base) .<\/p>\n<p>Il Pagano\/<strong>1950<\/strong>\u00a0 al civ. 1 si segnala la presenza dell\u2019 \u00abEducatorio \u2018Presentazione\u2019 (Pietrine)\u00bb.<\/p>\n<p>Dal maggio<strong>1998<\/strong> -chiuse tutte le scuole- \u00e8 divenuto \u201cResidenza Pietrine\u201d, istituto di residenza protetta per 65 anziani ambosessi, autosufficienti e non, in camere singole e doppie (ad essi \u00e8 stata dedicata un\u2019intera ala dell\u2019edificio, con camere singole, confortevoli, munite di Tv e telefono; completano l\u2019arredamento una palestra per fisioterapie riabilitative e sale di accoglienza comune, un bello spazio verde di oltre 4mila mq , ai cui estremi in alto si ergono alcuni rari fusti di alberi di canfora. Se l\u2019assistenza \u00e8 ottima, la retta da pagare non \u00e8 per tutte le tasche).<\/p>\n<p>Nel <strong>2009<\/strong> una casupola sita in corso Martinetti pressoch\u00e9 sotto la chiesa \u2013 che per tanti anni ha ospitato auto ed anche gli scout &#8211; \u00e8 stata abbattuta ed al suo posto \u00e8 stata creata una aiuola rialzata (si dice per evitare posteggio abusivo delle auto).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>===civ.2<\/strong>: subito dopo la chiesa, sul lato\u00a0 a monte, si apre il <strong>palazzo Doria<\/strong>, poi<\/p>\n<p>divenuto Serra-DeMari, forse anche ***Ronco, ed infine alle attuali suore della Divina Provvidenza per l\u2019 <strong>Istituto Don Daste<\/strong> e per la<strong> Fondazione di religione opera don Nicol\u00f2 Daste <\/strong>(ente con personalit\u00e0 giuridica).<\/p>\n<p>===<strong><u>i\u00a0\u00a0 DORIA<\/u><\/strong>\u00a0 ghibellini, presero come stemma l\u2019aquila nera posta su uno sfondo che nella met\u00e0 superiore ha campo d\u2019oro; in quella inferiore, argento.<\/p>\n<p>In ascendenza, avi <u>non <\/u>interessati alla villa, furono:<\/p>\n<p>Lamba Doria, con rispettivi figli Opicino\u2192Bartolomeo\u2192Giovanni\u2192 DomenicoBartolomeo.<\/p>\n<p>Quest\u2019ultimo ebbe due figli Giovanni (la cui discendenza porta ai Doria di villa Franzoniane) ed Agostino (1).<\/p>\n<p>1- 1466<u> AGOSTINO <\/u>di Dom.co Bart.meo, sposo di Sobrana Grimaldi q.Nicol\u00f2. Essi ebbero quattro figli : Maria, Niccol\u00f2, \u00a0<u>GioBattista (2),<\/u> <u>Giacomo (3<\/u><u>)<\/u>,.<\/p>\n<p>2 &#8211; <strong><u>GioBattista Doria<\/u><\/strong> <strong>\u00a0<\/strong>di Agostino 1470-1554 (Battilana pag.52).<\/p>\n<p>Pare che la villa sia stata edificata per suo volere sposo della mag.ca Gironima Lomellini q.Battista, non ebbe figli.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 a 38 anni continuamente ricopr\u00ec cariche ufficiali per incarico del Senato come governatore della Corsica e confidente di Andrea Doria quando sbarc\u00f2 il suo esercito per liberare la citt\u00e0 dallo straniero. Senatore nel 1536, divenne\u00a0 5\u00b0 doge biennale dal 4 gennaio 1537 al 4 genn. 1539, anni in cui fece erigere la nuova cinta di mura\u00a0 e ricevette Carlo V ed il Pontefice (che stimol\u00f2 a far revisionare i monasteri che non vivevano l\u2019opportuno spirito religioso).\u00a0 La sua effige da doge, venne affrescata sul soffitto del salone al piano nobile (vedila sotto). Alla fine del mandato divenne\u00a0 Procuratore Perpetuo. Mor\u00ec nel 1554 e, deposto in una cassa di piombo,\u00a0 venne sepolto nel coro della chiesa di san Domenico.<\/p>\n<p>3 &#8211; <u>GIACOMO<\/u>, figlio primogenito di Agostino, fratello di GB. Spos\u00f2 Battina DeMarini q. Goffredo con la quale ebbe 9 figli: <u>Niccol\u00f2 (4)<\/u>; Stefano, Eliana, Sobrana, Ginevra, Orietta, <u>Agostino (5)<\/u>, Isolta e Girolamo). Fu unico genovese con rapporti e ritratto dal Tiziano (1489-1576). Fece parte della delegazione che and\u00f2 a Piacenza a rendere omaggio al papa Paolo III Farnese, in viaggio verso Nizza per incontrare CarloV ed il re di Francia FrancescoI. Gestiva capitali e finanze a livello internazionale avendo occasione di risiedere anche a Venezia. Fu eletto\u00a0 senatore. Non si sa se sopravissuto al fratello, allora lui erede della villa; o se dopo, ed allora erede fu subito uno dei suoi figli, non il primogenito e quindi come a significato che questa villa era un \u2018bene secondario\u2019 della famiglia.<\/p>\n<p>4 &#8211; <u>NICOLO<\/u>\u2019 qGiacomo, quindi\u00a0 nipote di GB (zio) e di Agostino (nonno).<\/p>\n<p>Dall\u2019et\u00e0 di trent\u2019anni ricopr\u00ec cariche pubbliche. Fu ambasciatore a Venezia; a Brescia acquist\u00f2 il campanone del palazzo ducale. Fu eletto 27\u00b0doge\u00a0 biennale,\u00a0 dal 20 ott.1579 al 1581, primo ad avere il titolo di \u2018serenissimo\u2019. Sposo di Aurelia Grimaldi q.Niccol\u00f2 (detto \u2019il monarca\u2019), ebbero 9 figli, tra i quali\u00a0 GioStefano (doge nel 1633), <u>GB (6)<\/u>., Marcantonio, Giacomo,\u00a0 Camillo, Livia, <u>Maria (7)<\/u>, GioGirolamo, GioPietro). Mor\u00ec il 13 ott.1592 a 76 anni e sepolto in san Matteo).<\/p>\n<p>5 &#8211; Da GB, perch\u00e9 senza figli, appare che la villa divent\u00f2 propriet\u00e0 nipote <strong><u>Agostino<\/u><\/strong> figlio di Giacomo, omonimo del nonno. Doge nel 1579. Il 15 luglio 1587 acquista da Nicol\u00f2 Grimaldi \u2013per conto del fratello Nicol\u00f2 e di Barnaba Centurione- tutti i beni \u2018profanati che erano il monastero del s.Sepolcro. Con bolla datata 1 gennaio 1606 fece erigere nel nostro palazzo\u00a0 la cappella-oratorio, su licenza papale di PaoloV. Si fece ritrarre in miniatura con la famiglia, da Guilliam van Deyen (L\u2019Et\u00e0 di Rubens, pag. 204). Spos\u00f2 Eliana Spinola q.Goffredo da cui ebbe 7 figli vissuti a cavallo tra il 1500 e 1600: <u>GiacomoMassimo (8)<\/u> primogenito; GioLuca; <u>GioCarlo (9)<\/u>; <u>Marc\u2019Antonio (10)<\/u>; Battina e Virigina. Mor\u00ec nel 1607).<\/p>\n<p>6 \u2013 GB di Nicol\u00f2 \u00e8 citato nell\u2019epigrafe marmorea murata in controfacciata relativa a papa PaoloV, datata 24 febb.1607. Chiesa e monastero ottengono -su richiesta di GB-\u00a0 speciali indulgenze avendo risposto ai requisiti voluti.<\/p>\n<p>7 \u2013 Maria di Nicol\u00f2 sposata a Gaspare Spinola, ebbe figlia Brigida Doria-Spinola ritratta da P.P. Rubens.<\/p>\n<p>8 \u2013 Giacomo Massimiliano fu \u2013nel 1605- il primo marito di Brigida Spinola di Gaspare, senza prole. Morto prematuramente nel 1613, ella si rispos\u00f2 nel 1621 con GioVincenzo Imperiale.<\/p>\n<p>9 \u2013 GIO.CARLO. 1577-1629- terzogenito dell\u2019ex doge Agostino; fratello di Giacomo Massimiliano e Marcantonio. fu ritratto a cavallo dal Rubens.<\/p>\n<p>GioCarlo, incisione di Simon Vouet<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Spos\u00f2 Spinola Veronica q.Ambrogio nel 1608 che rimase vedova nel 1629 dopo aver avuto (Battilana) 2 figli (GioGirolamo ed Agostino quest\u2019ultimo, che Boccardo scrive unicogenito, mor\u00ec nel 1640). Fu doge nel biennio 1601-3,\u00a0 politicamente legato ai ghibellini, anche lui fu grande collezionista e mecenate d\u2019arte: attorno a lui ruota gran parte\u00a0 delle vicende collezionistiche genovesi del primo quarto del seicento. Dal 1988 \u00e8 tornato Genova, palazzo Spinola, un suo grande ritratto a cavallo del 1606 del Rubens ove vi appare con le insegne dell\u2019Ordine di san Giacomo concessegli dal re di Spagna Filippo III nel 1606 (divenuto propriet\u00e0 del figlio Agostino e poi \u2013dal 1640- del fratello Marcantonio che lo destin\u00f2 a GioFrancesco, la tela ebbe numerose peregrinazioni divenendo anche propriet\u00e0 di Adolf Hitler). Ricevette in regalo dal Granduca di Toscana un bel cane chiamato Mugnaio \u2013simbolo di fedelt\u00e0-, che ebbe l\u2019onore di una lirica da parte di GB Marino e di essere effigiato da B.Pagano col padrone. Al Louvre \u00e8 invece un olio col suo ritratto, di Simon Vouet del 1621 quando soggiorn\u00f2 a SPd\u2019A; e del Procaccini il suo volto per san Giacomo (l\u2019Eta di Rubens-pagg.211-12-32).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>10 &#8211; MARC\u2019ANTONIO o Marco Antonio Doria, o Marcantonio I, 1572-1651. Nato da Agostinio (doge 1601-3), pass\u00f2 col fratello lungo tempo <u>a Napoli<\/u> \u2013 sua seconda patria &#8211; per imparare l\u2019arte dell\u2019essere mercanti (investimenti, capitali e beni fondiari), contattando nel frattempo artisti vari ed affinando le sue innate qualit\u00e0 di intenditore e cultore d\u2019arte, ed ove diede origine -comperando tramite giureconsulto e per 40mila ducati un feudo di Angri nel salernitano-\u00a0 al casato dei Doria d\u2019Angri che nel 1636 fu elevato a principato per concessione di Filippo IV di Spagna (ramo che si trasfer\u00ec definitivamente a Napoli agli inizi del 1900 con Marcantonio VI). A Napoli la famglia aveva cospicui ingteressi, e lui li segu\u00ec con attenzione<\/p>\n<p><u>Nel sud<\/u> consolid\u00f2 il commercio e l\u2019esportazione granaria calabrese, e comper\u00f2 una vasta distesa paludosa ad Eboli per l\u2019allevamento dei bufali.<\/p>\n<p><u>A Genova<\/u> si dedic\u00f2 all\u2019alta imprenditoria, ereditando anche la cospicua parte del fratello Giacomo, e dei cugini (che convivevano con lui a Genova, GB e GioStefano) tutti morti privi di discendenza. A vent\u2019anni spos\u00f2 Isabella DellaTolfa figlia del conte Carlo di san Valentino e gi\u00e0 vedova di Agostino Grimaldi duca d\u2019Eboli e principe di Salerno, gestendo i lautissimi beni che la vedova gli port\u00f2 in dote; con essa ebbe 5 figli (Niccol\u00f2 primogenito 1599-1688, sposo di Maddalena Spinola qAntonio, morto senza eredi; GioFrancesco secondogenito, che per\u00f2 sopravvisse al padre solo per due anni (1601.1653); Vittoria che spos\u00f2 Agostino Spinola marchese di Lerma; Margherita fattasi suora nelle Monache Turchine di Castelletto; Barbara). Nella sua indole imprenditoriale, non era distaccto dalla politica cittadina, assumendo cariche\u00a0 di alta responsabilt\u00e0: per undici volte tra i trenta dei Consigli e le quattro estrazioni nei Collegi; procuratore (1625-6) col titolo di illustrissimo; senatore (1628-30 &#8211; 40-41 e 50-51: quando mor\u00ec \u2018in carica\u2019) =erano tempi nei quali gli olgarchi si dividevano in \u2018nobilt\u00e0 vecchia e nuova\u2019, mentre gli spagnoli \u2018si contavano\u2019 (filospagnoli-i quali, da \u2018tutti\u2019, ora erano in fase calante di condivisione), per contrastare il crescente numero dei repubblichisti. E stare di qua o di l\u00e0 costava la carriera..<\/p>\n<p>Si trov\u00f2 a difendere Bernardo Strozzi , nel 1625, alle accuse di Luigi Centurione; sempre stando attento al concetto artistico da essere un committente anche di Rubens.<\/p>\n<p>Nel 1630 fece parte di una deputazione incaricata di ricevere \u2013 di passaggio a Genova &#8211;\u00a0 la regina d\u2019Ungheria, Anna Maria d\u2019Austria<\/p>\n<p><u>A San Pier d\u2019Arena<\/u> fu molto legato, frequentandola quando era conosciuta come \u2018della loggia nella principale strada del borgo\u2019. Il 4 giugno 1613 dal fratello GioCarlo -notaio Nicol\u00f2 Zoagli- ricevette il pieno godimento della \u00abdomo cum ruri sita in Sancto Petro Arenae\u00bb. In questa casa nell\u2019ottobre 1637 mor\u00ec il venticinquenne <u>Nicol\u00f2 Grimaldi<\/u> duca di Eboli, figliastro per Marcantonio essendo figlio di primo letto della moglie. Quando fu aperto il testamento del giovane si apprese che il desiderato era \u201clascio il corpo mio alla terra mentre si doner\u00e0 alla cappella che i miei antenati han fatta nella chiesa di san Pietro detta la Cella in la villa di s.Pier d\u2019Arena\u201d.<\/p>\n<p>Fu uomo politico, ambasciatore a Mantova nel 1619; non mancarono spiccati interessi artistici (attratto in forma determinante dal caravaggismo, dai suoi stilemi e dalla commissione di tele di suoi imitatori), culturali (letteratura, amicizia con Ansaldo Ceb\u00e0) e spirituali ( frequentazione con\u00a0 teologi, preoccupandosi del destino dell\u2019anima e della retta conduzione familiare; l\u2019ansia religiosa lo port\u00f2 a raccogliere un vasto reliquiario \u2013tra cui quella del preziosissimo sangue di san Giovanni Battista, protettore di Genova, ricevute dalla chiesa napoletana di san Giovanni a Carbonara) . Un suo ritratto, di Justus Sustermans datato 1649, lo mostra 67enne, due anni prima della morte. (L\u2019Et\u00e0 di Rubens.pag.215).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La casa principale e cittadina dei Doria, di propriet\u00e0 paterna, era in vico Gelsomino (vicino a piazza s.Matteo-vico Falamonica), ma assieme avevano la villa \u2018di campagna\u2019 a San Pier d\u2019Arena, dove viene ripetutamente descritto l\u2019esistenza di un \u201cdelizioso <strong>casino<\/strong>\u201d,\u00a0 posto \u201cpoco distante dalla sua casa di campagna\u201d abbellito da una loggia da cui si doveva godere di un panorama idilliaco. Fu Marcantonio quello che pi\u00f9 di tutti cur\u00f2 questo secondo edificio che cos\u00ec storicamente passa concordemente col suo nome: Casino di Marcantonio Doria Nell\u2019accezione antica di allora, era \u2018casino\u2019 il luogo scelto dagli uomini per incontri di divertimento, sportivo in genere ma anche letterario o di gioco, discosto dalle mura di casa di evidente maggiore \u2018dominio\u2019 femminile. Pochi, ma assai ricchi i collezionisti genovesi di allora, attenti ad artisti emergenti il mondo di allora o di collezioni da ricuperare, comunque capaci in silenzio di comporre quadrerie\u00a0 di alta qualit\u00e0 e quantit\u00e0. Purtroppo alla loro morte, queste collezioni da passaggio ereditario all\u2019altro, vennero alienate ed a loro volta disperse.\u00a0 Per questo edificio, \u00e8 del\u00a0 <strong>1605<\/strong>\u00a0 una proposta di Marcantonio a Caravaggio -di passaggio per Genova proveniente da Roma invitato dai Sauli-, di decorare una loggia del casino pertinente la villa di Sampierdarena. A seguito del netto rifiuto dell\u2019artista, nel 1610 l\u2019incarico fu affidato a1 decoratore napoletano <u>Battistello Caracciolo<\/u> con le storie di Abramo e di sant\u2019Orsola (per questo lavoro \u2018opera fatta a olio ed a fresco\u2019,\u00a0 fu pagato a Napoli nel dicembre 1618, ma un documento dimostra che nel 1624 il pittore era ancora attivo nella villa; risulta che nel 1620 il nobile proprietario possedesse una ventina di tele dell\u2019artista napoletano, il cui tratto pittorico, colore ed ombre, fu di meditazione -e passaggio alla pittura prevalentemente di colore- a D.Fiasella). Gli successe nella decorazione <u>Orazio Gentileschi<\/u> negli anni 1621-4 (Pisa 1565-1647; il Ratti dice che mor\u00ec quarantenne a Londra ove aveva vissuto per 12 anni ed ove fu sepolto in gran pompa sotto l\u2019altare maggiore della regia cappella di Sormersethaus; sul Secolo si scrive che mor\u00ec a Londra nel 1639). Era stato uno dei primi a cogliere il colore e lo stile del Caravaggio; adott\u00f2 questo stile a Genova nel suo non breve soggiorno. I dipinti del Gentileschi per\u00f2 andarono tutti distrutti con l\u2019abbattimento dell\u2019edificio.<\/p>\n<p>Sia nella villa, che nel casino: non viene descritto come i quadri fossero distribuiti; gli affreschi sui soffitti rappresentavano come d\u2019uso, fatti religiosi: si sa solo di una sala, ove il quadro centrale raffigurava \u2018Abramo trattenuto dall\u2019angelo prima del sacrificio del figlio\u2019; esso era circondato da altri quattro riquadri rappresentanti storie di Giacobbe: \u2019Isacco benedice Giacobbe\u2019, \u2018Esau vende la primogenitura a Giacobbe\u2019, \u2018Giacobbe vede in sogno la scala misteriosa\u2019, \u2018Giacobbe lotta con l\u2019Angelo\u2019; nelle lunette erano rappresentati Mos\u00e8, Aronne, Giosu\u00e8, Giona, Davide, Giuditta, Giobbe e Sansone;\u00a0 negli spazi delle mezzelune le quattro Sibille.\u00a0 In altra sala c\u2019era un \u201csan Gerolamo atterrito dalla tromba del final giudicio\u201d. Altrove si vedevano un \u201cpazientissimo Jobbe dalla moglie indiscretamente rimproverato\u201d \u2018Mos\u00e9 vicino al rovo ardente\u2019, \u2018Tobia che seppellisce i morti\u2019, \u2018Tobia che ricupera la vista ungendosi col fiele del pesce\u2019.\u00a0 Tutti argomenti di repertorio ma insolitamente usati in funzione decorativa).<\/p>\n<p>Nel <strong>1610<\/strong> Marcantonio grande collezionista d\u2019arte, risulta compratore di opere del Caravaggio (il \u2018Martirio di sant\u2019Orsola\u2019), di van Dick, di Rubens (che ritrasse il nobile a cavallo, in un quadro presente in palazzo Spinola di Pellicceria); del Ribera (il bellissimo \u2018compianto sul Cristo morto\u2019); e in seguito protettore di artisti come lo Strozzi (del quale fu mallevadore nella lite con Luigi Centurione per degli affreschi in Strada Nuova))-.\u00a0 Nel 1621 assieme al fratello, ospitarono in questa villa il pittore francese Simon Vouet che li ritrasse entrambi (sebbene ad oggi \u00e8 conservato al Louvre solo il grande ritratto del fratello Gio.Carlo, definito stupefacente per introspezione psicologica\u2019).<\/p>\n<p>L\u2019edificio del \u2018casino\u2019 and\u00f2 distrutto poco prima del 1700 .<\/p>\n<p>Nel <strong>1636<\/strong> Domenico Sauli \u00e8 amministratore dell\u2019eredit\u00e0 dei fratelli Marcantonio II e Ignazio Doria figli di GioFrancesco e loro eredi: tra tanto, anche dei \u2018beni a Sampierdarena\u2019. Dal <strong>1702<\/strong> al 1716 esiste l\u2019elenco settimanale delle spese per i lavoratori e fornitura di materiale per lavori edilizi nel palazzo di GiuseppeM Doria q.Ignazio in Sampierdarena<\/p>\n<p>La villa rimase ancora propriet\u00e0 quindi di questa famiglia, per alcuni secoli.<\/p>\n<p>Infatti appare ancora\u00a0 nel <strong>1757<\/strong>, nella mappa vinzoniana, essere propriet\u00e0 del mag.co <strong><u>Giuseppe Doria<\/u><\/strong> (il quale probabilmente (da vedere a Battaglini) \u00e8 quello descritto da Battilana a pag. 64, discendente dal Marcantonio Doria di cui sopra, vissuto 1730-1816, che divenne doge nel 1795 e che spos\u00f2 Isabella DeMari q Girolamo (e poi in seconde nozze Barbara Fieschi q. Ettore).<\/p>\n<p>Acquistando anche una casa e terreno sottostante (da parenti -ma di un ramo diverso dal suo, e tra loro fratelli: Francesco\u00a0 e Marc\u2019Antonio Doria; quest\u2019ultimo \u00e8 lo stesso che ordin\u00f2 la costruzione della chiesa di san Pietro in Vincoli) costitu\u00ec una delle propriet\u00e0\u00a0\u00a0 pi\u00f9 ampie del borgo &#8211; dopo quella degli Imperiale (poi Scassi), estendendola dalla via principale sino alla vetta del colle di Belvedere. Il terreno, dalla villa fino alla sommit\u00e0, era dedicato a frutteto e bosco. Nel febb.1800 il governo della Repubblica Ligure ordin\u00f2 un inventario di tutti i suoi beni quale \u2018cittadino emigrato\u2019 non sappiamo dove; non ebbe figli maschi, solo la figlia Maria Doria Cattaneo. Eredit\u00f2 tutto un GioCarlo IV (1788-1854) primogenito del ramo cadetto proveniente da GioFrancesco che risiedeva a Napoli.<\/p>\n<p>Nel 1780 fece apportare dei restauri importanti e migliorie: sottostante casa, fece aprire un ampio e degradante giardino all\u2019italiana (anche se ispirato alla francese di Versailles,\u00a0 come dettato dagli usi dell\u2019epoca), che si snodava a ventaglio, dalla villa fino alla zona compresa tra le attuali via G.B.Monti e corso Martinetti,\u00a0 sino alla sottostante via principale -oggi via N.Daste -, al civ.28, \u00a0poco a levante della chiesa di Prae Giordan.<\/p>\n<p>Essa, eretta sul poggio, venne aperta collegandola alla strada principale (via Mercato-N.Daste) con lungo viale contornato da giardino; tutto viene cos\u00ec descritto: \u201cnella principale strada del Borgo di San Pier d\u2019Arena: sito, che comunemente chiamasi la loggia Doria\u201d. Da ci\u00f2 si presume che i numerosi riferimenti di una generica \u2018loggia\u00a0 d\u2019alto\u2019 siano legati a questo edificio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>la villa antica, eguale ad oggi, ma con ampi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 foto del 1920<\/p>\n<p>spazi attorno<\/p>\n<p>Possedeva una cappella privata, posta a sinistra appena entrati dall\u2019ingresso principale entro il portico; sull\u2019altare di marmo, era un ovale con l\u2019effige del ss.Rosario con san Domenico e san Carlo Borromeo. Sulla volta, un affresco con lo sposalizio di Maria. Tito Tuvo conferma riferendo che ancora nel 1813 quando la villa era ancora di propriet\u00e0 Giuseppe Doria esisteva tale cappella.<\/p>\n<p>Poi, col taglio di via A.Cantore, fu costruita a limitazione in basso, un alto muraglione a bugnoni, con una porta che dava accesso a piedi tramite una scalinata aperta tra i muri di recinzione (vedi foto in Gazz.Samp.) ed in carrozza lungo una strada che per salire compiva un tornante ad ampia curva. Nell\u2019entrata, trover\u00e0 sede la \u201cPalestra Barabino\u201d che nel 1905 organizz\u00f2 una gara ciclistica nell\u2019anello antistante<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>in basso, la pista; dove poi \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0la nicchia visibile ancor\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 cosa rimane del giardino<\/p>\n<p>passer\u00e0 via A.Cantore.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0oggi: all\u2019inizio di via\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 davanti: un corridoio, ed<\/p>\n<p>Dietro la sommint\u00e0 del palazzotto si vedono il\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Battaglini; e nella foto,\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 un terrazzo sopra via<\/p>\n<p>tetto della villa; ed in alto le ville Boccalatte\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0sopra, del 1920\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Farini<\/p>\n<p>e Crosa-Antoniano<\/p>\n<p>Il parco \u2013fu disegnato da Andrea Tagliafichi, architetto genovese (1729-1811; dopo aver servito Cristoforo Spinola, acquis\u00ec tale fama da essere desiderato da tutti: primo ad essere servito fu Giuseppe Doria che nel 1780 lo aveva chiamato a San Pier d\u2019Arena ove il Tagliafichi fu \u201cspecialmente ammirato (per) certo ingegnoso sforzo di meccanica; e ne usc\u00ec fama per le stampe, avarissime in que\u2019 giorni a ragionare di belle arti\u201d. Poi molto lavor\u00f2 in citt\u00e0, giudicato il miglior interprete del nuovo metodo di decorazione\u00a0 di interni per apportare stucchi, grottesche e chiaroscuri).<\/p>\n<p>Questi utilizzando un tempietto preesistente, gi\u00e0 di per s\u00e8 elegante e leggiadro che sorgeva a forma di grotta vicino al palazzo; ricchissimo di coralli, maioliche e conchiglie, \u00a0con ingegnosa e ardimentosa\u00a0 manovra lo spost\u00f2 tutto intero in luogo pi\u00f9 adatto poco lontano di 200 palmi, per un cammino tutto in declivio (quindi portati in basso, verso l\u2019ingresso), \u00a0e vi \u00a0aveva inventato\u00a0 fontane, laghetti, cascatelle, giochi d\u2019acqua e una\u00a0 grotta a ninfeo di eccezionale ricchezza decorativa:\u00a0 con cupola \u2013 giudicata assai fragile ma &#8211; ricca di marmi di conchiglie e coralli.<\/p>\n<p>Inizialmente anche questo attribuito all\u2019Alessi; and\u00f2 distrutto dall\u2019apertura di via Cantore.<\/p>\n<p>Lo stesso architetto restaur\u00f2 la villa, come minuziosamente rilevato dal Gauthier*** (1818-32), con una decorazione <u>esterna <\/u>neoclassica (un timpano sorretto da lesene ioniche), che si sovrappose alla precedente di stile palladiano;<\/p>\n<p>sulla facciata aperta in salita Belvedere, sopra l\u2019ingresso per i veicoli, c\u00e8 l\u2019icona di una Madonna alla quale era particolarmente devoto il Daste.<\/p>\n<p>Mentre all\u2019<u>interno<\/u> si trovano: a piano terra un soffitto con figure grottesche e lunette con paesaggi (gi\u00e0 preesistenti all\u2019ammodernamento);<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>atrio d\u2019ingresso\u00a0 &#8211; affresco centrale\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 idem &#8211; uno dei quattro laterali\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 idem<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>piano terra &#8211; una stanza laterale\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0piano terra &#8211; bagno in marmo e soffitto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>quadri in sale laterali del piano terra\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 inizio e arrivo al piano nobile<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>al piano nobile, un salone rettangolare, con il lato lungo\u00a0 rivolto al mare, articolato con breve galleria dal lato monte, in cui spiccano sia l\u2019elegante decorazione a stucco bianco di gusto particolarmente raffinato, sia &#8211; nel soffitto del salone &#8211; i ritratti dei Dogi di casa Doria: si presume che proprio in queste stanze, il 4 sett.<strong>1793<\/strong> Giuseppe Maria Doria &#8211; seppur inizialmente renitente a tale responsabilit\u00e0 &#8211; sia stato supplicato dai delegati dell\u2019agonizzante Repubblica di assumere l\u2019estremo ma vano onere del dogato,\u00a0 per tentare di salvarla.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>salone del piano nobile\u00a0 &#8211; stucchi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0affreschi\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 affreschi e stucchi<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>piano nobile \u2013 salone\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 G.B.Doria divenuto doge<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>piano nobile \u2013 sala laterale<\/p>\n<p>Nei primi anni dell\u2019ottocento, la villa divenne propriet\u00e0 <strong>De Mari<\/strong> la famiglia della moglie di Giuseppe: antica,\u00a0 nobile e potente, presente nella storia genovese -dai tempi di Carlo Magno nella lotta contro i saraceni-,\u00a0 con dogi, navigatori e diplomatici; tra tutti , pi\u00f9 famoso fu Ansaldo DeMari ingegnere e realizzatore delle mura del 1630 e del molo Nuovo del 1642.<\/p>\n<p>\u00c8 tra il <strong>1779<\/strong> (data presunta) ed il <strong>1786<\/strong> (data sicura, tratta dall\u2019elenco\u00a0 pubblicato sul giornale \u201cl\u2019Indice de\u2019 Teatrali Spettacoli\u201d) l\u2019uso di un salone al fine di <u>Teatro<\/u>, detto\u00a0\u00a0 \u201ddella Loggia\u201d; assieme a quello detto \u201cdella Crosa Larga\u201d in palazzo della Fortezza, fu il primo teatro di dilettanti in San Pier d\u2019Arena. Ultimo della famiglia in pi\u00f9 documenti di fine secolo <strong>1800<\/strong>, viene chiamato Ademaro (oppure Admaro o Adamaro).<\/p>\n<p>Alla fine del milleottocento divenne propriet\u00e0 del marchese <strong>Serra<\/strong>. Ancora nel <strong>1919<\/strong>, anziani ricordano i Serra (padre, moglie e figlio) partire ed arrivare da Genova in carrozza<\/p>\n<p>Una foto dell\u2019epoca, mostra l\u2019entrata nella villa probabilmente rientrata rispetto via Mercato, subito a levante dell\u2019Oratorio della Morte; l\u2019alto muraglione di cinta \u00e8 interrotto da una muraglia di grosse pietre squadrate regolari, ed al centro uno stretto portale, bugnato a corona*** , con arco a sesto acuto.<\/p>\n<p>Nel <strong>1910<\/strong> la parte in basso del giardino fu attrezzata a pista ciclabile<\/p>\n<p>Nel <strong>1920<\/strong> viene demolito nel parco della villa, il cinema \u201cCentrale\u201d, ivi esistente da una diecina d\u2019anni circa.<\/p>\n<p>Nel <strong>1921<\/strong>, per interessamento del direttore sac. Davide Lupi, tutta la propriet\u00e0, sempre ricca di 2mila mq di terreno, divenne sede dell\u2019Istituto don Daste, gestito dalle <strong><u>suore della Divina Provvidenza<\/u><\/strong> (istituto descritto in via Carzino).<\/p>\n<p>Nel terreno accanto alla villa, nel <strong>1923<\/strong> venne edificata una casa di 4 piani -con al pianoterra una tipografia-teatrino, sala adunanze al piano superiore ed una cappella (ove sar\u00e0 trasportata la salma di don Daste nel \u201824 , in una tomba in marmo opera del prof. Daniele Danusso di Torino) al terzo piano. Allo scopo, in luglio, fu fondata la soc.an. \u201cLa Costruttrice\u201d per lo sviluppo degli Orfanatrofi femminili \u201cDon Daste\u201d, mirata allo sviluppo dell\u2019Opera Divina Provvidenza Don Daste: essa eman\u00f2 4mila obbligazioni da \u00a3.100 al portatore firmate da Davide Lupi (4% annuo netto di imposte e tasse, rimborsabili in 25 anni a partire dal 1934).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella tipografia, definita \u2018propria\u2019, venne stampato \u201cl\u2019Eco di don Daste\u201d bollettino mensile illustrato \u2018per il mantenimento delle 150 (nel 1923) orfanelle\u2019.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel <strong>1931<\/strong> (tel 41-144) gi\u00e0 si facevano promotrici della \u2018pia opera della Messa quotidiana perpetua\u2019 (che poi verr\u00e0 ripresa dai sacerdoti Oblati della chiesa sottostante con la preghiera perpetua \u2013 ovvero 24\/h su 24) e della oblazione del \u2018pane di s.Antonio\u2019 necessario per il mantenimento delle ricoverate.<\/p>\n<p>Permangono a tutt\u2019oggi (2008) gli impegni \u2013per l\u2019istituto religioso in quanto accoglienza, scuola (materna ed elementare) di educazione, formazione ed istruzione morale\u00a0 delle fanciulle e della giovent\u00e0 pi\u00f9 bisognosa. Numerosa la comunit\u00e0 indiana tra queste suore: su oltre 40 suore, negli anni 2008 hanno celebrato il 25\u00b0 di professione religiosa suor Vallavhirakan Lucia, Chirayath MariaLucia, Yhattil Maria, Chirayankandath Letizia.<\/p>\n<p>A Genova, oltre\u00a0 la nostra casa (madre e generalizia), le suore prestano servizio anche nelle scuole materne di SestriP (via Vado); Pr\u00e0 (via Murtola); Bogliasco (via DeMarchi).<\/p>\n<p>Dal <strong>1934<\/strong> l\u2019edificio \u00e8 posto sotto tutela e vincolo delle Belle Arti.<\/p>\n<p>Nel dopoguerra divenne asilo ed anche scuola elementare;\u00a0 si narra che allora, la superiora suor Elisabetta ebbe un consistente dono col fine di erigere una cappella, esterna alla villa, mancante nella struttura religiosa\u00a0 e progettata dove sino ad allora era l\u2019orto. Quando avvennero i lavori, la ruspa trov\u00f2 sottoterra una bomba inesplosa \u2013 fata risalire al bombardamento navale del <strong>1941<\/strong> &#8211; che venne rimossa dagli artificieri; al suo posto venne collocato la fondamenta del secondo pilone destro; la cappella fu consacrata dal card. Siri e l\u2019evento fu colorito di religioso miracolo (bomba inesplosa scoperta con lo scavo; artificieri; medagliette gettate dalla suoperiora in ogni foro per fondamenta, ecc.<\/p>\n<p>Nel <strong>\u201952<\/strong> alla villa fu aggiunta una nuova ala con funzione cucina-refettorio ed inizi\u00f2 una scuola noviziato e formazione delle suore; nel <strong>\u201857<\/strong> si apr\u00ec anche una scuola di addestramento professionale per maglieria, taglio e confezioni per arrivare al diploma di artigiano professionale qualificato. Anche la chiesa del SS.Sacramento si inser\u00ec nel territorio (vedi via GB.Monti).<\/p>\n<p>Quasi tutto del giardino e della propriet\u00e0\u00a0 fu o espropriato o venduto, cosicch\u00e9 le abitazioni private\u00a0 ora incalzano da vicino la villa soffocandone gli spazi e l\u2019estetica generale che una volta costituivano una delle bellezze pi\u00f9 clamorose del borgo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>===<strong>civ. 3<\/strong> fu assegnato nel lug.1971 ad una porta, accesso secondario del 34D di corso Martinetti<\/p>\n<p>===civ. 4 fu demolito nel magg.1967 ; l\u2019 11 nel 1970 .<\/p>\n<p><strong>===civ. 5<\/strong> e <strong>7<\/strong> furono demoliti e ricostruiti nel 1967; lo stesso il <strong>9 <\/strong>(1970).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>negli anni 1970\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 2010<\/p>\n<p>Prima dei due villini sotto descritti, la crosa forma un doppio tornante che era gi\u00e0 presente nella carta vinzoniana e legata a un punto di erta e ripida salita.<\/p>\n<p><strong>===civ. 6<\/strong> ed <strong>8<\/strong>: due villini novecenteschi, chiamati palazzina Meda (o Boccalatte) e Giunsella, di piccola dimensione, con torretta sopraelevata con funzione di belvedere. Sono visibili ancora da soli, isolati sul crinale, in foto del 1904. Ora\u00a0 sono divisi in appartamenti abitativi.<\/p>\n<p>Al civico 8, nel 2008 ha sede la <strong>Soc.Culturale ZENA ANTIGA<\/strong> il cui presidente \u00e8 Angelo Rebagliati. Fa parte della Associazione Citt\u00e0 di Genova, e \u2013 insieme &#8211; della Consulta Ligure. Curano i costimi antichi, specie popolari, e relativi balli, canti e folklore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>da via Battaglini<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>===civv. 13<\/strong>, <strong>13abcdefg<\/strong>\u00a0 risultano nuove costruzioni del 1971<\/p>\n<p><strong>===civ.14<\/strong> e <strong>16<\/strong>: nuove costruzioni del genn.1961-2<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>===civ.15<\/strong>:\u00a0 <strong>villa Crosa, De Franchi<\/strong>, posta a met\u00e0 circa del tratto superiore della salita sul versante a levante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>la villa vista dal basso (2008)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 giardino \u2018di sotto\u2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>giardino \u2018di sotto\u2019<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>panorama di levante, dalle finestre di villa Crosa<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nata nel XVII secolo, nella planimetria vinzoniana del 1757 risulta propriet\u00e0 dei mag.ci <u>Crosa<\/u> (gli stessi della villa in via N.Daste e segnato sulla carta del Vinzoni- di vasto appezzamento di terreno boschivo a nord di salita Bersezio),\u00a0 quale probabile casa rurale, con ampie fasce adibite ad uso coltivo sul versante sud-est del colle (oggi di altri proprietari ed in gran parte occupate dall\u2019incalzante edificazione abitativa). Viene citata dai fratelli Remondini nel 1897 perch\u00e9\u00a0 \u201cNel luogo detto cima della Crosetta, i Marchesi Crosa hanno Cappella di N.Signora della Misericordia\u201d.<\/p>\n<p>Pass\u00f2 poi ai <u>DeFranchi<\/u> (albergo chiamato De\u2019Franchi, fu formato da diverse famiglie patrizie genovesi (inizialmente i DellaTorre, Figoni (Ascheri accetta che possano essere sampierdarenesi), Tortorini, Vignosi, Lusardi, Guani, Magnerri, Sacchi,Pagana; poi si aggiunsere altri tra cui i Toso ed i Boccanegra), unitesi nel 1393 per discordie e guerre civili e\u00a0 che annovera religiosi, militari e poeti. Dei DeFranchi di origine Figoni, vengono ricordati un Battista di Raffaele, nel 1431 podest\u00e0 della Tana; e suo fratello\u00a0 Cattaneo capitano di una galea mandata in soccorso di Scio e poi impiegato per altri magistrati. Nel 1478 Giovanni fu uno dei 12 cittadini popolari eletti in difesa del popolo. Nel 1508 Antonio di Stefano fu nel consiglio degli Anziani e quattro anni dopo inviato console ad Alessandria di Egitto.<\/p>\n<p>L\u2019insegna aveva un falcone, cambiato a fine 1300 con tre corone d\u2019oro in campo vermiglio e sovrapposte alla croce rossa in campo bianco della Repubblica.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo di San Pier d\u2019Arena spos\u00f2 una famosa pediatra locale, dott.ssa Balboni che gli sopravvisse senza prole; abitarono in via Cantore 40 negli anni 1960-70. Possedevano un meraviglioso olio di Vernazza riproducente la collina di Belvedere, ora di propriet\u00e0 di nipoti).<\/p>\n<p>Essi la trasformarono volumetricamente ad L, seppur mantenendo il prospetto principale rivolto a sud, ricevendone in sostanza una sistemazione pi\u00f9 rappresentativa specie con nuovi portali (sia nella facciata nord che quella sud), ed assumendo l\u2019aspetto della tipica villa genovese tradizionale.<\/p>\n<p>Nel giardino antistante, un leone coricato, fa da guardia all\u2019ingresso;\u00a0 e, in una aiuola, c\u2019\u00e8 una fontana con grottesca (foto sotto, al centro).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Angolo nordovest gel giardino con sopra il parco pubblico<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>parte a mare del piazzale superiore\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 attuale ingresso alla villa<\/p>\n<p>L\u2019interno vede un seminterrato adibito anche a cucina; un piano terra con ingresso dal giardino a monte (da dove si entra dalla salita Bevedere; e che rimane piano nobile dalla facciata a mare), decorato nei soffitti (e ospita una ampia cappella nella parte a ponente);<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>atrio d\u2019ingresso<\/p>\n<p>ed un ammezzato a tetto, con le spaziose camerette e l\u2019aula scolastica per i bambini ospitati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La decorazione del piano nobile \u00e8 ottocentesca, affrescata ai soffitti con stile barocco-grottesco (in alcuni riquadri, ci sono belle vedute di Genova e paesagg di fantasia).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel 1934 fu posto sotto tutela e vincolo della Soprintendenza alle Belle Arti<\/p>\n<p>Dopo i DeFranchi, pass\u00f2 di propriet\u00e0 all\u2019 Orfanotrofio femminile, retto da religiosi che lo chiamarono \u201c<u>Istituto Antoniano<\/u> femminile, Figlie del Divino Zelo\u201d del padre Annibale Maria di Francia (una piccola targa, ne comunica l\u2019esistenza allo sbocco del corso Belvedere con corso Martinetti). Il fondatore, nato terzogenito a Messina il 5 lug.1851 dalla nobile famiglia dei marchesi\u00a0 di\u00a0\u00a0 santa Caterina dello\u00a0 Jonio (il padre Francesco era\u00a0 viceconsole pontificio e capitano di marina; la madre Anna Toscano dei marchesi di Montanaro).\u00a0 Essendo rimasto orfano di padre a meno di due anni, la madre non riuscendo a reggere quattro figli, fece ospitare il bimbo da una zia\u00a0 che per\u00f2 dopo un anno mor\u00ec di colera; anche lui fu contagiato dalla malattia e ci\u00f2 lo fece rientrare in famiglia. Nel 1858 entr\u00f2 in\u00a0 collegio dai Cistercensi; visse cos\u00ec la sua prima giovent\u00f9 di nuovo lontano, seppur in ambiente agiato; ma nel 1866 fu soppresso l\u2019Ordine religioso e dovette proseguire privatamente. Colpito nel 1868 dalla folgore religiosa, malgrado il parere negativo della madre, assieme al fratello minore, decise farsi sacerdote (favorito dall\u2019aver conosciuto affiliati al \u201cbattaglione sacrilego\u201d: molti sacerdoti \u2013alcuni spretatisi-preferirono seguire Garibaldi sbarcato nel 1860, favorendo in Sicilia l\u2019ondata laicista e\u00a0 liberal-massonica dei garibaldini. Nelle diocesi sicule si era cos\u00ec instaurato un grave disordine morale con abbattimento drastico delle vocazioni sacerdotali). Cos\u00ec, neosacerdote a 27 anni inizi\u00f2 l\u2019apostolato vivendo in mezzo ai poveri e per i poveri; pi\u00f9 reietti erano, e pi\u00f9 lui era presente, ricevendo i consensi della misera gente e troppo spesso l\u2019altero e disgustato rifiuto di tanti benestanti , degli amici e del clero stesso. Come in Don Bosco, don Daste, don Franzone e don Orione, nel 1882 l\u2019idea dei giovani abbandonati divenne prioritaria:\u00a0 inizi\u00f2 a raccoglierle dalla strada e con mille fatiche ad organizzarsi, facendosi aiutare da alcune giovani che vestito l\u2019abito religioso, diedero vita nel 1887 alla congregazione delle \u201cfiglie del Divino Zelo\u201d; dieci anni dopo i primi collaboratori\u00a0 iniziarono i \u201c Rogazionisti (dal latino = coloro che pregano) del Cuore di Ges\u00f9\u201d.\u00a0\u00a0\u00a0 Superando mille difficolt\u00e0, dal comune giornaliero bisogno di mangiare e dar da mangiare qualcosa, ai grossi debiti per la casa, riusc\u00ec a farsi aiutare da tre confratelli ed a creare una istituzione che ha lasciato traccia ovunque nel Paese di carattere educativo ed assistenziale. Tre grossi eventi furono\u00a0 significativi: durante il colera del 1887 una ricca signora fece il voto a sant\u2019Antonio da Padova di provvedere al pane dell\u2019orfanotrofio se i suoi figli si fossero salvati dall\u2019epidemia; questo si avver\u00f2, e per anni non manc\u00f2 il pane ai fanciulli; fu chiamato il \u2018pane di sant\u2019Antonio\u2019, ed a questo santo fu dedicata una venerazione particolare, significativa e duratura da parte di tutta la congregazione, tanto che l\u2019istituto si chiama \u2018antoniano\u2019.\u00a0 Secondo evento fu l\u2019ospitalit\u00e0 offerta a M\u00e9lanie Calvat, una veggente di La Salette cui era apparsa la Madonna, e che aveva necessit\u00e0 di sottrarsi alla morbosa curiosit\u00e0 di tanti fedeli: donna energica e volitiva, fu decisiva per dare struttura alle suore della congregazione, creando una serie di laboratori femminili con maglieria, corde per sedie, fiori di carta, berretti, sino ad un telaio per tessere. Anche per i maschi si creano una tipografia, calzaturificio, falegnameria e mulino con pastificio.\u00a0 Terzo evento fu la salvezza di quasi tutti gli ospiti dell\u2019istituto, quando Messina fu colpita dal terremoto il 28 dic.1908: alle ore 5,20, in 37 secondi, tremendi scossoni accartocciarono le case ed uccisero 80mila persone (morirono anche 13 suore).<\/p>\n<p>La prima guerra mondiale offr\u00ec la possibilit\u00e0 di aprire un altro istituto vicino a Bari per ospitare le orfanelle dei caduti; ed un altro a Padova per i feriti e calzature per i soldati, mentre il canonico ristor\u00f2 ed ampli\u00f2 la casa messinese. Il\u00a0 1 giu.1927 padre Annibale esausto e debilitato si spense. Fu riconosciuto Beato il 7 ott.1990 ed innalzato agli onori dell\u2019altare da papa Giovanni Paolo II.<\/p>\n<p>Durante l\u2019ultimo conflitto mondiale, la villa fu occupata da un comando tedesco. Il sig. Bertaglia ricorda la presenza di due carri armati in giardino, che per entrare dovettero abbattere una parte del muro di cinta sulla crosa.<\/p>\n<p>Il 9 apr.1947, cinque suore della comunit\u00e0 presero possesso dell\u2019istituto, sampierdarenese, aprendo una scuola materna; l\u2019anno dopo quella elementare e nel 1987 la casa per ragazze madri in difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>Recentissimamente, per adattarsi alle leggi anti-infortunistiche e preventive, l\u2019intera struttura \u00e8 stata restaurata e\u00a0 ammodernata ed arricchita di una nuova costruzione vicina capace di ospitare in modo decoroso le numerose persone bisognose di questo tipo di assistenza: pur ospitando bambini dai 3 ai 16(se femmine)-10(se maschi) anni, e ragazze madri \u00e8 scomparsa la parola orfanotrofio, sostituita da \u2018istituzione assistenziale\u2019. L\u2019istituto, sempre gestito da suore, accoglie in un ambiente pulito, allegro e ben fornito sia\u00a0 bambini, figli di ragazze nubili o immigrate o separate comunque sempre in difficolt\u00e0 ed in situazioni psicologiche affettive di grande sofferenza, tensioni e conflitti sociali; qualche volta le terribili situazioni affettive delle ricoverate, sfociano in dramma: come quella madre di 27 anni, originaria del Madagascar con tre figli, che nel giu.2001 dopo aver denunciato il marito italiano per maltrattamenti, si \u00e8 impiccata nella sua cameretta.<\/p>\n<p>=== un ampio <strong>giardino<\/strong> pubblico, sempre aperto, si apre sulla destra, cento metri prima del santuario e sopra la villa precedente con la quale confina a sud. Si estende su due piani sovrapposti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>piano superiore\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0ingresso (a destra) e piano inferiore (a sinistra)<\/p>\n<p>Nacque dopo un contenzioso tra il comitato di quartiere ed un costruttore (Fossati, ex presidente del Genoa, mentre questi stava costruendo i due caseggiati sottostanti in corso Martinetti (chiamati \u2018del sole\u2019); le \u201cvoci\u201d dicono che essendo state riscontrate alcune gravi \u201cirregolarit\u00e0\u201d (sfruttamento non previsto ad appartamenti, anche dell\u2019abside,\u00a0 il giardino ben strutturato e con funzione di oasi verde\u00a0 fu ottenuto -come pure un appartamento in altra casa di propriet\u00e0 del costruttore da adibire a sede delle manifestazioni del comitato sociale locale- in cambio di una \u201cpace sindacale\u201d, altrimenti sarebbe stato ostacolato e danneggiato gravemente nei tempi di costruzione). Appena completato, fu donato al Comune, che ne cura la pulizia. \u00c8 una piccola oasi per chi ama gli animali, essendo il giardino in posizione scomoda per altre funzioni.<\/p>\n<p>=== <strong>15a \u00a0<\/strong>dato a nuova costruzione eretta nel 1985<\/p>\n<p>=== all\u2019inizio del secondo tratto di salita, dopo le scale di quota 40, esisteva un \u201cconvitto don Minetti\u201d in villa, visibile in foto del 1904, ma non documentata (probabilmente \u00e8 la scuola aperta a\u00a0 nome del sacerdote, in SPdArena \u2013 vedi in via Buranello).\u00a0\u00a0\u00a0 TuvoT-come eravamo-.33foto.74.79 (non c\u2019\u00e8 in Pagano\/33)<\/p>\n<p>=== <strong>civ. 19<\/strong>\u00a0 \u00e8 la casa affiancata a mare della chiesa;\u00a0 le altre dietro,\u00a0 sono\u00a0 senza numero, aperte dal parroco a\u00a0 gente che lui assiste.<\/p>\n<p>===<strong>civv. 24. 26<\/strong> assegnati nuovi nel 1962<\/p>\n<p><strong>villa Lomellini<\/strong> (civ. 26):\u00a0 nel lato a ponente della salita, per la planimetria del Vinzoni -1757 -si era nei terreni del mag.co Lomellini\u00a0 Lorenzo, che possedeva tutto il versante a ponente del colle, strutturato a fasce coltive e boschive. Questi possedeva due ville: la prima, divenuta propriet\u00e0 Bocci, ora scomparsa, era in basso (vedi v.GB Monti 20); la seconda posta\u00a0 proprio allo sbocco\u00a0 sul piazzale, \u00e8 tutt\u2019oggi un fatiscente edificio rettangolare col lato lungo e l\u2019ingresso principale sul piazzale stesso, da molto tempo abbandonato (inaccessibilit\u00e0 degli eredi ?) e parte del tetto sprofondato (2010)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>facciata a nord<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>facciata a ovest<\/p>\n<p>***La descrizione a pag.48 su \u201cLe ville del genovesato\u201d \u00e8 di quella d\u2019angolo; la foto invece appare essere di quella villa ristrutturata, 50m. sotto lo sbocco di salita Belvedere; di propriet\u00e0 arch.Vermicelli ?=a voce).<\/p>\n<p>***la chiesa \u00e8 descritta in corso Belvedere<\/p>\n<p>***il forte \u00e8 descritto in salita Millelire<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p>-Alizeri F.-Guida illustrativa per la citt\u00e0 di Ge.-Sambolino.1875-pag.667<\/p>\n<p>-Alizeri F.-Notizie dei professori del disegno&#8230;-Sambolino 1865-II- pag. 29<\/p>\n<p>-Autore non conosciuto-Dattiloscritto-Chiesa don Bosco-pag.25<\/p>\n<p>-Archivio Storico Comune Toponomastica<\/p>\n<p>-Ascheri GA.-Notizie storiche delle famiglie\u2026-DeFerrari.2003-pag.61.62<\/p>\n<p>-AA.VV.-Annuario-guida archidiocesi-ed\/1994-p.382&#8212;-ed.\/02-p.406.420<\/p>\n<p>-AA.VV.-Bernardo Strozzi- Electa 1995- pag. 333<\/p>\n<p>-AA.VV.-Catalogo delle ville genovesi-Bertelli.1967-pag.192<\/p>\n<p>-AA.VV.-La pittura a Ge. e Liguria-Sagep.1987-vol. 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E quindi merita discorso a se stante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questo spiazzo fu preso di mira dalle autorit\u00e0 militari, perch\u00e9 in posizione dominante la citt\u00e0 industriale. Cos\u00ec il Genio piemontese intese, subito dopo la ribellione del 1849, occupare tutto \u2013 compresa la chiesa da distruggersi \u2013 per farne una base di cannoni. Come si descrive nella storia della chiesa, l\u2019idea fu accantonata quando si convenne costruire il forte\u00a0 nelle balze sottostanti.<\/p>\n<p>In attesa del completamento del \u2018forte Belvedere\u2019 (descritto in salita GB Millelire,\u00a0 lo spiazzo fu egualmente occupato da batterie di cannoni detta \u201cdi sopra\u201d.<\/p>\n<p>a destra, la postazione di cannoni<\/p>\n<p>1884\u00a0 ancora in questa data nella piazzola (detta \u2018superiore\u2019 per distinguerla da quella sottostante -o inferiore armata di 6 obici da 28 cm. anch\u2019essi rigati)\u00a0 erano presenti quattro cannoni\u00a0 da 24 cm. di tipo GRC-Ret ovvero \u2018ghisa rigata cerchiata a retrocarica\u2019.<\/p>\n<p>Di essa rimangono delle fotografie ed una lapide, applicata nell\u2019interno del muretto che attualmente separa il circolo Belvedere dalla strada, che in maniera sibillinamente ironica recita \u201cPRIMA DEI TIRI SMONTARE \u2013 LA CANCELLATA ANTISTANTE \u2013 AL CIGLIO DI FUOCO\u201d;\u00a0 segue in piccolo la firma, non ben leggibile. Dimostra varie strane interpretazioni:\u00a0 una cancellata, che ci pu\u00f2 strare essendo luogo frequentato da civili;\u00a0 dei serventi, forse non del tutto esperti di ostacoli al proiettile&#8230; un po\u2019 ridicolo, ma se inciso sul marmo&#8230;; ma soprattutto il puntamento in basso, attraverso la cancellata, che sembra pi\u00f9 mirato verso la sottostante citt\u00e0 che tendenzialmente in alto verso un ipotetico nemico proveniente dal mare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>inutile tentativo di leggere la firma<\/p>\n<p>Si presume, vista la precariet\u00e0 legata al completamento dei lavori del forte, sottostante, che la piazzola non fosse interamente scavata a terrapieno, anche se probabilmente possedeva le strutture importanti, tipo l\u2019abbinamento a coppie, separate da murature inerbate. Gli obici erano poggiati su affusto a ruote per assorbire il contraccolpo; ed in pi\u00f9 in particolare, avevano nel sottafusto un\u00a0 ruotino posteriore che scorrendo su una rotaia semicircolare consentiva variare la direzione di puntamento. Ogni piazzola possedeva a lato un telemetro. Inizialmente i proietti erano ancora sferici.<\/p>\n<p>Sul fianco della postazione erano talvolta collocati edifici in muratura che ospitavano gli ufficiali e serventi, i servizi ed i depositi e magazzini vari; mentre quelli di munizionamento erano situati distanti dalla linea di fuoco e richiedevano strutture apposite per illuminazione dei locali e per il trasporto: vagoncini su rotaia, carrelli elevatori e montarichi\u00a0 a <a href=\"http:\/\/www.fortidigenova.com\/elevator.jpg\">manovella<\/a>.<\/p>\n<p>Nel 1906 fu previsto dare un nome alla piazzetta antistante l\u2019ingresso del Santuario .<\/p>\n<p>Ma evidentemente non se ne fece nulla, anche se nello stradario per la classificazione delle vie e piazze della citt\u00e0 edito dal Comune nel 1927 compare \u201cpiazza della chiesa Belvedere\u201d, di 5\u00b0 categoria; considerando che \u2018corso Belvedere\u2019 allora non esisteva.<\/p>\n<p>E &#8211; sempre inutilmente &#8211; nel 1933 si ripropose il nome di\u00a0 \u201cPiazzale della chiesa di Belvedere\u201d.<\/p>\n<p>Attalmente non ha autonomia toponomastica, risultando l\u2019ingresso della chiesa in \u2018corso Belvedere\u2019 .<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p>-Pagano\/1961<\/p>\n<p>-Archivio Storico Comunale<\/p>\n<p>-DeLandolina GC- Sampierdarena-\u00a0 Rinascenza .1922-pag.31<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <strong><a href=\"http:\/\/www.sanpierdarena.net\/BELVEDERE%20corso.htm\">CORSO BELVEDERE<\/a><\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>TARGHE: corso Belvedere<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>angolo con corso LA Martinetti<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>dal Santuario<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>QUARTIERE ANTICO: Belvedere di Promontorio<\/p>\n<p>in giallo, salita al forte della Crocetta; in celeste salita V.Bersezio; in fucsia salita Belvedere. In verde antico tratto del corso. Da M.Vinzoni, 1757.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>N\u00b0 IMMATRICOLAZIONE:\u00a0 2724\u00a0\u00a0 categoria<\/p>\n<p>da Pagano 1967-8<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CODICE INFORMATICO DELLA STRADA &#8211; n\u00b0:\u00a0 05000<\/p>\n<p>UNIT\u00c1 URBANISTICA : 24 \u2013 CAMPASSO<\/p>\n<p>27 &#8211; BELVEDERE<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>in rosso via R.Baden Powell; il giallo corso L.Martinetti; il fucsia, salita Belvedere; in blu il Santuario. Da Google Earth 2007.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>CAP:\u00a0\u00a0 16149<\/p>\n<p>PARROCCHIA:\u00a0 N.S. di Belvedere (dal 21 al 57 e dal 16 al 22)<\/p>\n<p>STRUTTURA:<\/p>\n<p>doppio senso viario, da corso LA.Martinetti\u00a0\u00a0 a\u00a0 salita Belvedere.<\/p>\n<p>CIVICI del corso<\/p>\n<p>UU24 = NERI=\u00a0\u00a0\u00a0 da <strong>16<\/strong> a <strong>32<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 compreso 16BC; mancano da 22\u219230<\/p>\n<p>ROSSI = da 10r e 18r\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 (mancano da 2r\u21928r e da 12r\u219216r)<\/p>\n<p>UU27 = NERI\u00a0\u00a0 = da <strong>21<\/strong> a <strong>59<\/strong>\u00a0\u00a0 (compreso 25AB; mancano 1\u219219, 41)<\/p>\n<p>da <strong>36<\/strong> a <strong>44<\/strong><\/p>\n<p>ROSSI = da 3r a\u00a0 35r (mancano 1r, 9r, 13r\u219231r)<\/p>\n<p>da\u00a0 22r a 36r (mancano da 2r a 20r)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel Pagano <strong>1940<\/strong> sono descritti solo tre civici rossi (nessuno nero) con: 12r trattoria \u2018Bella vista\u2019 di Stoppino E., tabaccheria, 25r osteria di Villa L.<\/p>\n<p>Nel Pagano <strong>1950<\/strong> esisteva una sola osteria al 25r di Parodi F.<\/p>\n<p>Risultano nuove <u>recenti costruzioni<\/u> il civ. 57-59 (feb.1958); 27 (genn.1963); 32 (genn.1967); 36 (giu.1969); 51-53 (lug.1970); 43-45-47-49 (ago.1971);\u00a0\u00a0 42-44 (mag.1974); 38 (mar.1976).<\/p>\n<p>Risultano invece <u>variati<\/u> il 25a (dal genn.1963 ; era 27) ; il 40 (dall\u2019ago.1974 ; era 22) ; il 25b (dal dic.1986 era senza numero); il 16b e 16c (dall\u2019ago.1987, senza n\u00b0).<\/p>\n<p>Nel febb.1984, con la titolazione di via Baden Powell, tutti i numeri civici relativi \u2013 gi\u00e0 in forza al corso -, furono variati.<\/p>\n<p>==civ. 28 (non ha esternamene un numero; ma \u00e8 tale se 26 \u00e8 la villa sul piazzale, ultima della \u2018salita\u2019): il <strong>Circolo Ricreativo<\/strong> <strong>Belvedere<\/strong>, delle ACLI, nato nel sett.1952,\u00a0 munito di vari campi da bocce e di una costruzione con funzione di bar e biliardo. Lo stemma del circolo \u00e8:\u00a0 met\u00e0 sinistra bianco e met\u00e0\u00a0 destra rosso. Il Pagano del 1933 non solo colloca in salita Belvedere ma lo chiama Unione Ricreativa Promontorio (quello Belvedere viene collocato in \u2018forte\u00a0 Crocetta\u2019).\u00a0 Dai suoi iscritti, nel giugno 2004 \u00e8 uscita una campionessa italiana di bocce, categoria A individuali, Maria Pilu.<\/p>\n<p>All\u2019interno dell\u2019area del circolo, nel muretto che racchiude il complesso, quasi appoggiata a terra, \u00e8 affissa una <strong>lapide<\/strong> che vuole porre attenzione ai cannonieri di rimuovere la cancellata prima di sparare (vedi foto dei cannoni e descrizione, poco sopra, a \u201c3) Piazzale\u201d).<\/p>\n<p>Fuori del recinto, vicino al cancello, c\u2019\u00e8 un secondo cartello (il primo \u00e8 all\u2019inizio della salita) indicante al turista di essere sul <strong>percorso storico-naturalistico<\/strong> Sampierdarena-forte Diamante, seguendo il segno O rosso ed iniziato in basso all\u2019origine della salita Belvedere.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>STORIA\u00a0 Dall\u2019epoca romana, per quasi 2mila anni, sino comunque agli anni 30 del\u00a0 1900,\u00a0 al colle\u00a0 si accedeva \u2018arrancando\u2019 dalla spiaggia solo per l\u2019attuale \u201csalita Belvedere\u201d o scendendo dal quadrivio, incrocio tra sal. Bersezio (gi\u00e0 via Aurelia, poi via Pietra) e sal. al Forte Crocetta (Dal quadrivio, si pu\u00f2 proseguire verso monte sino al forte ed oltre, laddove la strada prosegue ancora biforcandosi poco dopo: come sentiero si procede in costa, sino a Begato; oppure in forma di tratturo, salire sino al forte Tenaglia soprastante).<\/p>\n<p>Infatti il tratto corrispondente al \u2018corso\u2019 non esisteva.<\/p>\n<p>Ancor oggi la numerazione civica del \u2018corso\u2019, continua quella della \u2018salita Belvedere\u2019, progredendo dalla chiesa verso corso Martinetti. Questo indica che precedentemente alla nascita del toponimo \u201ccorso\u201d, la \u201csalita\u201d Belvedere proseguiva oltre la chiesa e continuava in alto (quindi anche il primo tratto di salita al forte Crocetta) sino al quadrivio (nel <strong>1910<\/strong> la canonica era al civ.21-22; mentre un sig. Garibaldi Giacomo possedeva il civ.19 (casa colonica), il 22a,24 e 25 (tutte case coloniche); al 23 abitava Chiodo ed al 26 Pareto).<\/p>\n<p>Gi\u00e0 in quella data, 1910,\u00a0 si previde cambiare nome al tratto a nord della chiesa: infatti nell\u2019elenco delle vie di quell\u2019anno, si scrive: \u201csalita Belvedere, da corso dei Colli presso l\u2019Istituto delle Pietrine per Belvedere alla stessa arteria. Comprende anche il Corso Belvedere\u201c. Aveva allora civici sino al 22 ed il 29.<\/p>\n<p>Solo negli anni vicini al <strong>1930<\/strong>, si apr\u00ec &#8211; quasi alla sommit\u00e0 dell\u2019allora corso Dante Alighieri (attuale corso L Martinetti) &#8211; l\u2019allacciamento laterale verso il Santuario; cos\u00ec che \u2013 collegandosi con la vecchia salita Belvedere &#8211; si potesse arrivare anche con mezzi automobilistici\u00a0 sino\u00a0 al piazzale della chiesa: ad esso fu dato il nome di\u00a0 \u201ccorso Belvedere\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>alla sommit\u00e0, la villa De Ferrari<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Proseguendo verso corso L.Martinetti, abbiamo:<\/p>\n<p><u>Civici a destra<\/u>.<\/p>\n<p>==La chiesa, come tutti gli altri edifici religiosi, non ha civico.<\/p>\n<p>==<strong>civ. 19<\/strong>: sarebbe il chiostro anche se esternamente non ha numero<\/p>\n<p>==<strong>civ. 21<\/strong>: \u00a0\u00a0corrispondente a questo numero, la canonica, dove doveva esserci anche il Pio Istituto san Giuseppe<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>sovraporta\u00a0 della canonica<\/p>\n<p>==<strong>civ. 23<\/strong>: casa, convento delle suore Brignoline<\/p>\n<p>Dal 2002, pare che l\u2019unica suora che era rimasta, sia stata allontanata, e quindi da allora la casa\u00a0 sia vuota.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>antica foto di villa a monte del santuario\u00a0 (villa De Ferrari?) \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0villa Poincervero<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>==civ. 35<\/strong>:\u00a0\u00a0 <strong>\u00a0villa Poincervero <\/strong>\u00a0\u00a0o come scritto sulla carta del 1757 del \u201cSig.r Pietro Poincervero\u201d; poi passata di propriet\u00e0 ai Garibaldi, poi ai Conte, ed infine ai Berchi (questi ultimi nel \u201873); attualmente divisa in pi\u00f9 alloggi\u00a0 privati anche se dal 1934 \u2013 quando era dei Conte &#8211; \u00e8 posta sotto tutela e vincolo della Soprintendenza alle Belle Arti.<\/p>\n<p>Appare sia stata la pi\u00f9 rappresentativa, non solo quindi ad uso coltivo ma anche abitativo e rappresentanza; attribuita al XVII secolo, ristrutturata nel secolo dopo quando fu affiancata da una pi\u00f9 moderna costruzione che ne confonde la singolarit\u00e0;\u00a0 riabilitata dal grave abbandono solo pochi anni fa\u00a0 ristrutturandola ad abitazioni. \u00c8 la classica, tipica elegante costruzione secondo la mentalit\u00e0 locale del parallelepipedo, coperto da un tetto in ardesia a padiglione, con caratteristico ingresso principale che stringe la strada con la sua doppia breve scala di accesso esterna che porta ad un portale a cornice, molto semplice, affiancato da quattro finestroni tamponati con inferriata; al piano nobile \u00e8 pi\u00f9 evidente la distribuzione alessiana delle finestre sulla via: le tre centrali ravvicinate, e le due laterali pi\u00f9 distaccate e vicine all\u2019angolo estremo, su una facciata che presumibilmente era affrescata o decorata.\u00a0 Attaccato a nord alla costruzione c\u2019\u00e8 un corpo basso, rustico, il cui tetto fa da terrazza al piano nobile, e fiancheggia la scalinata Belvedere scendendo con essa rapidamente fino al rio omonimo\u00a0 delimitando i terreni di propriet\u00e0, una volta ad uso coltivo. Nell\u2019interno, le tre finestre centrali corrispondono ad un ampio salone, circondato da varie stanze intercomunicanti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>sulla sinistra i numeri civici pari<\/u>:<\/p>\n<p>==<strong>civ. 16<\/strong> \u00a0\u00e8 una villetta a due piani, di pi\u00f9 recente costruzione (anni 1970 circa); di propriet\u00e0 Angelo Car\u00eca. Confina, a mare con i giardini del circolo ed a monte con la villa seguente; non ha propriet\u00e0 nelle balze sottostanti. Nel 2010 \u00e8 stata venduta a un \u2018foresto\u2019.<\/p>\n<p>Sul muretto che separa questo villino dal prossimo, tra le pietre che formano il muretto \u00e8 incluso un marmo con in rilievo un agnello religioso con stendardo. Qualcuno ha cercato di asportarlo, ma deve essere assai grossa perch\u00e9 dopo aver scavato intorno (2010) ha rinunciato.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>==civ. 18<\/strong>\u00a0 <strong>villa Rossi<\/strong><strong>\u00a0 <\/strong>(non torna: dovrebbe essere il 30 !***):<\/p>\n<p>Nella carta del 1757, appare piccola, insediata nei terreni scoscesi (tanto che, a livello strada \u00e8 pressoch\u00e9 solo il tetto, sviluppandosi l\u2019edificio nelle balze sottostanti appartenenti al mag.co Sebastiano Pallavicini descritti sotto;\u00a0 quindi nata non come singola villa ma forse casa dei manenti o scuderie).<\/p>\n<p>Sul portale sovrasta una nicchia con una Madonna; sopra lo stipite c\u2019\u00e8 un rilievo con \u201cl\u2019agnus\u201d; sulla colonna a monte del portone la scritta \u201cvilla Rossi\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00c8 un bell\u2019esempio di villa coltiva, antica ma senza particolari interessanti se non la funzionalit\u00e0 dettata dalla disposizione\u00a0 intelligente a sfruttare il terreno a ponente della via, di forte pendenza, ponendo l\u2019accesso principale sulla strada\u00a0 e quelli secondari per l\u2019uso dei campi a fasce, lungo la vallata.<\/p>\n<p><strong>==civ. 20<\/strong>: un\u2019altra villa contadina settecentesca, sempre nel terreno dei Pallavicini, con identiche caratteristiche della precedente.<\/p>\n<p>Sulla strada principale si apre il primo piano retro della villa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>foto del 1913 &#8211; affiancate<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il Corso Belvedere quando abbandona il crinale, scende verso corso L.Martinetti: le case sono tutte recenti e senza storia particolare.<\/p>\n<p>Anticamente invece, il corso proseguiva verso monte proseguendo con la attuale \u201csalita al forte della Crocetta\u201d, alla quale si rimanda per la prosecuzione delle descrizioni delle ville antiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>cartolina con incisione di Ave Bassano; villa da individuare<\/p>\n<p>Da studiare:<\/p>\n<p>==civ.___:\u00a0\u00a0 pi\u00f9 vicina all\u2019incrocio con salita al Forte Crocetta c\u2019era un\u2019altra, delle tante, <strong>villa Pallavicini.<\/strong>\u00a0 Nella carta del Vinzoni \u00e8 segnata del \u201cmag.co <u>Sebastiano Pallavicini<\/u>\u201d, posta sul versante a ponente della strada (il doppio distante dal Santuario rispetto villa Poincervero che per\u00f2 \u00e8 posizionata a levante), con ampio terreno sottostante, degradante dal crinale al sottostante Campasso (oggi via Vicenza e via del Campasso) e portata sino all\u2019incrocio con l\u2019attuale salita Bersezio. Costruita a forma di U, con\u00a0 la concavit\u00e0 rivolta al mare, il Remondini nell\u2019elencare le cappelle esistenti nel borgo, nel vol. 11 informa\u00a0 che \u201cSulla costa di Belvedere Sebastiano Pallavicini avea la Cappella di San Pietro. Forse \u00e8 la stessa Cappella di San Pietro dei Signori Bracelli segnata come \u2018decente\u2019 nella visita del card Durazzo del 1654\u201d.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 una villa diversa quella descritta dallo stesso Remondini nel vol. 1; \u00a0scrive\u00a0 che \u201cFuori le mura esiste, nel palazzo Cataldi gi\u00e0 Bracelli in Crocetta un di vicini della chiesa (di Belvedere? ndr) ed ora al nuovo cimitero, l\u2019annessa cappella della SS Concezione. Questa dal 1865 serv\u00ec per circa sei anni alle suore del Buon Pastore con le loro allieve quando qui ebbero stanza prima di passare a Marassi. Nel 1875 il municipio di Sampierdarena fece acquisto di questa tenuta che tramut\u00f2 in cimitero, ma il palazzo esiste colla cappella\u201d (anche se alcuni nomi di proprietari coincidono, non corrisponderebbe alla villa di nostro interesse come collocazione spaziale e come titolazione della cappella: potrebbe essere invece\u00a0 l\u2019orfanatrofio di salita Forte Crocetta al quadrivio il cui ingresso \u00e8 ancor ora in via Porta degli Angeli.<\/p>\n<p>Non esistono altre tracce storiche di detta villa, che evidentemente fu distrutta non si sa quando, n\u00e9 \u2013 anche se si pu\u00f2 presumere &#8211; perch\u00e9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4a)<\/strong><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 chiesa-santuario <\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dedicato alla <strong>Nativit\u00e0 di Maria SS<\/strong>. (la festa si inizi\u00f2 a\u00a0 celebrare nel mondo cattolico, dopo la liberazione di Vienna nel 1683 dall\u2019assedio turco di Maometto IV;\u00a0 ma era gi\u00e0 all\u2019attenzione locale dall\u20198 settembre 1298 quando durante la seconda guerra tra Genova e Venezia i nostri riportarono nelle acque dell\u2019isola di Curzola una strepitosa vittoria navale facendo perdere al nemico ben 85 delle 95 navi impiegate, con 10 mila soldati morti e 7000 prigionieri (tra cui Marco Polo): fu considerata festa primaria, con obbligo a perenne ringraziamento da parte del Senato di assistere in gran pompa, alle funzioni in Duomo o in san Matteo con il deposito di un pallio intessuto d\u2019oro ***).<\/p>\n<p>\u00c8 posta a 128m.slm.. Significativa la posizione con di fronte Coronata: fanno come stipiti di un portale d\u2019ingresso alla Val Polcevera.<\/p>\n<p>Ha origini &#8211; purtroppo sconosciute &#8211; che\u00a0 risalgono agli anni <strong>dal 900, alla<\/strong> <strong>fine del\u00a0 1200<\/strong>, quando fu costruita decentrata, di dimensioni assai piccole nonch\u00e9 di modesta funzione spirituale essendo a quei tempi dato pi\u00f9 importanza alla costruzione conventuale per le giovani aristocratiche &#8211; non tutte ospitate per vocazione ma le pi\u00f9 per usanza &#8211; poich\u00e9\u00a0 vi dovevano vivere &#8211; seppur in umilt\u00e0 &#8211; con certi agi\u00a0 e prerogative relative al rango sociale.<\/p>\n<p>Un documento di vendita (vedi evidenziato in giallo) datato <strong>1134<\/strong>, conservato all\u2019archivio di stato, fa comparire per la prima volta il solo nome del colle ove sorge la chiesa.<\/p>\n<p>Fin dall\u2019inizio, gerenti della chiesa e dei rispettivi monasteri apparirebbero i frati dell\u2019ordine di sant\u2019Agostino (quindi, unicamente maschile), i quali si scrive erano arrivati a Genova nel XII secolo e favoriti in quanto pi\u00f9 aperti degli altri ordini alla partecipazione femminile (in particolare erano canonici regolari della Congregazione di s.Croce di Mortara, legati alla regola di s.Agostino. Avevano monasteri sia in citt\u00e0 che fuori: ricordiamo s.Teodoro; s.Paolo in Campetto; s.Lazzaro; s.Maria del Monte; s.Maria d\u2019Albaro \u2013 poi passato alle Clarisse-; s.Maria di Granarolo; s.Maria del Priano \u2013 poi Virgo Potens-.<\/p>\n<p>Esisteva a Genova un\u2019altra congregazione agostiniana di origine toscana, stabiliti sia nella chiesa dedicata a s.Tecla in san Martino d\u2019Albaro e sia in citt\u00e0 in monastero con lo stesso nome.<\/p>\n<p>Nel 1256 papa Alessandro IV ordin\u00f2 che tutte le diverse congregazioni agostiniane, convergessero in un unico ordine = vestissero stesso abito, avessero un unico abate generale, vivessero in comunit\u00e0 vicine ai luoghi di aggregazione sociale per ricevere reciproca assistenza cion la cittadinanza. Il monastero cittadino dei Toscani, fu cos\u00ec dedicato a s.Agostino, in Sarzano, ed acquis\u00ec importanza di concentrazione direzionale e gestionale del suddetto ordine, detto perci\u00f2 di primo ordine, coinvolgendo anche quelli di Belovedere, che divenne di secondo ordine assime ad altri femminili tipo \u2013pi\u00f9 importanti- s.GB e s.Nicol\u00f2 di Granarolo del 1303; s.Nicol\u00f2 di Vallechiara di due anni dopo; e s.Margherita di Granarolo). In parallelo le monache ovviamente acquisirono la identica confraternita: anche se i rari documenti rinvenuti lascino pensare che il monastero femminile sia antecedente all\u2019insediamento degli agostiniani e quindi la chiesa e le funzioni religiose fossero gestite da qualche sacerdote proposto dai nobili dell\u2019aristocrazia genovese che rifugiavano nel convento le figlie non destinate a matrimoni di convenienza.<\/p>\n<p>Un altro tra gli antichi scritti riguardanti la chiesa vera e propria (segnalato da sac. Domenico Cambiaso nel 1913), \u00e8 del <strong>1285<\/strong>, in cui Mainetta -figlia di Giovanni Ascherio- dona cospicui beni (venti lire) alla chiesa del \u201cmonasterio sancte Marie de Bervei de Janua\u201d; il nome \u201cBervei\u201d \u00e8 un termine di passaggio dal latino maccheronico \u201cbelo videre\u201d, all\u2019italiano \u201cBelvedere\u201d).\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Un eguale per lire 5 \u00e8 del <strong>1289 <\/strong>firmato da Giovanni Musso (\u201cmonasterii de Berveer\u201d).<\/p>\n<p>Datata <strong>1290<\/strong> la presenza quale priore del frate Nicol\u00f2 Dentuto dell\u2019ordine degli eremitani di s.Agostino. Questo fr\u00e0 Nicol\u00f2 Deatato (o Dentuto) \u00e8 il primo \u201cpriore\u201d sicuramente conosciuto, di altri precedenti e dei 14 successivi. Egli, nel 1311 verr\u00e0 delegato da Clemente V a partecipare al concilio di Vienna (1311-indetto da papa Clemente V \u2013Bertrando de Goth- eletto 1305; nel 1309 trasferito ad Avignone; 1314 soppresse i Templari; Liber Clementinarum) venendo qui sostituito dal prete Simone Ceresola da Rapallo; e quando non poteva recarsi cos\u00ec lontano, era l\u00e0 sostituito da prete Enrico di Portofino).<\/p>\n<p>In questi anni, con il molto probabile interessamento delle sorelle del frate, \u00a0matura l\u2019apertura del convento femminile; verr\u00e0 realizzato nel 1303. Una lettera di papa Bonifacio VIII del 23 marzo <strong>1295,<\/strong> segnala una Marinetta e suo marito Nicol\u00f2, di Portovenere, venuti nel convento quali conversi (=laici che lavorano in un convento; lui per quello maschile, lei per quello femminile)<\/p>\n<p>Nell\u2019anno <strong>1303<\/strong>, 13 gennaio, (Cambiaso scrive 1290) appare infatti su un rogito di Ambrogio di Rapallo esserci un monastero \u201cdoppio\u201d \u2013maschile e femminile \u201ccuius Prior erat\u00a0 F.Nicolaus Dentutus nunc de Pinellis, et Priorissa soror Jacobina cum XXVI moniliabilius ex nobilioribus Genuae familiis\u201d (\u201cil cui priore era frate N.Dentuto ora de Pinelli e badessa suor Giacobina con 26 consorelle provenienti dalle migliori famiglie genovesi\u201d (ovvero\u00a0 molto pochi i frati, ed invece ben 26 monache, appartenenti alle pi\u00f9 nobili famiglie, governate da suor <strong>Giacomina Dentuto<\/strong> (vengono citate degli Spinola, Regina e Boscarina; Lomellini, Isotta e Clarisia; DeMari Argentina, D\u2019Oria Franceschina; Lercari Marietta; Pallavicini Margherita; Pinelli Leonetta; Dinegro Pietrina ed Alessia; Ricci Andreola e Catarina; Cicala Adelina; Fallamonica Marietta; DellaPorta Selvaggina; Vento Isabella; Boccaccia Caterina; Dentuto Jacobina -su citata- e Simonina; d\u2019Asti Pietrina; Embrone Marinetta; Spezzapietra Francolina; Frumento Artemisia, Jacobina e Caterina;).\u00a0 <u>Procuratori<\/u> del nuovo monastero appaiono essere stati tal Pietro Ugolino e Giovanni di s.Ambrogio; e <u>testimoni<\/u>, prete Simone Ceresola da Rapallo; Luchetto Scaletta, drappiere; Giacomo Grosso di Belvedere; Nicol\u00f2 dePace; Enrico Benvenuto di Belvedere.<\/p>\n<p>Segno che il romitorio gi\u00e0 godeva di ammirazione e stima da parte della nobilt\u00e0 cittadina, possessori poi di ville e terreni nelle vallate sottostanti.<\/p>\n<p>In concomitanza, si legge che essendo molte giovani\u00a0 rinchiuse non per volont\u00e0 propria n\u00e9 per vocazione,\u00a0 non sempre se ne avvantaggiava la morale. I problemi di vocazione \u2018obbligata\u2019 si fecero risentire rapidamente, se dopo appena una decina d\u2019anni le presenze femminili risultano dimezzate.<\/p>\n<p>Del <strong>1312<\/strong> (quando il fr\u00e0 Dentuto si assent\u00f2 per il Concilio di Vienna) si riferisce gerente un sacerdote secolare (don Simone Ceresola di Rapallo; probabilmente perch\u00e9 in quegli anni, i frati erano\u00a0 pochi).<\/p>\n<p>Anno 1315: le suore appaiono essere solo 13.\u00a0 Cambiata la badessa (ora suor Maria Lercari) e la co-priora, suor Francolina Ghisolfi; ed anche il cappellano del monastero,\u00a0 fra Vignolo da Pavia.<\/p>\n<p>E\u2019 del <strong>1320<\/strong> un legato del 28 febbraio, col fine di ristoro del monastero (\u2018auxilium constructionis, hedificationis et meliorationis\u2019) gi\u00e0 deteriorato per l\u2019et\u00e0, di Sibellina (Sibilina) vedova di Giacomo\u00a0 Oltramarino.<\/p>\n<p>Nel <strong>1335<\/strong> ne fu badessa suor Margherita Pallavicini; di essa si conosce un contratto con Bornello (o Bonetto) Grillo, la cui famiglia otteneva il diritto di particolare sepoltura nella chiesa (lapide ancor ora esistente, fregiata dallo stemma gentilizio).<\/p>\n<p>Poco pi\u00f9m tardi, <strong>1339 <\/strong>troviamo come badessa suor Marietta Falamonica, con poche suore<\/p>\n<p>Anche il benedettino Ansaldo Lomellini, con testamento datato <strong>1345<\/strong>, lasci\u00f2 al monastero lire dieci affinch\u00e9 le suore pregassero per la sua anima.<\/p>\n<p>Si presume che i frati, in numero sempre pi\u00f9 esiguo, non fossero di stanza fissa nella chiesa, ma vi si recassero nelle occasioni festive e pi\u00f9 frequentemente nell\u2019estate. Non solo calavano le vocazioni, ma era anche la posizione isolata e di scomodo accesso, esposto cos\u00ec alle lotte di fazione. Le suore\u00a0 invece, seppur fluttuanti,\u00a0 erano in discreto numero; ma rimaste poi sole ed isolate nel periodo di continue lotte civili interne tra famiglie e fazioni, guelfi e ghibellini, nonch\u00e9 violenti e briganti -da soli od in bande- che imperversavano indisturbate sulle alture, si trasferirono dal 10 ottobre <strong>1351<\/strong> nel monastero di <strong>santa Consolata Vergine<\/strong> a Genova Pr\u00e8 (altro antico monastero dell\u2019ordine Cistercense, dal XII secolo posto in Fassolo tra san Tomaso e san Michele (=oggi piazza del Principe) e gestito da suore che osservavano le regole benedettine e si facevano chiamare suore di s.Consolata. Tra le reliquie conservava un braccio della Santa \u2013 poi traferito nella Metropolitana -.\u00a0 Portandosi dietro la sacra effige della madonna, il nuovo recapito assunse il doppio nome\u00a0 di \u201cmonastero di s.Maria di Belvedere e di s.Consolata\u201d. Nel 1454 badessa era suor Diamante DeMarchi e ricevette soccorso per riparazioni in seguito ad incendio; nel 1472, 29 maggio, i giudici citano il monastero in causa con un altro piacentino, per cause non descritte; nel 1485 il monastero viene esentato dalla gabella del vino; nel 1499 si ricercarono i colpevoli di danni portati al muro di cinta e denunciati dalla badessa Tomasina DeMari e tesoriera Bartolomea Spinola. Esso fu poi demolito nel 1535 per la costruzione del terzo giro delle mura.\u201d). Vendettero gli immobili, il chiostro e giardini, i terreni e le rendite (come delle \u2018Compere del sale\u2019) al nobile patrizio Leonardo Cattaneo (quale esecutore testamentario di un non meglio conosciuto Vasso o Vassallo, di Cogoleto. Scriba scrive: Cattaneo Grillo, forse parente di quello della lapide dell\u2019anno dopo; D.Cambiaso propone il Grillo Ottaviano come altro nobile che benefici\u00f2 la chiesa).<\/p>\n<p>Malgrado l\u2019assenza delle suore, il convento continu\u00f2 la sua missione religiosa, mantenendo il nome; passando le consegne dal Cattaneo agli stessi frati di sant\u2019Agostino di Genova, con atto presso il notaio Gilberto Carpena, lo stesso 10 ott.1351, affinch\u00e9 la chiesa continuasse il culto quotidiano: anche se in esiguit\u00e0 di sacerdoti, almeno uno, con un chierico, risiedesse nel convento e celebrasse messa quotidiana in memoria dei benefici lasciati (\u00e9 ovvio che l\u2019allontanamento delle suore, molte delle quali provenienti da ricche famiglie, di colpo determin\u00f2 l\u2019azzeramento delle sovvenzioni da esse derivate); provvedendo a munirla dei fondamentali arredi sacri (calici d\u2019argento, messali e libri liturgici, ecc); il patto prevedeva anche sia un ufficio religioso anniversario, sia l\u2019invendibilit\u00e0 totale \u2013 anche nei casi concessi dal diritto canonico &#8211; e quindi che in caso di abbandono da parte dei monaci i beni sarebbero passati in pieno potere all\u2019Arcivescovo di Genova e non ai frati.<\/p>\n<p>Una lapide del <strong>1352<\/strong> posta sulla porta del campanile e ricuperata nel 1845 ricorda: \u201cMCCCLII &#8211; DIE PRIMA OCTOBRIS &#8211; CONVENTVS FRATRVM EREMITARVM S.AVGVSTINI DE JANUA PROMISIT &#8211; CELEBRARE IN PERPETVVM VNAM MISSAM PRO ANIMABVS PREDECESSORVM ET SVCCESSORVM D. OCTAVIANI GRILLI &#8211; ITA QUOD SEX MENSIBVS ANNI &#8211; DICATVR IN CONVENTV DE HJANUA ET ALIIS IN LOCO DE BELLVIDERE &#8211; PRO BENEFICIO RECEPTO A PREDICTO DOMINO\u201d\u00a0 (1352, primo giorno di ottobre &#8211; i frati eremiti del convento di s.Agostino di Genova promettono celebrare una messa in perpetuo per le anime dei predecessori e successori di Ottaviano Grilli, in modo che per sei\u00a0 mesi siano dette nel convento di Genova ed altri sei nella localit\u00e0 Belvedere, per beneficio ricevuto, secondo il volere di Dio).<\/p>\n<p>L\u2019interessamento del patrizio dovette funzionare, se viene documentato nel <strong>1357<\/strong>, un Capitolo generale provinciale (o Concilio di Lombardia) tenuto nel monastero\u00a0 dai padri eremitani Agostiniani della provincia di Lombardia. (una lapide ?***).<\/p>\n<p>Ed altrettanto se le tasse diocesane appaiono abbastanza elevate rispetto altre chiese: nel <strong>1360<\/strong> il Monasterium de Belovidere paga sia lire 5 per una colletta imposta alle chiese dal legato pontificio card. Egidio Albornoz (per arrivare a \u00a3.1000); e sia 10 soldi per altra colletta per altri nunzi e cursori della SSede. E cinque anni dopo, <strong>1365<\/strong> 13 maggio, versa sia \u00a3. 1,5 di imposta per una colletta promossa dal legato Androin; e sia \u00a3 2 ad agosto per altra imposta dall\u2019Arcivescovo di Genova per altre legazioni.<\/p>\n<p>E nel\u00a0 <strong>1368<\/strong> appare che la chiesa era tributaria di un certo numero di ceri alla Metropolitana di san Lorenzo.<\/p>\n<p>Nel <strong>1378<\/strong> con la morte di Gregorio XI, la controversia in seno alla chiesa cattolica port\u00f2 allo \u201cscisma d\u2019occidente\u201d con due sedi papali (Roma con Urbano VI, e Avignone con Clemente VII; e continu\u00f2 fino al 1417 con l\u2019elezione di Martino V. Genova si schier\u00f2 con la chiesa romana. Nel <strong>1385<\/strong>, il monastero vers\u00f2 prima 3 soldi, poi \u00a3.1,5 per ambasciate a Roma; e poi ancora \u00a3.3,10 per un regalo di 700 genovini offerti al papa quando venne a Genova.<\/p>\n<p>Nel <strong>1387<\/strong> risulta che \u201cmonasterium de Belouidere\u201d (tradotto dal cav. LT Belgrano in \u2018Bella Donna di Belvedere\u2019), fu soggetto a pagare 0.12 libbre (grano o di cera?) corrispodenti a \u00a3.3,5 di tassa straordinaria istituita da papa UrbanoVI per compensare le spese sostenute in guerre contro gli scismi.<\/p>\n<p>Da una decina di anni, Belvedere pagava tasse tendenzialmente alte rispetto alle altre chiese, sintomo che era classificata ad alto reddito. Da quest\u2019anno verranno ridimensionate le quote spettanti.<\/p>\n<p>In effetti, Leonardo Cattaneo (junior, diremmo oggi), nipote del patrone della Chiesa, nei primi giorni di gennaio <strong>1409<\/strong> si lagn\u00f2 presso la Metropolitana (Autorit\u00e0 diocesana e Capitolo) perch\u00e9 non veniva rispettato l\u2019impegno di celebare la messa come convenuto; nonch\u00e9 la scompasa degli arredi di valore; e il non messo a frutto e dispersi per altri usi i redditi e proventi delle Compere del Sale (costituite da Vasso di Cogoleto). Un manoscritto anonimo &#8211; a cui non si pu\u00f2 dar credito assoluto, ma che giustifica la difficolt\u00e0 di gestione, essendo i frati troppo pochi ed il complesso cos\u00ec lontano ed isolato &#8211; dice che il 29 gennaio <strong>1409<\/strong> il monastero era divenuto dipendenza del Capitolo metropolitano di san Lorenzo; intervenuto questi -assumendone il governo &#8211; tramite un delegato sacerdote secolare, padre Giacomo, subentrato in carica a questa data (con l\u2019impegno di dare una candela dal peso di una libbra; mantenendo a patrone, difensore e protettore lo stesso Leonardo Cattaneo.<\/p>\n<p><strong>1410<\/strong> 12 settembre \u00abi canonici e il capitolo della chiesa di S.Lorenzo in Genova, adunati a capitolo e chiostro di detta chiesa, assieme all\u2019egregio giureconsulto signor Leonardo Cattaneo, figlio di Carlo quale patrono della chiesa di S.ta\u00a0 Maria di Belvedere di Promontorio vicino a Genova,\u00a0 e quale procuratore ancora di detti canonici, costituiscono ed eleggono loro speciali procuratori per proseguire nella curia romana una causa di appello interposto da fra Agostino sindaco del Convento di S.Agostino in Genova da una sentenza interlocutoria\u00a0 profferita nella causa messa da Leonardo Cattaneo contro detto Convento (Cipollina-II.281).<\/p>\n<p><strong>1412<\/strong>, 17 giugno, il notaio Gio.Cavazza stende un atto dichiarante che gli ufficiali delle Compere del sale \u2013presso cui la chiesa possedeva 10 luoghi- dovevano dare i proventi solo a Leonardo Cattaneo (o suo delegato; solo quattro anni dopo, Leonardo li ceder\u00e0 al priore, arrivando il 1 marzo 1417 a concedergli \u2013rinunzia e cessione- anche ogni diritto di Patronato).<\/p>\n<p>Nello stesso anno 1412, il Cattaneo dava in locazione la villa del monastero a Catterina, figlia di Simon Boccanegra e moglie di Angelo DeMari.<\/p>\n<p>Ma se nel <strong>1416<\/strong> i beni (chiesa, monastero, terre e rendite) furono riconcessi gratuitamente -a parte il dono natalizio di un cero di dieci libbre- ai padri Agostiniani (di santa Tecla) in Genova. La congregazione si ritrov\u00f2 in condizioni di netta\u00a0 ripresa, e pot\u00e8 farsi rappresentare nella carica di priore di Belvedere \u2013 a partire dal 27 gennaio 1416 &#8211;\u00a0 da p. Paolo Vivaldi genovese, gi\u00e0 vicario del convento di s.Agostino, maestro di sacre lettere; favor\u00ec la attuazione della riforma in tutti i conventi della zona; \u00a0priore che gli annali dell\u2019ordine commentano \u201cuomo di grande valore e molto stimato\u201d; solo gli si viet\u00f2 mandare a questuare entro le mura, permettendola solo fuori delle mura (anche del vino); ancora riservandosi\u00a0 il Cattaneo il patronato per il futuro, da Leonardo a tutti gli eredi della famiglia). Il patrone aveva cos\u00ec trovato i monaci necessari per continuare la gestione senza l\u2019ausilio del Capitolo metropolitano essendo essi tornati ad essere abbastanza numerosi.\u00a0 In effetti le vocazioni erano aumentate con un fervore superiore degli inizi, comprendendo persone di alta virt\u00f9 (vengono segnalati b. Giovanni Rocco Ponzia autore della riforma agostiniana in Lombardia e dal 1441 priore del convento della Cella; IL B. Benigno Peri genovese, che vestito l\u2019abito agostiniano nel 1442 alla Cella, vi moriva nel 1497; GB Poggio, rapallese, fondatore della Congregazione agostiniana di s.Maria della Consolazione, il quale preso l\u2019abito nel 1450 evangelizz\u00f2 la Liguria fondando ben 11 conventi e che mor\u00ec nel 1497). Il rientro degli Agostiniani, concomita\u00a0 con la concessione ai monaci di introdurre ed applicare\u00a0 la nuova riforma dell\u2019ordine di sant\u2019Agostino.<\/p>\n<p>La floridezza del monastero, fu premiata nel <strong>1425<\/strong> come sede del Capitolo Provinciale dell\u2019ordine agostiniano (vedi anno1357).<\/p>\n<p>Nel <strong>1431<\/strong>, a p.Vivaldi successe -come priore- p. Gregorio da Pavia (notaio Rolando de Laneriis).\u00a0 Dopo 5 anni, nel <strong>1436<\/strong> 2 maggio, successe p. Donato Castagnola \u2013notaio Foglietta Bartolomeo; il 15 nov.1442 ricevette l\u2019autorizzazione dall\u2019arciv. Giacomo Imperiale, di fare testamento al notaio Andrea DeCairo<\/p>\n<p>Sicuramente \u00e8 dal nome del colle che un ricco possidente diede origine ad una nobile famiglia, dei Brevei (o Brevoi): nel <strong>1445<\/strong> ottenne la facolt\u00e0 (cittadinanza) di abitare entro le mura. E\u2019 del 3 aprile 1456 un atto notarile firmato da \u2018notaro Guirardo de Bervej\u2019 relativo ad inventario del defunto Matteo Salvaghi. Un Lodisio di Brevei\u00a0 fu tra quelli che nel 1488 giurarono fedelt\u00e0 al duca di Milano; questi, nel 1499 \u2013fino al 1501- fu Consigliere della Repubblica, e nel 1502 sedette tra gli Anziani; mor\u00ec 93enne nel 1532 sepolto nella certosa di Rivarolo; e dopo aver mutato il cognome entrando nell\u2019albergo dei Fieschi (anche se essi erano guelfi e Lodisio aveva parteggiato per i ghibellini). Alessandro Brevei aveva sposato Cornelia Sauli la cui famiglia annoverava illustri personaggi\u00a0 politici, mercantili e religiosi.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno 1464 alla chiesa di Belvedere tocc\u00f2 pagare 30 soldi di tassa , a Fabiano da Montepulciano commissario apostolico per la Crociata caldeggiata da Pio II, ma poi non eseguita.<\/p>\n<p>Il 15 maggio <strong>1446<\/strong>, lo stesso arcivescovo dava (in forza di una bolla papale Eugenio IV del 9 febbr. -notaio GB Calistano) il priorato a p. Lanfranco De Squassiis di Savignone. Alla sua morte (credo 1472), i proventi della chiesa \u00a0-seguendo un iter proposto dal Vcario arcivescovile- furono consegnati al sindaco di sAgostino di Genova, p. Lazzaro Simonetti.<\/p>\n<p>Si sa che solo nel <strong>1485<\/strong>, 21 giugno, i padri\u00a0 agostiniani concedevano locazione a Belvedere a p. Gerolamo Castello sino a fine vita;<\/p>\n<p>Sotto il governo della Repubblica, in quegli anni, il convento risorse a migliore vita e fervore religioso,\u00a0 divenendo esempio di asilo e piet\u00e0 di fede\u00a0 e contribuendo non poco all\u2019incremento e prosperit\u00e0 del sito. Un decreto del 1465 concedeva ad un povero storpio, come \u201cgrazia speciale\u201d di vendere cialde in continuit\u00e0 delle chiese. Evidentemente fu gi\u00e0 m\u00e8ta di feste religiose e sagra, se nel 23 dicembre <strong>1485<\/strong> si sent\u00ec il bisogno di dare regole statutarie ai venditori ambulanti (nebularji) di dolcetti vari come canestrelli, collane di nocciole, cialde o burattinai.<\/p>\n<p>Agli inizi del 1500 il Giustiniani, descrivendo Promontorio, nelle 101 case vi include il piccolo monastero di sM di Belvedere\u00a0 dei frati di sAgostino conventuali.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno <strong>1507 <\/strong>l\u2019esercito di Luigi XII, al comando del gen. Chaumont d\u2019Amboise. Arrivato a Rivarolo, inizi\u00f2 a risalire a Belvedere, difeso da Leonardo da Monteacuto il quale,\u00a0 visto la stragrande potenza dell\u2019invasore, prefer\u00ec ritirarsi dando fuoco alle polveri prima che fossero catturate dai francesi. Il 25 aprile la posizione, compresa Promontorio, fu invasa ed acquisita dal portabandiere francese Giacomo d\u2019All\u00e9gre. Il gen.non incalz\u00f2 i fuggitivi e lasciato lass\u00f9 un forte manipolo, torn\u00f2 a Rivarolo. I genovesi fecero all\u2019alba un contrattacco, riconquistando le posizioni; ma da Rivarolo tornarono all\u2019assalto i francesi che spensero ogni ardore di vittoria; e Genova apr\u00ec le porte al re facendogli prima omaggio al Boschetto.<\/p>\n<p>Nel <strong>1514<\/strong>\u00a0 successe p. Stefano da Zoagli al quale fu chiesto- in compenso alla pensione annua- 14 luoghi nelle Compere di sGiorgio.<\/p>\n<p>Nel <strong>1535<\/strong>, mons.Giustiniani, nel descrivere Genova, cita il \u201cpiccolo monastero di S.M. di Belvedere dei frati di S.Agostino Conventuali, posto alle spalle di San Pier d\u2019Arena\u201c.\u00a0 In quegli anni, seppur la chiesa fosse isolata e lontana dal borgo, gradatamente acquist\u00f2\u00a0 particolare venerazione e quindi grande concorso di fedeli devoti\u00a0 per l\u2019immagine della Madonna (vedi descrizione sotto), per\u00f2 gi\u00e0 presente nella chiesa da molto tempo. Cos\u00ec la chiesa\u00a0 progressivamente acquist\u00f2 celebrit\u00e0 presso il popolo, richiamando moltitudini e celebrazioni.<\/p>\n<p>Questi eventi favorirono la\u00a0 concessione papale di Pio IV nel 4\u00b0 anno di pontificatoche con bolla del 13 ago.<strong>1563<\/strong> (altri dicono nel 1565) su istanza dell\u2019abate p.Alessio da Stradella (nato a Fivizzano, vest\u00ec l\u2019abito agostiniano nel 1530 circa; dieci anni dopo era famoso quale insigne teologo eremitano agostiniano, con alti incarichi teologici in citt\u00e0 e poi predicatore in molte citt\u00e0 italiane; molto devoto al santuario di Belvedere; chiamato a far parte del Concilio di Trento (1562); a Perugia nel 1570 fu eletto Procuratore generale dell\u2019ordine; divenne poi \u2013ordinato da papa Gregorio XIII, nel 1572, vescovo di Nepi \u2013Toscana-; nel 1580 fu inviato quale nunzio papale presso la corte dell\u2019arciduca Carlo d\u2019Austria: durane il viaggio, mor\u00ec il 27 ago 1580) concesse una amplissima <u>indulgenza<\/u> perpetua per l\u2019 8 settembre a chiunque visitasse in pellegrinaggio il Santuario (in forma di amplissimo\u00a0 <u>Giubileo<\/u> perpetuo, a chi semplicemente visitasse la chiesa pentendosi dei propri peccati e partecipasse ai sacramenti il giorno della festa della <strong>Nativit\u00e0 della Beata Maria Vergine<\/strong> (il testo della bolla inizia scrivendo \u201ca tutti i fedeli dell\u2019uno e dell\u2019altro sesso, che veramente pentiti e confessati, ovvero abbiano fermo proponimento di confessarsi nei tempi dalla legge determinati, i quali nel giorno dedicato alla Nativit\u00e0 di Maria Vergine, dai primi Vespri fino al tramontar del sole della suddetta festa, ogni anno, divotamente visiteranno la suddetta Chiesa di S.Maria in Belvedere, ed ivi, secondo la loro divozione, pregheranno Iddio per Noi, per lo stato felice di S.Chiesa Romana, e per la conservazione ed esaltazione della Cattolica fede; ovvero offeriranno altre preghiere, secondo la loro divozione : quante volte faranno questo, concediamo la remissione di tutti i peccati in virt\u00f9 di amplissimo Giubileo\u201d): bisognava confessarsi per venire prosciolti da anche i pi\u00f9 enormi delitti -eccetto quelli segnati in una \u201cbulla coenae\u201d- e dai voti fatti -eccetto quelli di castit\u00e0 e religione-; tale concessione fu autenticata dalla sacra Congregazione dei Vescovi e regolari nel 1614 e dalla sacra Congregazione delle indulgenze nel 1712. Anche la curia arcivescovile genovese &#8211; firmatari di una bolla in data 1715\u00a0 il vicario generale Salvatore Castellino ed il deputato Gianstefano Spinola -come si legge su una lapide collocata in chiesa- accett\u00f2 la decisione dei Superiori, sottoscrivendo l\u2019atto.\u00a0 Pio VII poi, prolung\u00f2 nel 1814\u00a0 questo tempo sino alla Domenica successiva alla festivit\u00e0; e Pio IX nel 1847, a\u00a0 tutta la settimana\u00a0 in cui cade la festivit\u00e0 stessa. Tale era la convinzione dei benefici ottenibili da queste disposizioni, che i governanti assunsero un provvedimento di importanza fondamentale per tutti i tempi del cristianesimo: si impegnarono a concedere regolare salvacondotto personale per recarsi liberamente nella settimana\u00a0 a Belvedere (dal 5 all\u201911 settembre) a coloro che avevano conti da regolare con la giustizia umana o, affinch\u00e9 si regolarizzassero almeno con la giutizia divina; un editto del 1696 ripropone la concessione quinquennale del salvacondotto \u2018per tre giorni inanti e tre dopo immediati\u2019).<\/p>\n<p>L\u2019evento favor\u00ec la nascita di una gaia solennit\u00e0 festiva di cui approfittava il popolo del borgo sottostante e vicini per accorrervi ed apparire in comunit\u00e0 (l\u2019antichissima festa, acquist\u00f2 maggiore solennit\u00e0 in quanto concomitava con la ricorrenza della vittoria navale\u00a0 -il 7 set.1298 a Curzola, delle galee di Lamba Doria sui veneziani , in cui perdettero 67 galee inabissate pi\u00f9 18 catturate e tra i 7mila prigionieri fu catturato anche Marco Polo-; gi\u00e0 allora\u00a0 alla stessa data, per disposizione del Senato ed in rimembranza, mentre i governanti si riunivano\u00a0 solennemente in san Matteo ove dovevano deporre sull\u2019altare della Madonna un pallio*** d\u2019oro in segno di perenne ringraziamento, il popolo era invitato agli altari dedicati alla nativit\u00e0 della Madonna).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da allora, ogni anno, si verificava una vera e propria mobilitazione generale genovese\u00a0 verso il Santuario anche se per essi era assai disagevole arrivarci per carenza di strade; cos\u00ec moltissimi usufruivano dei servizi via mare sui gozzi che dovettero essere opportunamente organizzati causa l\u2019eccessivo affollamento: i Padri del Comune fissarono modalit\u00e0 di trasporto e limite di prezzi esigibili dalla riviera di levante genovese fino alla \u2018zona Lanterna\u2019 (per far salire a piedi la strada degli Angeli detta \u2018della Pietra\u2019) o sino alla spiaggia di San Pier d\u2019Arena, per risalire l\u2019erta crosa (una parpagnola a persona -ovvero due soldi; 20 soldi erano una lira- per non pi\u00f9 di 10 passeggeri alla volta; la multa per le infrazioni era allora di 25 lire; portate a 100 o carcerazione nel 1750; in questi anni 1760-1778 si ha il numero delle imbarcazioni usate\u00a0 allo scopo, che in media era di 186 gozzi).\u00a0 Per le donne, i migliori vestiti; le popolane con gonne da smaglianti colori e giubbini scarlatto o a fiorami, i mezzari collane e brille d\u2019argento tra i capelli, fiori &#8211; anche finti che gi\u00e0 si vendevano alle sagre-; attorno -gi\u00e0 regolamentati dal 1485 con particolari leggi &#8211; le baracche dei rivenditori coperte di frasche con la merce dentro le ceste, tra cui dolcetti (canestrelli, frutta secca); ed\u00a0 i casotti di teatrini, burattini, cantastorie, suonatori. Ancora nel 1661 la Curia sottolineava che la chiesa essendo troppo piccola per il numero di convenuti, occorreva che \u2018per entrarvi bisogna aspettare che ne eschino quelli che vi sono entrati\u2019 (spiega Scriba che risale al codice Giustinianeo l\u2019usanza di fiera e mercato intorno al sagrato dei santuari, per vendere frutta, dolciumi e bevande; anche se a quei tempi la presenza era privilegio limitato ai cristiani sottolineando non essere giusto che gli eretici -.che non ascoltano i divini misteri- approfittino di tali assembramenti per proprio interesse).<\/p>\n<p>Corsi, riferendosi all\u20198 sett.1801 scrive \u00abbellissima giornata, coperta dal sole, la quale fa onore alle persone\u00a0 che si portano alla visita del Tempio di Nostra Signora di Belvedere\u00a0 per partecipare all\u2019amplo Giubbileo&#8230; oggi v\u2019\u00e8 cos\u00ec concorso, che credo non vi sia mai stato. Inoltre vi \u00e8 una abbondanza di noci, e gran masse di castagne, dove se ne spera una pingue raccolta\u00bb<\/p>\n<p>Nel <strong>1579<\/strong> una nuova minaccia di infezione a Pontedecimo (dove gli imprenditori aveva i maggiori magazzini e lavoranti a domicilio) aveva fatto bloccare tutte le merci nei magazzini; la corporazione dei setaioli fece domanda di sbloccare il mercato della seta magari sotto tutela di \u2018vigilatori\u2019. I \u2018conservatores sanitatis\u2019 a ottobre accettarono lo sblocco purch\u00e9 la disinfezione non fosse a spese del pubblico erario, assegnando la guardia di dieci soldati per la custodia, e decisero che la \u2018purga\u2019 dei tessuti avvenisse \u2018nell\u2019estremit\u00e0 di una collina sovrastante il borgo di San Pier d\u2019Arena\u2019 presso il \u2018Monasterium de Belvedere, posito in Promontorio, pro reponendis seti set pannis sete, et ibi purgandis\u2026et sete conducende in ecclesia Sancte Marie de Bervei, concessa pro reponendis setis, conducantur per viam publicam promontorii sub cautellis et custodibus deputandis\u2026\u2019 . Furono reclutati trenta trasportatori (soggetti poi alla quarantena, pagati venti lire al mese, perch\u00e9 due voilte alla settimana facessero il trasporto sino al colle. Lass\u00f9, sei addetti \u2013a 22 soldi al d\u00ec- sottoponevano i tessuti \u2018infetti\u2019 alla \u2018purga\u2019 (il pi\u00f9 pericoloso) ed altri sei addetti alla \u2018scioratura\u2019 cio\u00e8 stendere all\u2019aria i tessuti. Responsabile era il \u2018commissario in loco Brevei\u2019 (il primo fu Paolo Cavo, e suo \u2018iuvenis\u2019 Giovanni Giustiniani) dotato di pieni poteri e paga mensile di 310 lire<\/p>\n<p>Nel <strong>1582<\/strong>, mons. Bossio, visitatore apostolico, scrisse che la chiesa (\u201cecclesia simplex D. Mariae de Belvedere\u201d) aveva un solo altare, come ancora dal tempo della fondazione,\u00a0 per\u00f2 privo del prezioso e sacro calice dell\u2019Eucarestia.<\/p>\n<p>Cambiaso scrive che aveva tre altari per i rispettivi titolari: uno a Maria, uno a s.Agostino, ed uno al ss.Crocifisso. Giudic\u00f2 i sacri vasi e paramenti \u201cminus congrua\u201d e di conseguenza ordin\u00f2 che l\u2019altare centrale oltre il crocifisso avesse 2 candelabri, tre carte-glorie, tre tovaglie con sopratovaglia, 5 palii, 2 messali, 2 leggii, 2 calici, 4 pianete, 5 corporali, 10 borse, 10 purificatoi, 4 camici). Ordin\u00f2 smontare i due altari laterali, giudicando sufficiente quello centrale; rimuovere il tabernacolo perch\u00e9 insicuro e quindi non poteva conservare il ss.Sacramento; imped\u00ec praticare l\u2019adorazione\u00a0 delle Quarant\u2019ore (in Quaresima, a ricordo delle ore trascorse da Ges\u00f9 nel sepolcro e rappresentate dal ss.Sacramento esposto per eguale periodo; entr\u00f2 in uso dal medioevo) eccetto cause gravi e solo su licenza scritta dell\u2019arcivescovo non essendo n\u00e9 parrocchiale n\u00e9 collegiata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1635 22 aprile. Il priore fra Guglielmo, maestro, fa fare estimo della \u201cvilla di SM di Belvedere\u201d da Camillo Ramasso<\/p>\n<p>Nel <strong>1650<\/strong>, divenne Santuario, acquisendo cos\u00ec fama e donazioni, con cui poter essere accresciuta ed abbellita. La Curia concede licenza di questuare, a p. GB Canevaro (forse priore).<\/p>\n<p>Ma ancora nel <strong>1661<\/strong> 29 ottobre, un Ambrogio Marchese, denuncia che la chiesa \u00e8 rovinosa, incapace di contenere il popolo quando l\u20198 settembre esso va a far festa ed invita al restauro.<\/p>\n<p>Negli anni del <strong>1665<\/strong> gli Agostiniani demolirono la vecchia chiesuola del 1300 e ne riedificarono una nuova.<\/p>\n<p>Infatti, sino a\u00a0 quella data era ancora di ben piccole dimensioni: i pp. Agostiniani chiesero alla s.Sede poter alienare un terreno a fianco della chiesuola che valeva \u00a3.300,\u00a0 considerato che c\u2019era un pio benefattore che offriva \u00a3.500 per una \u2018nuova fabbrica della chiesa\u2019. Il rimanente si sperava da donazioni, concorso di popolo, lasciti per <strong>tombe <\/strong>(i primi, della famiglia Frassinetti: Pantaleo di Guseppe, sepolto il 1 aprile 1606; Marietta, 11 giugno 1610; Catterina, 11 febbraio 1610; Giacomo, 8 marzo 1610 Bartolomea 20 giu 1615;. di Gabriele e fam\u00a0 del 1667.\u00a0\u00a0 Poi Franca Castello 19 febbraio 1611; Craviero Maria 18 sett 1616; Matteo Rolla 7 sett.1618; Cesare Gambarino e fam 1670; del <u>marc. Giuseppe De Ferrari<\/u> fu Francesco 1726; dei Samengo: AngeloMaria 1811, GiuseppeAngelo 1818, CarloMaria 1825; nobile AntonioMaria <u>Bracelli<\/u> 1817. Altre 1800esche di AntonioMariaGiuseppeDerchi, RosaPodest\u00e0 in Copello; Gaetano Capponi; baronReginaQuagliaAntonielli di Costiole; Adelaide Gautier in Capponi; MariaAntoniaDeAlbertis; MariaPlacidaCarolina Mariotti; AngelaMRosaBadini).<\/p>\n<p>La s.Sede rispose positivamente il 4 dicembre per la vendita del terreno.<\/p>\n<p>Cambiaso scrive che il benefattore si chiamava Giovanni Giacomo Gazino (da\u00a0 un decreto dell\u2019Arcivescovo); altri scrivono che la cospicua donazione fu di Giacomo Costa, il quale da Cambaso viene invece citato come donatore di addirittura \u00a3. 10mila per il convento ed al quale i padri si obbligarono in perpetuo alla celebrazione di una messa quotidiana. Un controllo da parte del priore \u00e8 testimoniata il 3 ott. 1675, quando p. Francesco Borzone si interessa dei ristori fatti dal Costa e predispone per la messa quotidiana in suo favore.<\/p>\n<p>Ci\u00f2, comunque, permise la <strong>ricostruzione <\/strong>della chiesa (non \u00e8 dato sapere se demolendo la precedente o usufruendone delle strutture e apportando modifiche o restauri) cambiando totalmente sia architettura, ornati, dimensioni e forma, divenendo come \u00e8 attualmente: rettangolare con due cappelle esternate ai lati; fu aumentato\u00a0 il numero e l\u2019ornato degli altari (il maggiore dedicato a Maria SS: Ella \u00e8\u00a0 raffigurata\u00a0 col Bambino in braccio, dipinta\u00a0 su una tavola ottagonale di legno, con cornice raggiata e posta in una nicchia): potrebbe essere quindi che l\u2019attuale chiesa sia un secondo edificio e che quella antica e primitiva sia in corrispondenza della cappella che la fiancheggia a sud con un altare dedicato a sant\u2019Agostino; ed <u>ingrandimento<\/u> anche del convento (sino ad allora chiamato \u2018conventino\u2019). La persistenza di alcuni muri medievali \u2013come quello che separa, nella parte inferiore, il chiostro dalla cappella lat.sin.- inducono a pensare ad una \u201cprofonda ristrutturazione\u201d; nell\u2019osservazione diretta della attuale chiesa, non emergono pi\u00f9 caratteristiche relative al primo impianto medievale. Per\u00f2 la obliquit\u00e0 della facciata rispetto le pareti laterali, porge dimostrazione di \u2018adattamento\u2019 alle strade e \u2013probabilmente- a dei muri precedenti da usare.<\/p>\n<p>Nei \u00abSaggi cronologici di Genova\u00bb, relativi all\u2019anno 1743, si legge \u201cla prima domenica dopo il giorno della Nativit\u00e0 (di Maria), si fa da tutti l\u2019ufficio del Nome della B.V. concesso dalla felice memoria d\u2019Innocenzo XI quando l\u2019anno <strong>1683<\/strong> a 12 settembre\u2026fu liberata Vienna dal potentissimo esercito de\u2019 turchi\u2026in Genova si fa pubblica solennit\u00e0\u2026ed i Serenissimi Collegi vanno in Duomo\u2026\u201d. Nell\u2019occasione anche a Belvedere inizi\u00f2 il festeggiamento del \u201c<u>Nome di Maria<\/u>\u201d, in ottemperanza anche ad una grida del 1686 con la quale il Senato ordinava che detta \u201cnuova festa\u201d avvenisse con grande pompa in tutto il Dominio, prescrivendo che nella vigilia si facessero \u201cfuochi di gioia, luminarie, spari et altri segni di giubilo soliti farsi per la solennit\u00e0 di s.Giovanni Battista\u201d.<\/p>\n<p>Frequentatrice della chiesa, era nel <strong>1691<\/strong> la giovane aristocratica Apollonia Acquarone; innamoratasi del plebeo Filippo Casoni (1662-1723, poi scrittore ed annalista famoso), architettarono un finto rapimento che fu messo in atto vicino alla chiesa: il giovane assoldando dei contadini e dei soldati corsi\u00a0 riusc\u00ec a far fuggire i valletti che seguivano la portantina e scappare con l\u2019amata. I due se ne andarono assieme a Coronata nella casa di campagna dei genitori di lui, ma furono raggiunti dal Capitano del Popolo della Polcevera, furono separati: lei rispedita a casa e lui portato nelle\u00a0 celle del Palazzetto criminale (ove oggi \u00e8 via Tommaso Reggio vedi foto a pag.72 del libro di Dolcino; fu condannato a vent\u2019anni di carcere. Qui inizi\u00f2 la sua opera letteraria (ma\u00a0 anche si ammal\u00f2 di \u201cdistillazione salsa al petto\u201d, cio\u00e8 una bronchite catarrale divenuta cronica); quattro anni dopo il padre ottenne la scarcerazione avendo pagato mille scudi d\u2019argento. All\u2019annalista non bast\u00f2 la lezione, se l\u2019anno dopo and\u00f2 sposo, ma poco dopo fu nuovamente ospitato al Palazzetto per nuove esperienze galanti ma irregolari, avvicendate da un secondo matrimonio nel 1710).Sappiamo che il 28 luglio <strong>1717 <\/strong>\u00a0fr\u00e0 Antonio Leonardo Piccaluga, bacelliere, era allora priore, perch\u00e9\u00a0 concede a Giuliano Venzano di questuare per il convento e chiesa.<\/p>\n<p>Nell\u2019anno <strong>1746<\/strong> avvenne l\u2019invasione austriaca. Belvedere era stato fortificato con 12 cannoni, ed ancora nell\u2019aprile 1747 la difesa reggeva l\u2019urto dell\u2019invasore guidato da Schulembourg, sia che cercasse di proseguire in fondovalle, sia che si appostasse a Coronata; e qui fu portato \u2013da Certosa- il quartiere generale della difesa di Polcevera alle dipendenze del gen. Gaspare Basadonne. Finita la guerra, furono indetti solenni ringraziamenti alla Madonna.<\/p>\n<p>Il 18 novembre <strong>1755<\/strong> il custode-priore Giacinto Capponi, della chiesa e convento- d\u00e0 incarico a Gerolamo Barabino di questuare per la chiesa.<\/p>\n<p>Il tutto prosegu\u00ec sino al <strong>1797<\/strong>, sia quando furono regolamentati per legge dal governo napoleonico i beni religiosi e sia quando gli insorti \u2013al grido di \u2018viva Maria\u2019 avevano occupato il forte Tenaglia (il gen Duphot con il comandante Va, debellarono gli insorti; di riflesso le truppe avevano invaso il Santuario e cacciato i frati. Il 26 ott.<strong>1802<\/strong> il decano del Magistrato delle Finanze (sen GB Rossi) rimetteva agli amministratori laici le chiavi del Santuario (sig. Antonio Moro, Bartolomeo Arduino, Domenico Chiappori, GB Rivara)<\/p>\n<p>Nel <strong>1810<\/strong> vennero soppressi tanti ordini sacerdotali e chiusi altrettanti monasteri e chiese: in quegli anni confusi, il santuario rimase vuoto, ma aperto al culto, affidato ad un \u201ccustode\u201d, sacerdote secolare dell\u2019archidiocesi genovese (nell\u2019anno 1800 il primo di\u00a0 successivi 16\u00a0 fu il sac. Murta Giuseppe; poi pass\u00f2 all\u2019abate gi\u00e0 agostiniano Angelo Righetti, che la gest\u00ec fino al 1814).<\/p>\n<p>Alcuni anni dopo, nel <strong>1815<\/strong> circa, &#8211;prendono il governo gli \u2018Stati Sardi\u201d detti di \u201cterra ferma\u201d, monarchia assoluto-ereditaria della real casa di Savoia (Carlo Alberto).\u00a0\u00a0 \u2013al Santuario ritornarono gli Agostiniani che dovettero subito affrontare il gravissimo problema proposto da lord William Bentinck prima di abbandonare i suoi progetti e dare le consegne\u00a0 al Genio del governo Sabaudo: in quella posizione strategicamente dominante\u00a0 proponeva la demolizione di tutto, per erigervi un forte; e per intanto aveva dato l\u2019avvio alla costruzione avanzata della Lunetta del Belvedere e le basi del futuro forte Crocetta. I piemontesi si trovarono col progetto iniziato.<\/p>\n<p><strong>1818<\/strong> una ordinanza del sindaco Mongiardino Antonio impone che per vendere pane, canestrelli e vino vicino al santuario, occorre chiedere dove mettersi ai massari; proibito il pane di altri comuni; pagare il dazio per il pane locale.<\/p>\n<p>Nel <strong>1819<\/strong>, 7 gennaio, p.Giovanni Andrea Balzi, procuratore degli Agostiniani, con atto del 7 maggio presso il notaio Ignazio Carbone,\u00a0 dovette cedere in contanti all\u2019Azienda di guerra di stato, i fabbricati sia della chiesa che del convento. La reazione popolare e la fabbriceria, molto si adoperarono perch\u00e9 il Santuario non venisse intaccato; e quando gi\u00e0 numerose opere di demolizione erano state applicate ai fabbricati vicini, solo nel <strong>1821<\/strong> (8 ago) fu deciso spostarne\u00a0 la posizione nei terreni sottostanti, convenendo per\u00f2 col governatore genovese Roero di Sanseverino l\u2019occupazione provvisoria di buona parte del convento per trasformarlo in magazzini militari (che persistettero per oltre settantanni, dietro relativo compenso).<\/p>\n<p>Rimasta libera da vincoli e pericoli, e ritirati definitivamente i monaci, la chiesa venne\u00a0 affidata alla custodia di\u00a0 sacerdoti secolari.<\/p>\n<p>Nello stesso anno, l\u2019arcivescovo di Genova, mons. Luigi Lambruschini concedeva alla chiesa, di essere esente da ogni dipendenza parrocchiale.<\/p>\n<p>Nel <strong>1833<\/strong>, al Santuario sal\u00ec la regina Maria Teresa Cristina di Sardegna, da due anni vedova del re Carlo Felice ( prima, era \u2018duca dei Genevois\u2019; a lui \u00e8 dedicato il teatro lirico cittadino).<\/p>\n<p>Nel <strong>1839<\/strong> &#8211;fu costituita una regolare Fabbriceria\u00a0 per volere del card. Tadini. Furono nominati membri\u00a0 i sigg. Giuseppe podest\u00e0, Francesco Bobbio, Bartolomeo Mongiardini, Angelo DeAlbertis e Francesco Rolla. \u2013 il regolamento napoleonico che regolava elemosine, rendite, beni, ecc. rimase in vigore, e quindi amministrazione autonoma, personalit\u00e0 giuridica indiopendente dal consiglio di Fabbrica,<\/p>\n<p>Nel <strong>1846<\/strong> si ristor\u00f2 il presbiterio (forse con l\u2019ausilio dell\u2019immancabile ed onnipresente arch. Maurizio Dufour: sicuramente a lui \u00e8 attribuito il disegno della nicchia che accoglie il quadro della Madonna) ridando splendore agli stucchi dorati ed alle decorazioni pittoriche. La data fu incisa sul grande medaglione che \u00e8 posto alla sommit\u00e0 di tutti gli ornati .<\/p>\n<p>Nel <strong>1849 <\/strong>un ufficiale e soldataglia dei bersaglieri al seguito di LaMarmora (inviato per reprimere i moti di ribellione avvenuti entro le mura),\u00a0 derubarono il santuario di due calici, una pisside e vari ornamenti preziosi. L\u2019ufficiale riconosciuto complice, fu punito.<\/p>\n<p>Nel <strong>1884<\/strong> \u00a0&#8212; il 24 maggio, la Fabbriceria, non pi\u00f9 convocata da 19 anni, d\u00e0 le dimissioni non trovandosi legalmente investiti nell\u2019incarico (firmano: don Alberto Valle, don Nicol\u00f2 Daste fu GB, Giuseppe Garibaldi fu Antonio, Giacomo Storace, Giuseppe Montaldo di Paolo). L\u2019arciv. Salvatore Magnasco il 19 giugno\u00a0 nomina sia la erezione di un nuovo consiglio di Fabbriceria al posto dei dimissionari; e sia i componenti nel march. Lazzaro NegrottoCambiaso fu GB; Angelo Parodi fu GB; Ambrogio Brazzo fu Giovanni, da unirsi agli altri membri aventi diritto; debbono amministrare i beni della chiesa. Il 18 luglio il Prefetto, sentito il Sindaco di SPdA nomina membri del Consiglio di fabbriceria i sigg.Galleano Domnico fu Antonio e Bozzolo Angelo fu Lorenzo<\/p>\n<p>&#8211;Le autorit\u00e0 militari decisero, impedendo cos\u00ec l\u2019esecuzione della tradizionale festa dell\u20198 settembre, di occupare parte del piazzale con una batteria di cannoni come descritto al \u2018piazzale<\/p>\n<p>L\u20198 ott.<strong>1895<\/strong>\u00a0 fu confermato per decreto dall\u2019arciv. mons. Tomaso Reggio, il privilegio di essere direttamente soggetta alla giurisdizione dell\u2019arcivescovo stesso, e tolta la giurisdizione di Promontorio; e nomin\u00f2 \u201crettore\u201d il sacerdote custode del santuario (primo, fu il sac. Angelo Cappanera nel 1894); coadiuvato dalla Fabbriceria e Masseria; con facolt\u00e0 di indossare il cappino rosso (come il rettore del santuario della Guardia).<\/p>\n<p>Altre migliorie furono apportate nel <strong>1896<\/strong> con le pitture dell\u2019interno (pittore Ghigliotti di SestriP e dell\u2019Orgero \u2013vedi sotto), nei tempi pi\u00f9 moderni rivelatesi\u00a0 utilizzando materiali di bassa qualit\u00e0 .<\/p>\n<p>Lo stesso arcivescovo, mons. Tomaso Reggio il 1 sett.<strong>1901<\/strong>, dopo apposito decreto di delega rilasciato dal Capitolo Vaticano, solennemente incoron\u00f2 la Madonna -venerata da oltre sei secoli nella chiesa-,\u00a0 quale titolare del Santuario (la corona aurea \u00e8 appesa in cima alla nicchia e fu eseguita in oro dall\u2019orefice Traveso su disegno riprodotto dal modello di quelle in uso nel rinascimento; \u00e8 possibile sia concessa solo per le immagini pi\u00f9 insigni;) ed il\u00a0 Bambino; fornendo il\u00a0 21 ago.<strong>1905<\/strong> speciali facolt\u00e0 per l\u2019assistenza spirituale della regione circostante.\u00a0 Questi riconoscimenti favorirono sempre nel popolo la voglia di partecipare alla sagra: dai vari rioni la gente si faceva a piedi la salita, assiepandosi in chiesa, specie se pioveva, nell\u2019attesa di &#8211; se c\u2019era il sole &#8211; portarsi sui prati per\u00a0 gioire in modo profano e turistico della giornata di festa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>foto Pasteris del 1956<\/p>\n<p>Per gli appassionati del Lotto tutto ha un significato; e per loro,\u00a0 l\u20198 (settembre) diveniva numero di una cinquina assieme al 29 (agosto, della Guardia), al 14 ( settembre di san Cipriano), al 28 (settembre di san Michele di Coronata) ed al 21 (settembre del Garbo).<\/p>\n<p>Nel <strong>1904<\/strong> tocc\u00f2 il rinnovo del tetto e della facciata (due finestrine ai lati della porta d\u2019ingresso, volevano offrire al viandante la possibilit\u00e0 di salutare la Madonna anche se la porta era gi\u00e0 chiusa), e l\u2019anno dopo del campanile e dell\u2019altare maggiore (rifatto in\u00a0 marmo a spese del benefattore ing. Raffaele Serra) e consacrato nel <strong>1907<\/strong> dall\u2019arciv.mons. Edoardo Pulciano. I pavimenti, marmo bianco e bardiglio, del 1908<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>foto del 1902 prima dei restauri\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 foto del 1910-13 restaurata (inclinatura del tetto)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>foto del 1902-3\u00a0\u00a0\u00a0 foto 1913 con cannoni\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 foto del 1920<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Un censimento scritto da don Brizzolara in quell\u2019anno, scrive la presenza (dal 15 gennaio 1903) nella \u201ccasa canonica di d.GiovanniB. Novara quale rettore, con Maria Traverso domestica;\u00a0\u00a0 rev.Cappellano don Righetti MarioLuigi pi\u00f9 Cesarina Gotuzzo ved. Righetti, avola\u201d.<\/p>\n<p>Opera del 1912 e di Martini Sertorio, i vetri istoriati nell\u2019abside, mirati a dar luce all\u2019altare maggiore.<\/p>\n<p>Il Pagano <strong>1921<\/strong> segnala il santuario come abbazia, con parroco don Parodi Angelo e rettorato con don Novara G.B. \u00a0don Novara GB<\/p>\n<p>Il 29 dic.<strong>1930<\/strong>, il cardinale mons. Minoretti Dalmazio, constatando tutti i requisiti,\u00a0 di popolazione (solo in san Gaetano, si arrivava a 25mila persone), di consenso delle\u00a0 parrocchie limitrofe (san Gaetano, san B. di Promontorio e san B.di Certosa),\u00a0 di esistenza in Curia di un deposito (somma esclusivamente destinata\u00a0 al beneficio parrocchiale erigendo), firm\u00f2 il decreto che costituiva la chiesa di N.S. del Belvedere, quale \u201c parrocchia autonoma, con proprio territorio &#8211; di giurisdizione, beneficio, amministrazione ed archivio &#8211; e con tutti i diritti ed oneri riconosciuti dai sacri canoni&#8230; le viene assegnato il territorio compreso tra salita del forte Crocetta &#8211; corso Belvedere &#8211; quota 80 (verso il Polcevera, sino al civ.31 di sal.Bersezio) &#8211; forte Crocetta &#8211; lato ponente di corso Dante Alighieri &#8211; dal civ.5 di salita Belvedere e la salita stessa comprese le palazzine Giunsella e Boccalatte allora ai civv. 6 ed 8 &#8211; la zona sopra la nuova strada intitolata a GB Monti\u201c fino all\u2019incastro collo sperone del forte Belvedere. Il 6 genn.<strong>1931<\/strong> iniziarono ufficialmente le funzioni\u00a0 parrocchiali,\u00a0 e primo\u00a0 \u201cparroco\u201d fu nominato il sac. GB.Novara.<\/p>\n<p>Nel <strong>1933<\/strong> era Santuario Parrocchia di N.S.di Belvedere, con rettore-parroco lo stesso sacerdote Novara (questi mor\u00ec parroco di Belvedere il 28 gennaio 1942 e don Parodi era divenuto economo; per il suo funerale furono pagate \u00a3.25 all\u2019organista Rossi Andrea, \u00a3.25 per messa cantata, \u00a3.150 per 12 torcie (sic), \u00a3.50 per 26 candele altari)<\/p>\n<p>Nell\u2019anno successivo la Soprintendenza alle Belle Arti provvide a tutelare e vincolare il \u2018Santuario di Belvedere e Chiostro\u2019.<\/p>\n<p>Un ultimo ristoro al tetto, agli intonaci anche del campanile, alla canonica ed all\u2019antico chiostro, fu ridata lucentezza all\u2019abside con lavori sotto la guida dell\u2019arch.Giovanni Bozzo della Sovraintendenza alle Belle Arti e per opera del prof. Angelo Petrucci che ha ripristinato le originali pitture che circondano l\u2019antica icona ricoprendo gli antichi fregi con autentica foglia d\u2019oro.<\/p>\n<p>Inglobata nel progressivo allargamento del tessuto urbano, il santuario gradatamente perdette buona parte della sua antica importanza di m\u00e8ta di pellegrinaggi e di ristoro morale: era considerata la Madonna della Guardia sampierdarenese.<\/p>\n<p>Quarto\u00a0 rettore (dopo 5 mesi di supplenza, amministrata dall\u2019allora vicario coadiutore -oggi parroco della Cella )\u00a0 fu don Aldo Tosetti, in carica dal <strong>1980.<\/strong><\/p>\n<p>Sotto la sua rettoria, nel <strong>1997<\/strong> la festa dell\u2019 8 settembre \u00e8 stata proclamata \u201csagra\u201d o fiera, con la possibilit\u00e0 di lasciar accedere i commercianti con le bancarelle,\u00a0 la banda , la processione e speriamo di nuovo i \u201ccristi\u201d .<\/p>\n<p>A questi \u00e8 successo dal 30 gen.<strong>2000<\/strong> don Walter Molinari (nativo di Piadena -Cremona il 17 apr.1948, fu ordinato sacerdote da mons. Siri il 29 giu.1977\u00a0\u00a0 ed incaricato alla parrocchia di santo Stefano di san Fruttuoso e poi vicario per undici anni alla Cella; finalmente nominato parroco, fu per sette anni a san Martino di Murta , tre a san Gerolamo di Quarto ed infine trasferito qui, per volere dell\u2019arciv. Tettamanzi), che per\u00f2 fu allontanato alla fine del 2002 per \u2013si dice- \u2019eccesso di libert\u00e0 morale\u2019.<\/p>\n<p>Dal <strong>2003<\/strong> \u00e8 stato segu\u00ecto da don Mario Novaro, che si deve interessare delle 3mila anime; nonch\u00e9: all\u2019inizio del mandato anche della abbazia e fedeli di Promontorio; dell\u2019orfanatrofio Antoniano femminile (delle Figlie dello Zelo Divino di salita Belvedere), delle Figlie di s.Anna (del patronato s.Vincenzo de\u2019 Paoli di salita Forte Crocetta)\u00b8delle suore di NS del Rifugio in Monte Calvario \u2013 figlie della santa Bracelli- locate nella casa parrocchiale.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>la chiesa vsta dai giardini sottostanti, di salita Belvedere<\/p>\n<p>Il 12 novembre <strong>2004<\/strong>, un evento miracoloso: un operaio peruviano intento a riparazioni del sottotetto, precipitava dall\u2019alto del vertice della volta -fatta di vecchio canniccio ed intonaco-, da oltre 10 metri, per sfondamento causa il peso; una rete posta a met\u00e0 strada per trattenere eventuali calcinacci, gli salv\u00f2 la vita o grave invalidit\u00e0 frenando la caduta. Per vari mesi\u00a0 la chiesa rest\u00f2 chiusa per perizie. Poi riprese le funzioni con tutta una intelaiatura di tubi innocenti che la rendevano \u2013 seppur praticabile &#8211; non caratteristicamente bella per celebrarvi solennit\u00e0 e matrimoni. Cos\u00ec era ancora nel 2006; internamente liberata dal 2009.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ELENCO dei \u201c<u>governatori<\/u>\u201d del santuario<\/p>\n<p>1&#8211;\u201c<u>priori<\/u>\u201d : dal 1290\u21921311 con Nicol\u00f2 Dentuto; da esso salta al 1408\u2192&#8230;, con un Giacomo; 1416, Paolo Vivaldi; 1431, Gregorio da Pavia; 1436\u21921442\u2192&#8230;, Donato Castagnola; 1447, Lanfranco de Squassis di Savignone;\u00a0 1485, Gerolamo Castello; 1514, Stefano da Zoagli; 1572 Alessio Stradella; 1635, Maestro Guglielmo; 1650, GB Canevaro; 1675, Francesco Borzone;\u00a0 1717, Antonio Leonardo Pittaluga; 1755, Giacinto Capponi;<\/p>\n<p>2&#8211;ad essi seguirono i \u201c<u>custodi<\/u>\u201d : nell\u2019anno 1800, don Giuseppe Murta; 1803, don Bartolomeo Buono; 1806\u21921814, don Angelo Righetti; 1819\u21921821, fr\u00e0 Stefano Torretti agostiniano; 1821\u21921825,\u00a0 don Francesco Massucco; 1825\u21921830, don Lorenzo DeBatt\u00e8; 1831, N.Repetto; 1831\u21921835, don Giovanni Ferrandini; 1835\u21921844, don Francesco Bessone; 1844\u21921848, don Angelo Remondini; 1848\u21921855, don Alberto Valle; 1855\u21921884, don Luigi Benvenuto; 1884\u21921887, don Giacomo Boccardo; 1887\u21921891, don Francesco Cambiaso; 1891\u21921892, don Giuseppe Zerega, 1892\u21921894, don Amedeo Casabona, poi vescovo di Chiavari.<\/p>\n<p>Nella casa parrocchiale uno scritto fa riferimento ad un Bartolomeo Spinola abb., non incluso in questi elenchi<\/p>\n<p>3&#8211; dal 1894 iniziano i \u201c<u>rettori<\/u>\u201d di cui il primo fu don Angelo Cappanera fino al 1898; al quale poi segu\u00ec don Emilio Traverso fino al 1903 (sua \u00e8 la lettera supplica affich\u00e9 alla Madonna del Santuario vengano riconosciute le \u2018aureee corone\u201d);\u00a0 ed ad esso,\u00a0 GB.Novara fino al 1931;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>lettera di don Traverso\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 logo di Raffaele Serra 1891<\/p>\n<p>quando divennero anche<\/p>\n<p>4&#8211;\u201c<u>parroco<\/u>\u201d.<\/p>\n<p>5\u2014\u201cfabbricieri\u201d dal 1839 =(Giuseppe Podest\u00e0, Francesco Bobbio, Bartolomeo Mongiardini S., Angelo deAlbertis, Francesco Rolla P.)&#8212;1844 =(Carena Francio, Laviosa Giulio, Carcheri Domenico, Fossati Franco, Sasso Emanuele S.);&#8212;1846=(Moro Tommaso, Pittaluga Nicola);&#8212;1847 =( Garibaldi Nicol\u00f2); 1849 =(Tarelli Luigi, Tubino Agostino);&#8212;1853 =(Sommariva Giuseppe);&#8212;1854 =(Canepa Luca, Daste Nicol\u00f2,\u00a0 Montaldo GB.);&#8212;1855 =(Canepa Angelo, (Parodi Angelo Nazzaro), don Valle Alberto, Conti Bernardo);&#8212;1884 =(Montando Giuseppe, Storace Giacomo, Garibaldi GiuseppeP., marc. NegrottoCambiaso Lazzaro, Bruzzo Ambrogio, Parodi Angelo, Galleano Domenco, Bozzolo Angelo);&#8212;1884 =(Raffaele Serra gi\u00e0 abbiamo ritrovato questo nome tra i benefattori che pagarono le spese dell\u2019altare e campanile nel 1904\/\/ esisteva in citt\u00e0 un omonimo \u2013\u00a0 non ingegnere ma negoziante\u00a0 di articoli da cucina=vedi sopra l\u2019intestazione di una fattura);&#8212;1886 =(Bottino Benedetto);&#8212;1891 =(Sbarbaro Giuseppe, Bruzzo Nicol\u00f2);&#8212;1892 =(Solari Pietro P.);&#8212;1894 =(Facco Pantaleo);&#8212;1896 =(Rebora Augusto, Monticelli Giuseppe, Bruzzone Giovanni);&#8212;1897 =(Moro GB);&#8212;1899 =(Moro Antonio);&#8212; 1900 =(Tuo Bartolomeo);&#8212;1903 =(Pozzolo Agostino);&#8212; 1906 =(Sbarbaro Giacomo);&#8212; 1912 =(Montolivo Giovanmni);&#8212; 1913 =(Moro Tommaso, Rossi Mario).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>L\u2019esterno<\/u>, ha sul lato mare una croce in legno a ricordo dei \u201cFigli di san Vincenzo\u201d che nel periodo 19-26 mar.1954 (anno mariano) vi erano saliti in missione. Il fronte principale appare diviso in tre parti: il centrale \u2013 corrispondente alla navata centrale &#8211; ha come unico motivo d\u2019interruzione della intera superficie, caratteristica delle chiese conventuali &#8211; una finestra serliana (con due parti rettangolari ai lati, interrotte al centro da una curva, caratterista seicentesca).<\/p>\n<p><u>L\u2019ingresso<\/u>, il portale, pi\u00f9 ante, \u00e8 molto semplice e lateralizzato da due\u00a0 finestrine<\/p>\n<p>con gra ta; ed \u00e8 sormontato da stucchi barocchi racchiudenti l\u2019effige della\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0Madonna del Santuario.<\/p>\n<p><u>L\u2019interno<\/u>, (NB***\u00e8 tutto da controllare) \u00e8 a croce latina; una navata con due brevi cappelle laterali.<\/p>\n<p>Nella <u>parete di sinistra<\/u>, a nord, si notano due finestrelle in alto che comunicano col chiostro confinante; nell\u2019interno esse si alternano con nicchie arcuate e di scarsa altezza. Alternanza che si ripete sulla <u>parete destra<\/u>, che confina e comunica con l\u2019oratorio di sgostino, nel quale sia la volta a botte, sia le lesene nelle pareti che si interrompono a livello delle aperture, significato che il collegamento \u00e8 avvenuto in un secondo tempo \u2013ovvero che uno \u00e8 trecentesco ed il resto \u00e8 seicentesco.<\/p>\n<p>La <u>volta<\/u> a botte mostra affreschi di <strong>Antonio Ghigliotti<\/strong>, pittore di SestriP, con le immagini di profeti e delle virt\u00f9 completati nel 1896. Sopra il presbiterio nelle medaglia centrale, l\u2019immagine dell\u2019Assunta, dipinta dal sampierdarenese <strong>Carlo Orgero;<\/strong> mentre <strong>Fezelli <\/strong>(o Fazelli) da Parma vi aggiunse le pitture di ornato (effetti pittorici mirati ad imitare il rilievo a stucco) e probabilmente anche i motivi vegetali dei capitelli e la doratura della cornice sovrastante.<\/p>\n<p>All\u2019incrocio con i bracci la volta \u00e8 a vela.<\/p>\n<p>L\u2019abside, separato dalla navata da una balaustra marmorea, appartiene al restauro ottocentesco, sia nella doratura che nell\u2019altare; escluso la finestrella nella parete di fondo mirata ad illuminare la parete di fondo\u00a0 che \u00e8 seicentesca (come di quest\u2019ultima epoca sono le finestre disposte simmetriche anche se \u2013per presenza di edifici conventuali affiancati- furono realizzate finte.<\/p>\n<p>Sulle <u>pareti,<\/u> gli stemmi di vari papi. Da sinistra: Leone XIII,\u00a0 Pio X, Benedetto XV, Pio IV, Pio VII, Gregorio XVI, Pio IX.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Papa Gregorio XVI\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Papa Pio IV\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Pio X<\/p>\n<p>Sulla parete di ingresso, a sinistra della porta\u00a0 lo stemma\u00a0 di Sampierdarena, a destra di Genova.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il <u>pavimento<\/u> \u00e8 in marmo bianco e bardiglio. Una <u>balaustra<\/u> marmorea separa la navata dalla tribuna. Tre finestre nell\u2019abside mandano luce\u00a0 dai vetri istoriati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><u>Nell\u2019altare maggiore<\/u>, ricco di marmi, sculture, tarsie e fregi dorati, fatto appositamente fabbricare per volere del benefattore ing. Raffaello Serra, e solennemente consacrato dall\u2019arciv. Edoardo Pulciano nel 1907, entro una ricca e marmorea nicchia rettangolare, racchiusa ai lati fra due colonne spiraliformi di marmo rosso ed in alto fra cinque angioletti posti come custodi osservatori, si vede l\u2019antichissimo e\u00a0 venerato quadro\u00a0 in cornice ottagonale della <strong>Madonna<\/strong><strong> \u2192<\/strong><strong>v<\/strong>edi in seguito (dallo stile, e a giudizio del critico pf. L.A. Cervetto, appare del 1300-primi del 1400. Nei\u00a0 fregi della cornice del quadro, appare \u2013in cifre arabe e sui fregi del manto- la data del 1180; ma gli studiosi concordano nel giudicare -come anche nei dipinti della Madonna delle Vigne e della Madonna della Valle preso Gavi- che la data rappresenti l\u2019epoca degli\u00a0 ornati pi\u00f9 che del dipinto, mentre Scriba ricorda che\u00a0 i numeri arabi vennero introdotti ben dopo quella data, e riporta il pensiero di Varni il quale scrisse che in realt\u00e0 non sono numeri di una data ma fregi di ornamento. Numerosi erano gli artisti \u2013provenienti da tutto il genovesato \u2013Opizzino da Camogli-, dalla Toscana -G.Tura, Taddeo Bartoli senese, Manfredino da Pistoia, Turino e Nanni da Pisa-, che nel 1300 risiedevano a Genova; tra tutti essi, lo stile si avvicina \u2013e quindi viene attribuito anche se non non concordemente- a Opizzo, od Oberto<strong>, <\/strong>in realt\u00e0<strong> Bartolomeo Pellerano<\/strong> di Camogli, della famiglia Opizzino Pellerani, nato 1310? e morto 1348; primeggiava lavorando in Genova prima del 1350, e divenne il secondo grande pittore del 300 genovese. Di lui sino a poco tempo fa era conosciuta una sola opera su tavola, ora a Palermo e raffigurante la Madonna dell\u2019Umilt\u00e0, del 1346. \u00a0L\u2019attribuzione \u00e8 recente: uno studio specifico su questo artista compiuto nel 1979 dalla studiosa genovese Anna DeFloriani, ancora non lo attribuiva. D\u2019Oria aveva scritto essere \u2018probabilmente di scuola pisana del XIV secolo\u2019 perch\u00e9 ricorda lo stile di un Turino e di un Nanni, ambedue pisani, e in periodo quando lavoravano anche\u00a0 Taddeo Bartoli senese e Manfredino pistoiese; ma queste attribuzioni non\u00a0 sono confermate dalla maggior parte degli altri critici. Molto opportunamente il tutto \u00e8 protetto da un sottilissimo ma resistente cristallo che non si fa vedere).<\/p>\n<p>Ella \u00e8 ritratta col Bimbo sul braccio sinistro, la mano destra a tenere i piedini e Lei voltata nell\u2019atto di guardarlo con sguardo amorevole e dolce come era d\u2019uso in quell\u2019epoca nel dipingere una Madonna; cercando appunto di esprimere il concetto di una maternit\u00e0 superiore a quella di tutte le donne. \u00a0La presenza di un quadro cos\u00ec prezioso in una chiesa a quei tempi cos\u00ec isolata, si spiega facilmente ricordando che il convento ospitava tante figlie di nobili aristocratici i quali cos\u00ec si ingraziavano il convento con forti donazioni.<\/p>\n<p>Lo storico genovese LA.Cervetto, nel 1901 scrisse la sua impressione di somiglianza all\u2019espressione della Madonna scolpita da Giovanni Pisano nel Camposanto pisano; a quella dipinta da Giotto nella cappella degli Scrovegni a Padova; o a quella del Cavallini nella Basilica di Assisi .<\/p>\n<p>\u00c8 stato presunto che in origine la tavola fosse pi\u00f9 grande, e tagliata ottagonale in tempi successivi. Il 21 mag. 1901, il\u00a0 Capitolo vaticano concesse l\u2019incoronazione della Madonna, motivandola \u201cin considerazione che l\u2019immagine \u00e8 tra le pi\u00f9 venerate dall\u2019antichit\u00e0 e per celebrit\u00e0 di culto\u201d(l\u2019ottava\u00a0 simile concessione\u00a0 nella Diocesi genovese dopo\u00a0\u00a0 la \u201cPiet\u00e0\u201d in san Lorenzo, l\u2019 \u201cIncoronata\u201d di NS del Boschetto camoglino , la \u201cMadonna\u201d di NS delle Tre Fontane in Motteggio,\u00a0 del Suffragio a Recco, di NS delle Olivette in Arenzano, dell\u2019Acquasanta di Voltri, e -dal 10 giu.1894- della Guardia sul Figogna)<\/p>\n<p>Sulle <u>pareti laterali<\/u>\u00a0 del presbiterio, due quadri: a destra quello di<\/p>\n<p>-Anton Maria <strong>Piola<\/strong>,1654-1709 ( qualcuno dice che \u00e8 di suo padre Domenico Piola 1627-1723.\u00a0 Novella a pag.46; GazzettinoS\/59pag.25)\u00a0 raffigurante con gran sfarzo di colori il martirio di sant\u2019Orsola\u00a0 e delle compagne (Il testo \u2018la pittura a Genova e Liguria, non cita proprio l\u2019opera),<\/p>\n<p>-e un\u2019altro a sinistra,\u00a0 di <strong>Gio<\/strong> <strong>Raffaele Badaracco<\/strong> (Genova, 1648-1726) con sant\u2019Agostino ed altri santi (santa Monica, Bernardo, Nicol\u00f2 da Tolentino, Domenico, Antonio, Rocco, Leonardo da Porto Maurizio )= attribuzione non confermata da \u201cLa pittura a Genova e Liguria\u201d.II.pag.294).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>-i sovrastanti vetri delle finestre furono dipinti da <strong>Camillo Sertorio Martini.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Ai lati, nelle<u> cappelle,<\/u> si venerano: a destra<\/p>\n<p>&#8211; un crocifisso, fu scolpito in grandezza naturale in legno da <strong>Gerolamo Pittaluga.<\/strong><\/p>\n<p>-ed a sinistra un raro quadro,\u00a0 con la Madonna degli angeli, di <strong>Simone Barabino<\/strong> (o Barrabino; 1585-1630 pittore genovese di cui soltanto da poco si \u00e8 riuscito a capire la produzione; fu senz\u2019altro a Genova per due lustri, fino sicuramente nel\u00a0 1615; poco dopo si trasfer\u00ec a Milano, ove mor\u00ec \u201cnel bello degli anni\u201d. La Madonna gli fu attribuita dall\u2019Alizeri, ed accettata dai numerosi critici seguiti;\u00a0 tra essi , l\u2019Alizeri sottolinea la sua pregevolezza non tanto per la bellezza quanto per la rarit\u00e0; il Torriti\u00a0 dice che il Barabino si limit\u00f2 ad inserire gli angeli, in una preesistente e pi\u00f9 antica\u00a0 immagine della Madonna; GazzettinoS\/59pag.21 confonde questa madonna con quella centrale). Vicino, un quadro di autore ignoto ma eseguito con un certo garbo, raffigurante san Giuseppe.<\/p>\n<p>-nelle pareti, quattro quadretti ovali di scuola fiamminga del 1600, raffigurano i quattro evangelisti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella<u> cappella di sant\u2019Agostino<\/u> -creduta una parte della primitiva chiesa (non si ha certezza di questa possibilit\u00e0; e, per varie ipotesi, appare improbabile)- si vedono delle<\/p>\n<p>-un grosso ovale con la Madonna della Guardia;<\/p>\n<p>-lapidi sepolcrali di cittadini sampierdarenesi, alcune datate 1673, 1726, 1811;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>lapide sopraporta nella cappella laterale<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>MCM<\/p>\n<p>AEMILIUS TRAVERSUS<\/p>\n<p>RECTOR HUIUS AEDIS<\/p>\n<p>ET CURATORES<\/p>\n<p>HAEC TRADENDA POSUERUNT<\/p>\n<p>A PIO VII P.M. DATUM UTI QUAE EX AUCTORIT. PIIII P.M.<\/p>\n<p>LUCRANTUR QUI HOCCE TEMPLUM A PRIMIS\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *MDCCCXIIII<\/p>\n<p>EX SACRO RITU PREDICATIONIBUS AB MEM MARIAE<\/p>\n<p>NASCENTIS AD FESTUM VERGENS QUAE PONTIFICIAE<\/p>\n<p>LITTERAE<\/p>\n<p>POSTULANT EADEM LUCRARI POSSINT USQUE AD<\/p>\n<p>INTEGRUM D. NOMIN MARIAN RECOLENDO.<\/p>\n<p>PIUS VIIII P.M. TANTI LUCRI TEMPUS USQUE AD<\/p>\n<p>INTEGRUM VIII D POST NATALEM DIVINAE\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *MDCCCXLVII<\/p>\n<p>GENITRICIS PROTRAXIT<\/p>\n<p>ORDO CANONICOR VATICANOR IMAGINI MARIANAE QUAE<\/p>\n<p>IN HOC TEMPLO COLITUR AUREAM CORONAM\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 *MCMI<\/p>\n<p>DECREVIT THOMAS E. G . NOB REGGIA ARCHIEP<\/p>\n<p>N AB O S S VICARIO MUNERE EXORNATUS<\/p>\n<p>EAM CORONA REDIMIVIT K SEPTEMBRIB<\/p>\n<p>HAEC GEMMIS REFULGENS AERE<\/p>\n<p>COLLATO PARATA EST DISMA MARCHESE<\/p>\n<p>ANT AQUENSIUM STATIELLAT NATAL VIRG<\/p>\n<p>AUG IOSEPHUS CAPECCIUS ANT<\/p>\n<p>ALEXANDRINOR STATIELLAT D NOMIN<\/p>\n<p>MARIAN SACRA IN HOC TEMPLO SOLEMNITER<\/p>\n<p>OBIERUNT IMAGINIS REDIMITAE HONORANDAE CAUSSA<\/p>\n<p>AVE PIA MATER<\/p>\n<p>IESU TUIQUE AMORE<\/p>\n<p>OMNES DITA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>due lapidi parete di fondo della cappella\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 lapide II\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 lapide VII<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>molte famiglie negli anni antecedenti all\u2019obbligo napoleonico della sepoltura nei cimiteri, elessero la scelta della propria, nella cripta della chiesetta, affidando la memoria a lapidi che coprivano l\u2019antico e rustico pavimento; furono traferite nelle pareti dell\u2019attiguo oratorio di sAgostino, per ricodo storico.<\/p>\n<p>-a terra una piccola lapide segnalante l\u2019ossario di don GB Novara (1856-1942), primo parroco del Santuario; sua l\u2019idea di usare il luogo per costruirvi il<\/p>\n<p>&#8211; c\u2019era, sull\u2019altare, una tela\u00a0 con san Francesco da Paola, di autore ignoto<\/p>\n<p>&#8211; l\u2019organo.<\/p>\n<p>== in sacrestia un quadretto con la testa della Madonna, ed un presepio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&#8211; presepio natalizio, che da allora \u00e8 divenuto un classico, citato in tutte le rubriche e libri che si interessano della conservazione di questa antichissima usanza, possedendo statuine del 1700 attribuite a Gerolamo Pittaluga (vedi); da oltre una decina d\u2019anni, per interessamento degli \u201camici del presepe\u201d, fa parte della mostra-concorso, da loro istituita, sommandolo a quelli contemporanei fatti da artigiani-collezionisti.<\/p>\n<p>scuola del Maragliano<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Molte navi furono battezzate col nome di NS del Belvedere: viene ricordato lo sciabecco armato dalla Repubblica Ligure come nave corsara ed affidato a Nicola Bavastro; su esso il 16 mag.1801 si imbarc\u00f2 Luigi Serra che diverr\u00e0 ammiraglio della marina sarda; nel novembre di quell\u2019anno, i marinai liberarono un bastimento nelle acque di Alassio, gi\u00e0 catturato dal corsaro Nicol\u00f2 Oneto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4b)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0==<strong>chiostro<\/strong>,<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>indicazione (moderna)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0ingresso del chiostro, nel corso\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 \u00a0sovraporta<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>del XIII secolo essendo considerato parte dell\u2019insediamento agostiniano conventuale del 1285; piccolo e molto bello, di gusto architettonico lombardo, quadrato. Il corridoio periferico, si apre verso il prato interno,\u00a0 arricchito da fontanella centrale;\u00a0 con 5 archi (o campate) per lato a tutto sesto, a loro volta sostenuti \u2013sul muro, da sottili mensole- e all\u2019interno da 4 pilastri in pietra rozzamente squadrata -tendenzialmente ottagonale-; a loro volta poggiati su un largo basamento posto tipo ringhiera si interrompe al centro del lato sinistro per dare accesso all\u2019area centrale scoperta. Solo il lato sinistro, pi\u00f9 vicino alla canonica (che anticamente era il convento) \u00e8 aperto verso\u00a0 il centro; la tettoia che lo copre sui tre lati liberi dalla canonica, si appoggia al muro esterno permettendo a chi prega percorrere il giro al coperto; si chiamano astragali i sottili anelli decorativi posti sopra ed alla base del pilastro.<\/p>\n<p>Gli angoli sono sorretti dall\u2019unione di due pilastri; essi danno appoggio ad un unico arco ad angolo retto, che acquisisce cos\u00ec la forma di cuore. I corridoi sono in ciottoli bianco e neri. Alle pareti vari altorilievi in gesso di epoca pi\u00f9 recente<\/p>\n<p>Si ha la certezza -confrontandolo con altri originali nella citt\u00e0 e databili del XV secolo (NS delle Vigne; sM di Castello; NS del Monte (quello orientale))- che sia quello databile tra la fine del XIII e l\u2019inizio del XV secolo, e quindi il pi\u00f9 antico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>verso nord\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 corridoio da sud verso nord\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 e quello a nord verso est<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>lato sud-ovest\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 verso nord<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>risseau\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 quadro dei priori<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>4c)\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ==<strong>casa parrocchiale o canonica<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p>Una volta era l\u2019antico convento<strong>. <\/strong><\/p>\n<p>Sulla facciata a mare c\u2019\u00e8 una meridiana con la scritta, a ponente \u201cNescit occasum\u201d ed a levante \u201cLumen ecclesi\u00e6\u201d; nel mezzo lo stemma sampierdarenese (il quale rende pi\u00f9 recente l\u2019oggetto)<\/p>\n<p>Nel corridoio, \u00e8 stato salvato un affresco, in cui si legge \u201cMONAST.UM\u00a0 S.CTAE\u00a0 MARIAE\u00a0 DE\u00a0 BELLVIDERE\u00a0 S. AUGUSTINI NON CUPAT.M*** BART. SPINOLA.ABB ***\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>4d)<\/strong><strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 ==casa delle suore<\/strong><\/p>\n<p>Essendo vuota e disabitata, non siamo mai stati dentro a valutare la distribuzione dei vani ed eventuali affreschi o altro<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>BIBLIOGRAFIA<\/p>\n<p>-Alizeri F.-Guida illustrativa per la citt\u00e0&#8230;-Sambolino.1875-pag.666&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;ArchivioStoricoComunale<\/p>\n<p>-Archivio Storico Comunale Toponomastica\u00a0 scheda<\/p>\n<p>-A.non conosciuto-D.scritto chiesa s.Gaetano-Arch.DonBosco- II.319.512<\/p>\n<p>-AA.VV.-Le ville del genovesato-Valenti.1984-pagg. 113-4<\/p>\n<p>-AA.VV.-La pittura a Genova e in Liguria-Sagep.1987-vol.I-pag.46<\/p>\n<p>vol.II-pag.148.484<\/p>\n<p>-AA.VV.-presepi in Liguria- Sagep.Il Secolo XIX-1999-pag.47<\/p>\n<p>-AA.VV.-Grande biblioteca Ligure-vol.VII-pag.80<\/p>\n<p>-AA.VV.-castelli, chiese,santuari&#8230;-Mondani1989-vol.7-pag.80<\/p>\n<p>-AA.VV.-Annuario-guida archidiocesi-ed.94-pag.382&#8212;ed.02-pag.420<\/p>\n<p>-AutoreSconosciuto-della Storia di Genova-Leida.1750.libro III.pag.294.314<\/p>\n<p>-Balestreri L.-I moti genovesi del \u201949-ERGA.1967-pag. 155<\/p>\n<p>-Belgrano LT-atti SocLigStPatria-vol.II.parteI.fascII.-1871-pag.383<\/p>\n<p>-Cambiaso D.-Santuario di NSdiBelvedere-Derelitti-1913-(Bibl. Gallino)<\/p>\n<p>-Cappellini A.-Santuari del genovesato-Stianti.1930-pag.21<\/p>\n<p>-Corsi N.-diario genovese-manoscritto curato da Milan M-. Erga2002-pag.262<\/p>\n<p>-De Floriani A.-Bartolomeo da Camogli-opuscolo Sagep.1979-<\/p>\n<p>-DeLandolina GC\u2013 Sampierdarena &#8211;\u00a0 Rinascenza.1922-pag.31<\/p>\n<p>-Dellepiane R.-Mura e fortificazioni di genova-NEG.1984-pag.244.324<\/p>\n<p>-DeSimoni L.-Le chiese di Genova.Ceretti-1948-vol.I-pag329<\/p>\n<p>-Dolcino M.-I misteri di Genova-Pirella-1976-pag31<\/p>\n<p>-D\u2019Oria S.-Sampierdarena\u00a0 SanTeodoro-DeFerrari.2001-pag. 57<\/p>\n<p>-Finocchio R -Fortificazioni di Genova-Valenti 1983-vol.2-pag.205<\/p>\n<p>-Forti LC.-Fortificazioni e ingegneri militari\u2026-C.Dei Librai.1992-pag.26+foto<\/p>\n<p>-Gazzettino S\u00a0 : 7\/75.5\u00a0 +\u00a0 1\/78.2\u00a0 +\u00a0 7\/79.11\u00a0 +\u00a0 3\/80.3\u00a0 +\u00a0 7\/82.10\u00a0 +\u00a0 4\/87.3\u00a0 +\u00a0 2\/90.9\u00a0 +\u00a0\u00a0 1\/94.3\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 +\u00a0 7\/95.1\u00a0 +\u00a0 8\/97.6<\/p>\n<p>-\u2018Genova\u2019 Rivista municipale: 2\/29.57foto\u00a0 +\u00a0 7\/33.581<\/p>\n<p>-Grillo F.-Origine storica delle localit\u00e0&#8230;-Calasanzio.1964-pag.107<\/p>\n<p>-GuidaSagep59.25.foto<\/p>\n<p>-Il Secolo XIX\u00a0 :\u00a0 30\/1\/2000\u00a0 +\u00a0 1\/7\/04 + 13\/11\/04\u00a0 +<\/p>\n<p>-Lamponi M.- Sampierdarena \u2013 Libro Pi\u00f9.2002- pag.167.171<\/p>\n<p>-Lamponi M.- Paesi di Polcevera- Erga.1980- pag.17<\/p>\n<p>-Manciotti M.-Trallaleri e canti popolari-Sagep.1973-pag.158<\/p>\n<p>-Massa P.-l\u2019arte genovese della seta-SLSPatria-v.84-I-pag.67<\/p>\n<p>-Miscio A.-La seconda Valdocco-Elledici.2002-vol.I-pag.462<\/p>\n<p>-Novella P.- La settimana religiosa-1901- pag.485<\/p>\n<p>-Novella P.-Le strade di Genova.Manoscritto Bibl.Brerio.1900-30-pag.40.46<\/p>\n<p>-Pagano edizione\/40 pag. 206; \/61.244.483<\/p>\n<p>-Pandiani E.-vita privata genovese nel rinascim.-Sembolino.1915-pag.228<\/p>\n<p>-Parma E.- Il Cinquecento-Carige-1999-pag116<\/p>\n<p>-Pastorino.Vigliero-Dizionario delle strade di Ge.-Tolozzi.1985-pag. 133 foto<\/p>\n<p>-Pescio A.-Settecento genovese-Sandrom.1922-pag.22<\/p>\n<p>-Piccinno L.-Economia marittima\u2026-Soc.L.di St.Patria-vol.XL fasc.I.-pg 160<\/p>\n<p>-Poleggi E. &amp;C-Atlante di Genova-Marsilio.1995-tav11.tav22.tav23<\/p>\n<p>-Ratti CG.-Instruzione di quanto pu\u00f2 vedersi&#8230;-Forni rist.1780-vol.I-pag.389<\/p>\n<p>-Remondini-Parrocchie dell\u2019Archidioc&#8230;-1882-vol.I p=151.160&#8212;-v.XI p=76<\/p>\n<p>-Roscelli D.-Nicol\u00f2 Barabino-Soc.Universale.1982-pag. 149.156<\/p>\n<p>-Scriba G.-Memorie patrie pubblic. su Caffaro.1879-Soc.L.S.Patria<\/p>\n<p>-Stringa P.-La valpolcevera-Agis.1980-pag.101<\/p>\n<p>-Tuvo&amp;Campagnol-Storia di Sampierdarena-D\u2019Amore.1975-pag.139<\/p>\n<p>-Viazzi C.-Mario Cappello, lo chansonnier \u2026-DeFerrari.2002-pag.90<\/p>\n<p>-Vitale V.-Breviario della storia di Genova-SLSP.1955-vol.I.pag.162<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BELVEDERE Stravolgendo l\u2019usuale elencazione alfabetica, per Belvedere seguir\u00f2 il percorso da fare a piedi. Pertanto, prima do precedenza alla generica descrizione del\u00a0 1) colle. Ad esso seguir\u00e0\u00a0 la 2) salita. Poi, prima il\u00a0 3)\u00a0piazzale. Poi ancora il\u00a04) corso. 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